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2-09-2008
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:: 2008 Paraguay - Fernando Lugo ::

Il "Vescovo dei poveri" assume la carica di presidente del Paraguay. Ma sarà una strada tutta in salita e una dura sfida alle potenti lobby nazionali e internazionali che da tempo hanno piantato i denti sulla terra guaranì. Ma le strade della dignità sono infinite...

Il realismo magico
al governo verso
l’integrazione regionale

Di Nadia Angelucci inviato a Selvas.org e pubblicato su Cassandra - www.cassandrarivista.it





Il 15 agosto Fernando Lugo assume la carica di Presidente del Paraguay dopo aver vinto, in aprile, le elezioni sconfiggendo il Partito Colorado che ha governato quasi ininterrottamente il paese dal 1887.
:: 30 Marzo 2007 ::
Da Asunción, Paraguay
Manfredo Pavoni Gay, per Selvas.org, intervista il candidato Lugo
"Ho scelto di stare con i poveri"

:: 20 Aprile 2008 ::
:: Elezioni 2008 Paraguay ::
Nonostante le minacce di morte, i duri attacchi che gli vengono da settori del Partito Colorado, che governa ininterrottamente il Paese da oltre mezzo secolo, la sospensione a divinis del Vaticano, l'ex vescovo Fernando Lugo ha vinto le elezioni presidenziali con il 40% dei voti, lasciando al 30% la candidata del Partito Colorado che - dopo oltre 60 anni - deve passare all'opposizione.

Habemus Presidente
Articoli di Tito Pulsinelli,
Manfredo Pavoni Gay
Cristiano Morsolin
di Selvas.org

Lugo è nato a San Pedro del Paranà, quattrocento chilometri a sud di Asunción, in una famiglia che ha subito la repressione della dittatura: il padre fu arrestato una ventina di volte e i tre fratelli incarcerati, torturati e poi espulsi dal Paese. Fu ordinato sacerdote nel 1977 e, subito dopo, si trasferì in Ecuador dove collaborò con monsignor Leonidas Proaño, una delle menti più illuminate della Teologia della Liberazione. Al rientro in Paraguay fu espulso e visse cinque anni a Roma. Nel 1994 fu nominato vescovo del Dipartimento di San Pedro, una delle diocesi più povere del paese. Da qui comincia il lungo cammino che lo spinge ad entrare in politica come leader del movimento Tekojojà intorno al quale ha organizzato l’Apc, una coalizione di 12 fra partiti e movimenti politici e sociali di centrosinistra. Questa vittoria, che fino a pochi anni fa sarebbe stata insperata, suggerisce alcune considerazioni. La prima è che questa elezione, quella cioè di un vescovo che si fa chiamare il “vescovo dei poveri” e che ha dichiarato di credere che la politica è “uno strumento della santità e una forma di carità”, ci immerge completamente nel realismo magico sudamericano, spingendoci ad una lettura letteraria dei processi politici: l’aspetto quasi magico del candidato che sembra abbia dei suoi poteri speciali, anche per il legame forte con il sovrannaturale che ha caratterizzato la sua vita precedente, l’assenza di temporalità che sembra pervadere l’intero paese e la sua popolazione, la ribellione contro il governo totalitario.
Le altre riflessioni ci portano invece in un ambito più squisitamente politico e sociale che tocca l’intero continente latinoamericano. Innanzitutto l’evidenza che, nonostante i tanti attacchi, la Teologia della Liberazione, quella dottrina, nata dal Concilio Vaticano II e dal Congresso di Medellin del 1968, che mette al centro i valori di emancipazione sociale e politica presenti nel messaggio cristiano, rappresenta più che mai una parte sostanziale della realtà latinoamericana proprio perché risponde a quei bisogni sociali a cui, fino ad ora, nessun altro ha saputo rispondere. E poi la certezza di come la situazione politica del Sud America si stia orientando sempre più verso una omogeneità di vedute tra i governi dell’area che, ad eccezione soprattutto della Colombia, e del Perù e del Cile in modo molto più sfumato, guardano con grande interesse all’integrazione che permetterebbe finalmente di realizzare il sogno bolivariano di un continente unito e, in maniera più concreta, di mettere a disposizione del continente tutte le immense risorse che possiede da utilizzare per la crescita e alla giustizia sociale.

Ma che paese si troverà a governare Fernando Lugo e con quale maggioranza?
Il Paraguay è uno dei paesi più poveri dell’America Latina: il 20% della popolazione detiene il 60% delle ricchezze, mentre circa 400 mila famiglie di contadini non hanno terra da coltivare e più di due milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà. Il 37,4% della popolazione economicamente attiva ha problemi di lavoro; il 58% della popolazione rurale non ha documenti anagrafici; il tasso di mortalità infantile al di sotto dei 5 anni è del 2%, al di sotto di un anno del 19%. Eppure è un paese dalle immense risorse. Nella zona della cosiddetta Triple Frontera tra Paraguay, Argentina e Brasile si trova uno dei più grandi bacini d’acqua dolce del mondo: l’Acquifero Guaranì. Un serbatoio di quasi 1,2 milioni di chilometri quadrati di cui 70 mila in Paraguay e che, secondo recenti studi, potrebbe dissetare per 200 anni 6 miliardi di persone. Nella stessa zona sono presenti due enormi dighe e le centrali idroelettriche di Itaipù e Yaciretá. La prima, la più grande al mondo, fornisce il 95% dell’energia paraguayana e il 24% di quella brasiliana. La seconda, sul fiume Paraná, genera il 15% dell’elettricità consumata in Argentina.

E poi la terra. Tanta, fertile, che basterebbe a sfamare i 6 milioni di paraguayani ma in mano, in maggioranza, alle multinazionali brasiliane ed argentine. Ed ecco il programma di Lugo: riforma agraria. L’attuale struttura della proprietà delle terra affonda le sue radici nelle conseguenze della Guerra della Tripla Alleanza del 1871, quando il conflitto contro il Brasile, l'Argentina e l'Uruguay portò alla sconfitta e allo sterminio del 92% della popolazione maschile paraguayana, compresi i bambini, che presero parte alla guerra nell’estremo tentativo di salvare la loro società. La popolazione passò da 525.000 persone a circa 221.000, delle quali solo 28.000 erano maschi. Per pagare il pesantissimo debito con i vincitori i successivi governi cominciarono a vendere le terre demaniali che all’inizio della guerra costituivano l’80% del territorio e delle quali, 30 anni dopo, rimaneva solo la metà. Si calcola infatti che tra il 1870 e il 1914 lo Stato privatizzò 26 milioni di ettari di territorio alienandoli a favore di società a capitale straniero (in maggioranza brasiliane ed argentine) e a latifondisti locali. Ancora oggi ci sono possedimenti di 80mila ettari e, addirittura, famiglie che ignorano quanta terra possiedono. Dall’altra parte milioni di contadini lottano quotidianamente per la sopravvivenza in piccoli appezzamenti nei quali continuano a coltivare allo stesso modo dei loro avi guaranì cotone, manioca, mais, zucca. Chi è riuscito ad accumulare un piccolo capitale possiede una o due mucche e qualche gallina. In questo consiste la base alimentare dei contadini. In questo contesto, già di per sé molto precario, si è aggiunta,negli ultimi anni, una pressione crescente per la proprietà della terra da parte di imprese e multinazionali – soprattutto brasiliane - il cui principale interesse è radicato nell’ampliamento della cosiddetta “frontiera della soia”, un tipo di coltivazione che aumenta del 10% all’anno.




Attualmente quasi due milioni di ettari, più della metà del totale della terra coltivata in Paraguay, sono coltivati a soia transgenica di cui il paese è quarto esportatore mondiale con 4 milioni di tonnellate all’anno. Le imprese stanno comprando in maniera massiccia i piccoli appezzamenti ai contadini al prezzo di 500 dollari l’ettaro. La cifra rappresenta una fortuna per i piccoli proprietari e meno di nulla per i compratori che inondano gli orti, i boschi, le piccole abitazioni di erbicidi e passano direttamente alla semina. Un affare perfetto per le corporazioni transnazionali. I luoghi in cui la cultura ancestrale dei guaranì trovava ancora le sue radici hanno subito un processo di monocoltivazione della soia (sojización in spagnolo). La riforma agraria si potrà realizzare solo quando il paese ricomincerà a respirare dal punto di vista economico e quindi a prima preoccupazione di Lugo dovrà essere quella di rinegoziare i trattati di vendita di energia elettrica con Brasile e Argentina. Il Paraguay infatti esporta, in forza dei trattati firmati dal dittatore Stroessner nel 1973, con durata fino al 2023, a un prezzo ridicolo in Brasile e in Argentina. Il Paese che non consuma tutta l’energia prodotta al suo interno, è obbligato a venderla al suo partner al prezzo di costo. Se la potesse mettere sul mercato, secondo calcoli fatti da Ricardo Canese, esperto paraguayano di risorse energetiche, il Paraguay incasserebbe 3,6 miliardi di dollari all'anno contro gli attuali 102 milioni: una ricchezza da destinare alle politiche sociali, sanitarie ed educative sul modello venezuelano. Ma le buone intenzioni si scontreranno inevitabilmente con l’eterogeneità e la fragilità del blocco sociale che ha eletto Lugo. La governabilità del paese si costruirà su vari fattori: la maggioranza in Parlamento, l’unità del gruppo di governo e, soprattutto, la funzione delle strutture amministrative, di la cui burocrazia è ancora saldamente nelle mani del partito Colorado.



Sarà necessario, per Lugo, affiancare alle rivendicazioni popolari che lo hanno portato alla presidenza la formazione di un gruppo dirigente affidabile ed omogeneo capace di rendere effettivo e maturo il processo di cambiamento politico e sociale. Altro problema sono le pressioni esterne, soprattutto statunitensi, che mentre negano il proprio interesse a stabilire una base militare aerea nella zona della Triple Frontera (base che in realtà già esiste) hanno firmato con il precedente governo un accordo di immunità per i militari nordamericani presenti in Paraguay. Proprio per questi motivi sarà più che mai necessario ottenere nel più breve tempo possibile delle risposte dall’integrazione regionale. E qui dovranno scendere in campo i capi di Stato dai paesi limitrofi dimostrando concretamente la volontà di rafforzare il Mercosur e di tendere la mano al fragile Paraguay. Finora sia Lula, che Cristina Fernàndez hanno dichiarato di essere disponibili ad aprire un tavolo di confronto per rivedere gli accordi commerciali ed energetici. Il sogno dell’integrazione regionale, il pieno controllo delle risorse interne, la fine della politica dello sfruttamento straniero in America latina (così ben descritta da Eduardo Galeano ne “Las venas abiertas”), il ribaltamento del modello neoliberale imposto dal colonialismo occidentale, sono l’unica strada percorribile sia per il Paraguay di Lugo che per gli altri governi progressisti sudamericani.


"La priorità è che gli indigeni non continuino a morire di fame"



Di José David Carracedo - Diario Público
Traduzione in italiano di Gianluca Bifolchi - http://achtungbanditen.splinder.com

:: VATICANO ::



Fernando Armindo Lugo Méndez è ufficialmente laico

Il Nunzio Apostolico di Asuncion, monsignor Orlando Antonini, conferma il comunicato stampa datato 31 luglio 2008 a firma del cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione dei vescovi che cita: "...avendo esaminato crupolosamente tutte le circonstanze, Sua Santità Benedetto XVI ha concesso - per Lugo - la perdita dello stato clericale e si dispensa dai voti religiosi.." Con questo documento importante si conclude, a sorpresa, la tormentata richiesta sottoposta dallo stesso Fernando Lugo nel dicembre 2006 di essere esonerato dalla Chiesa per poter assumere gli incarichi politici necessari a candiarsi Presidente del Paraguay. Considerando la clamorosa elezione del "vescovo dei poveri" del 20 aprile 2008, l'autorità vaticana vrebbe dovuto subire lo smacco del vescovo "ribelle" che anche senza un viatico ufficiale, avrebbe seguito ugualmente la sua vocazione a servire tutti i paraguayani come primo cittadino. Fernando Lugo, comunque non esclude la possibilità di tornare al sacerdozio dopo la scadenza del sua mandato, nel 2013e in una nota ufficiale ringrazia sinceramente Sua Santità per una decisione che - anche lui - considera non facile.


Il Paraguay, socio povero del Mercosur, e con poco più di sei milioni e mezzo di abitanti, è un paese prevalentemente agricolo con una enorme economia sommersa. Tuttavia, ha anche petrolio e risorse idriche da cui si ricava energia che viene venduta a basso prezzo, e che il prossimo presidente, Fernando Lugo, si propone di moltiplicare per sette.


La sua vittoria inaugura un nuovo modo di far politica in Paraguay

Vi è stata una rottura con 60 anni di governo del Partito Colorado. Una politica basata sul nepotismo, la prebenda, il clientelismo. Ora si è imposto un cambiamento, non solo di persona, non solo di partito nel senso dell'alternanza, ma un cambiamento strutturale, un cambiamento di modello di convivenza, un cambiamento di modello sociale, di modello di Stato, un cambiamento nella maniera di far politica.


Che posto avrà la metodologia partecipativa Ñomongeta Guasu (in lingua guaraní "la grande conversazione con il popolo") che l'ha aiutata a vincere le elezioni?

Dobbiamo continuare a mantenere aperti tutti i canali di comunicazione con i cittadini. Le organizzazioni sociali, contadine, civili, tutte avranno la possibilità reale di accesso e comunicazione diretta con le istituzioni che, finalmente, saranno al servizio di tutti e non al servizio di un solo partito. Dobbiamo governare per tutta la nazione senza esclusioni.


Ma le istituzioni mantengono il loro normale funzionamento

Naturalmente. La democrazia è partecipativa e rimarrà partecipativa. Apriremo canali che favoriscano questa partecipazione nella pratica, e che sia effettiva.


Quali saranno le sue priorità?

Quella che ci hanno segnalato i cittadini. Creeremo un piano simile a quello Fame Zero che c'è in Brasile. Per Agosto dovremo garantire alimenti per gli indigeni nel paese. Che non continuino a morire di fame, che non continuino a morire per mancanza di assistenza medica. Nel campo della slute abbiamo un piano generale. Speriamo che in cinque anni nessun Paraguaiano si senta escluso dalla sanità pubblica.


Difende i diritti sociali, l'alimentazione e la salute della popolazione indigena, ma che mi dice riguardo ai loro diritti politici?

Difendiamo l'autodeterminazione dei popoli guaranì. Oggi non sono neanche cittadini paraguaiani, dato che per esserlo occorre figuarare nei registri dello stato civile, e la maggior parte di loro non figurano. I popoli indigeni avranno tutta la libertà di organizzazione. Il movimento politico indigeno in Paraguay non può fermarsi, deve andare avanti. Loro sono le radici della nostra nazione.


Durante la campagna elettorale lei ha proposto la rinegoziazione degli accordi di sfruttamento delle dighe si Yacyreta (con l'Argentina) e Itapú, che copre il 25% del consumo elettrico del Brasile.

Il Paraguay è un paese energetico, non solo agrario. Siamo persuasi che un giusto prezzo dell'energia è in grado di invertire la situazione economica del paese.


Qual è il suo modello di gestione ambientale?

La legge stessa chiarisce che le risorse naturali appartengono al governo paraguaiano. Possono essere sfruttate in vari modi. Può essere una gestione statale o mista, o anche su concessione, anche se sempre a tempo determinato. In ogni caso le risorse appartengo allo stato. Non possiamo rinunciare al loro sfruttamento, anche nel caso si renda necessario ricorrere a capitali privati per farlo in maniera efficiente. Non vogliamo i monopoli, e non crediamo nella privatizzazione o statalizzazione completa.


La riforma agraria fu uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale

La riforma agraria è una rivendicazione del mondo contadino, dove ci sono più di 300.000 famiglie senza terra. Il primo passo sarà un catasto nazionale delle proprietà, e poi introdurremo un modello di riforma agraria che non sarà traumatico o violento, ma solo razionale, equilbrato, basato su principi di cui l'intera società ha bisogno. Sappiamo che non sarà facile, ma non è impossibile.


Ha anche suggerito la possibilità di una riforma costituzionale per riformare il potere giudiziario

Sì, la nostra agenda di lavoro per il 2009 prevede una riforma del potere giudiziario e la riforma costituzionale. Sono i due assi che determineranno la credibilità dello stato e del governo paraguaiano. E non possiamo rimandare troppo.



Denunciano che durante il governo del suo predecessore furono assassinati 35 attivisti contadini, e che più di 3000 sono in galera. Pensa di sottoporre a revisione questi processi e mettere fine all'impunità politica

Sì. Revisioneremo soprattutto quei processi che hanno portato sul terreno giudiziario le lotte sociali, e hanno condotto in carcere contadini ed operai. Dovranno essere rivisti perché operarono in una logica di sostegno ai precedenti governi, intimidendo i movimenti sociali ed impedendo le giuste rivendicazioni sul debito sociale.


Qual è la sua opinione sul processo di integrazione latinoamericano

Siamo tutti convinti che nessuno può progredire in maniera isolata. La nostra priorità è integrarci nel sistema del Mercosur e, parallelamente, lavorare ad altri processi comuni. Il sogno della patria grande, il sogno del continente senza frontiere, il sogno di un continente più libero e sovrano, sta nella mente di molti governi progressisti latinoamericani.


Durante la campagna elettorale vi sono state accuse di infiltrazioni chaviste.

Ci sono state troppe voci assurde. Hanno detto che eravamo delle FARC, legati a sequestri, finanziati da Caracas e Quito.


Quali saranno i suoi rapporti con i paesi latinoamericani?

Noi vogliamo avere relazioni fraterne con tutte le nazioni. Il Paraguay avrà una chiara politica di difesa della sovranità, di difesa dell'indipendenza del paese. Lo stesso spirito che ci ispirò 200 anni fa per renderci indipendenti dalla corona spagnola, ora è diretto contro ogni forma di imperialismo, contro ogni intromissione negli affati interni di ogni paese. Il principio di autodeterminazione dei popoli orienta oggi la nostra politica nazionale ed internazionale.



:: Español ::

"La prioridad es que los indígenas no sigan muriendo de hambre"

Di José David Carracedo - Diario Público

Paraguay, socio pobre del Mercosur, y con poco más de seis millones y medio de habitantes, es un país eminentemente agrícola y una economía sumergida masiva. Sin embargo, también tiene petróleo y recursos hídricos cuya energía es vendida a un bajo precio que el próximo presidente del país, Fernando Lugo, propone multiplicar por siete.


Su victoria inaugura una nueva forma de hacer política en Paraguay.

Hay una ruptura con 60 años de gobierno del Partido Colorado. Una política basada en el nepotismo, la prebenda, el clientelismo. Ahora se ha impuesto el cambio, no solamente de persona, no solamente de partido como alternancia, sino un cambio estructural, un cambio de modelo de convivencia, un cambio de modelo social, de modelo de Estado, un cambio en la manera de hacer política.

¿Cómo incorpora de la metodología participativa de ‘Ñomongeta Guasu' (en idioma guaraní "la gran conversación con el pueblo") que le ayudó a ganar las elecciones?

Nosotros tenemos que seguir manteniendo abiertos todos los canales de comunicación con la ciudadanía. Las organizaciones sociales, campesinas, civiles, todas tendrán la posibilidad real de acceso y comunicación directa con las instituciones que, ahora sí, estarán al servicio de todos los paraguayos y no al servicio de un solo partido. Queremos gobernar para todo el país sin exclusiones.

Pero las instituciones mantienen su funcionamiento normal.

Por supuesto. La democracia es representativa y será participativa. Abriremos canales propicios para que esa participación se dé en la práctica y sea efectiva.

¿Cuáles serán sus prioridades?

Las que nos marcó la ciudadanía. Crearemos un plan similar al Hambre Cero de Brasil. Para agosto tenemos que garantizar alimentos para los indígenas del país. Que no sigan muriendo de hambre, que no sigan falleciendo por falta de atención médica. En salud tenemos un plan universal. Esperamos que en cinco años ningún paraguayo pueda sentirse excluido de la sanidad pública.

Defiende los derechos sociales, alimentación y la salud de la población indígena, pero ¿y sus derechos políticos?

Defendemos la autodeterminación de los pueblos guaranís. Hoy en día, ni siquiera son ciudadanos paraguayos, puesto que sólo lo son aquellos que figuran en el registro civil y la gran mayoría no están. Los pueblos indígenas tendrán toda la libertad de organización. Ya comenzó en Paraguay un movimiento político indígena que es irrenunciable, tiene que seguir. Ellos están en las raíces de nuestra propia nacionalidad.

Durante la campaña propuso la renegociación de los acuerdos de explotación de las presas de Yacyreta (con Argentina) y Itapú, que cubre el 25% del consumo eléctrico de Brasil.

Paraguay es un país energético, no solamente agrario. Estamos convencidos de que un precio justo de la energía puede revertir la situación económica del país.

¿Cuál es su modelo de gestión medioambiental?

La misma ley establece que los recursos naturales pertenecen al Gobierno paraguayo. Su explotación tiene varios caminos. Estatal, mixta o concesionaria, pero siempre temporal. En cualquier caso los recursos siempre pertenecerán al Estado. No podemos renunciar a su explotación, aunque puede que necesitemos capital privado para hacerlo de forma eficiente. No queremos monopolios ni creemos en la privatización total o en la estatalización total .

La reforma agraria fue uno de los caballo de batalla en la campaña electoral.

La reforma agraria es un reclamo del campo, donde hay más de 300.000 familias sin tierra. Comenzaremos con la elaboración de un catastro nacional de propiedades y consensuaremos un modelo de reforma agraria que no sea traumático ni violento, sino racional, equilibrado sobre el que todos los estamentos de la sociedad necesitan. Sabemos que no será fácil, pero tampoco imposible.

También ha planteado la posibilidad de una reforma constitucional para reformar el poder judicial.

Sí, la agenda del 2009 estará marcada por la reforma del poder judicial y la reforma constitucional. Son los dos ejes que marcarán la credibilidad del estado y del Gobierno paraguayo. Y no se puede retrasar mucho tiempo.

Acaban de denunciar que durante el Gobierno del anterior presidente fueron asesinados 35 activistas campesinos y que más de 3.000 están en prisión. ¿Piensa revisar estos procesos y acabar con la impunidad política?

Sí. Sobre todo revisaremos aquellos procesos que judicializaron las luchas sociales y llevaron a campesinos y obreros a la cárcel. Deberán ser investigados puesto que fueron el apoyo de los gobiernos anteriores para atemorizar a los movimientos sociales e impedir los justos reclamos sobre la deuda social.

¿Qué opinión tiene del proceso de integración latinoamericano?

Todos los países estamos convencidos de que ninguno puede progresar de forma aislada. Nuestra prioridad es integrarnos en el marco del Mercosur y paralelamente ir trabajando en otros procesos comunes. El sueño de la patria grande, el sueño de un continente sin fronteras, el sueño de un continente más libre y soberano está en la mente de muchos gobiernos progresistas latinoamericanos.

Durante la campaña hubo acusaciones de infiltración chavista sus filas.

Hubo demasiados rumores absurdos. Dijeron que éramos de las FARC, vinculados a secuestros, financiados por Caracas y Quito...

¿Cuál será su relación con los países latinoamericanos?

Nosotros queremos tener relaciones fraternas con todos los países. Paraguay va a tener una política clara de defensa de la soberanía, de defensa de la independencia de los países. El mismo espíritu que hace 200 años nos movilizó para independizarnos de la corona española ahora se dirige hacia todo tipo de imperialismo, hacia otra forma de intromisión en los asuntos internos de cada país. El principio de autodeterminación de los pueblos orienta hoy nuestra política nacional e internacional.

 




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