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:: PERU'::
Solo poche settimane dopo, le Feste Patrie non sono che un ricordo. Tutte le istituzioni che erano entrate in fibrillazione per prepararsi degnamente all'evento, sono tornate alla normale routine. Gli alunni accorrono alle rispettive scuole anche il sabato per recuperare le lezioni sospese a causa delle prove di marcia; i vestiti nuovi che erano stati comprati per l'occasione sono già macchiati e stropicciati; le case pitturate a nuovo sono ormai sporche e screpolate; le bandiere, bandierine e spille patrie sono state riposte in qualche oscuro cassetto...
Amor Patrio
Da Huancayo - Perù: Sergio Rossa - Centro Social Piloto de Ocopilla
Volontario laico e insegnate di lingua e letteratura italiana

Le foto di questo serrvizio sono tratte da un reportage sui bambini di Ica dopo il terribile terremoto del 15 de agosto 2007 di Miguel Angel Galindo Cárdenas (http://www.flickr.com/people/miguelgalindo/)
24 ottobre 2007
Patria: ovvero quando una parola non ha più senso
Solo poche settimane dopo, le Feste Patrie non sono che un ricordo. Tutte le istituzioni che erano entrate in fibrillazione per prepararsi degnamente all'evento, sono tornate alla normale routine. Gli alunni accorrono alle rispettive scuole anche il sabato per recuperare le lezioni sospese a causa delle prove di marcia; i vestiti nuovi che erano stati comprati per l'occasione sono già macchiati e stropicciati; le case pitturate a nuovo sono ormai sporche e screpolate; le bandiere, bandierine e spille patrie sono state riposte in qualche oscuro cassetto. Tutto ciò che si muoveva come in un gran vortice che aumentava di velocità quanto più si approssimava la fatidica data del 28 luglio, ora è immobile come acqua stagnante.
A noi europei le Feste Patrie sembrano più una ricorrenza di costume che vero ardore patriottico, tanto più che già tutte le domeniche bisogna rendere onore: e alla bandiera e alla Patria. Ed ancor più ci convinciamo di quanto detto, quando cerchiamo di analizzare ciò che la Patria fa per meritare l'amore del suo popolo.
E Patria: di chi?
È vero che in tutti i paesi democratici la partecipazione dei cittadini termina praticamente al mettere il proprio voto nell'anfora (e questo è il limite reale della democrazia), però in generale si tende a preferire il prodotto o il servizio autoctono a quello estero, sopratutto se esso ricopre un interesse strategico o di convenienza nazionale. Per esempio, più di una volta la Francia, per evitare che imprese fornitrici di servizi strategici passassero in mano straniera, ha messo in atto tanti e tali intoppi (oltre al pubblico denaro) per frustrare le mire degli investitori esteri, fino a rischiare di incorrere nel pagamento di multe per andare contro le leggi europee sulla libera concorrenza tra imprese. Voglio dire che, indipendentemente dell'atteggiamento statalista o privatista di un paese, si preferisce controllare le imprese con capitali nazionali. Questi mi sembrano atti di sano patriottismo, ma non ricordo che qualcosa di simile sia successo in Perù, per lo meno a partire dalla modernizzazione degli anni '90. Al contrario, qui c'è la tendenza a passare tutto in mani private, meglio ancora se straniere. Significa che tutti i beni che appartengono al Perù, e quindi ai peruviani, sono venduti o dati in concessione d'autorità, ossia senza chiedere il consenso di nessuno, a imprese straniere in cambio di investimenti che non arrivano alla decima parte dei guadagni fatturati. Chi si pronuncia contro tali misure è tacciato di terrorismo. Sinceramente non vedo nulla di patriottico in questo, soprattutto se consideriamo che spesso i supposti investimenti hanno un impatto drammatico sull'ecosistema; e coloro che ne soffrono le conseguenze sono i peruviani, non le imprese straniere.
Mi viene da pensare: tutto ciò succede perché non esiste un capitale nazionale? Avviene perché anche l'investitore peruviano è andato all'estero in cerca di fortuna come tanti suoi compatrioti? Però, perché il peruviano non vede il business nella propria terra, quando il cileno, l'americano, il messicano, l'europeo, lo vede?
C'era una compagnia aerea nazionale (e privata) che era riuscita a prevalere sulla concorrenza interna ed esterna, e offriva persino voli internazionali. In quattro e quattr'otto fu chiusa per motivi assai poco consistenti, lasciando migliaia di peruviani senza lavoro. Padrona dell'aria divenne un'altra compagnia. Cilena, questa. Ma l'azionista di maggioranza della compagnia peruviana era un narcotrafficante, si disse. E allora? È noto che i Rockefeller e i Vanderbilt accumularono fortune enormi con metodi non sempre ortodossi (e quanti multimilionari in tutto il mondo continuano ad ammucchiare denaro operando al limite, o addirittura fuori della legge?); eppure la Standard Oil y la Americans Railroads Company continuano ad esistere e continuano a guadagnare milioni e milioni di dollari. È più patriota il narcotrafficante che ha investito i suoi soldi (benché illeciti) nel suo paese, o l'oscuro funzionario dello Stato che con la scusa che non c'erano compagnie di assicurazione che garantissero AeroContinente (non assicurare una compagnia in attivo
anche questa è una bella storia, no?), lasciò duemila persone senza lavoro? E perché lo Stato non intervenne? O meglio, perché intervenne favorendo una compagnia straniera? Dov'è il suo patriottismo? In ultima analisi, che c'entra una società per azioni con il passato di uno dei suoi azionisti? Anche il Sr. Romero sembra che non abbia le mani completamente pulite nei suoi affari con il regime fuji-montesinista, però non per questo sono stati chiusi il Banco de Crédito del Perù e Alicorp!

Patria: per chi?
Analizziamo l'operato del Potere Esecutivo. Prima delle elezioni il partito di maggioranza aveva criticato costantemente le misure economiche del Governo di allora (imposta sulle operazioni bancarie e aumento della IGV al 19% tra le altre) ed era contro il TLC con gli Stati Uniti. Il primo cittadino aveva promesso la riduzione del prezzo del gas e, all'inizio del suo mandato, il Congresso della Repubblica aveva votato per l'eliminazione del canone telefonico. Alla data non si sono eliminati né l'imposta sulle operazioni bancarie (di cui, anzi, se ne progetta la proroga) né è stata riportata l'aliquota IGV al 18% (e ora che l'inflazione si fa sentire ed i prezzi lievitano, una riduzione dell'IGV avrebbe, senz'altro, effetti benefici). Il prezzo del gas continua ad essere intorno ai 10 dollari alla bombola (il gas estratto da Camisea viene principalmente esportato: ecco perché gli indicatori economici sono eccellenti!) ed il canone telefonico è ancora in vigore (si è ottenuta solo una riduzione ridicola). Il TLC è diventato una priorità e sappiamo che questo accordo assicura ricavi solo alle grandi imprese esportatrici, magari a capitale straniero, mentre renderà più poveri i piccoli produttori che, chissà, saranno costretti a vendere le loro proprietà alle grandi compagnie. È probabile, inoltre, che alcune multinazionali americane mettano le mani su molti prodotti naturali poco conosciuti, brevettandoli.
Ma
. non doveva essere sviluppato anche un TLC interno, a stare alle promesse pre-elettorali? Un pietoso velo di silenzio è sceso su questo argomento, fallito ancor prima che ne fosse stata scritta una sola riga.
Dov'è, dunque, il patriottismo del Governo? E tutto questo per non parlare dell'aiuto governativo alle attività minerarie contro i legittimi diritti dei contadini e del lavoro delle ONG veritiere (non quelle di facciata create dai politici di tutti i partiti per incamerare soldi); del tiepido interesse rispetto all'estradizione di Fujimori (che non fa certo pensare a una condanna esemplare e rafforza il parere di quanti opinano che chi più ruba, meno ne soffre le conseguenze); dell'ampliamento dei termini, o dell'occultamento, dei progetti di risanamento ambientale a carico delle multinazionali; della vendita di ettari ed ettari di foresta vergine a privati che si dedicano al taglio degli alberi, ecc. ecc. ecc.
E allora mi chiedo: a cosa e a chi servono le Feste Patrie? A cosa e a chi servono le parate domenicali, le prediche settimanali nelle scuole sulla peruvianità, l'omaggio giornaliero all'inno nazionale?
Servono perché la gente sia orgogliosa della propria terra? Ma questa terra da molto tempo ha cessato d'essere sua, forse non è stata mai sua (persino i luoghi turistici hanno concessionari stranieri)! Servono perché uno senta l'orgoglio d'essere peruviano? Allora perché avere questa attitudine servile verso gli stranieri? Perché considerare migliore ciò che arriva dal di fuori? E perché tutta questa voglia di espatriare? Un'inchiesta de El Comercio valutava attorno al 70% i giovani che pensano di cercare fortuna all'estero!.

Patria: da chi?
Una lettura più attenta dei valori patriottici ci porterebbe ad argomentare che in questo mondo globalizzado solo la frammentazione permette ai potenti di governare: il fatidico motto romano divide et impera ha ancora valore. Che cosa succederebbe se tutti fossimo cittadini statunitensi o europei? Ammetteremmo d'essere considerati soggetti politici di livello inferiore? Accetteremmo leggi del lavoro che hanno connotati schiavisti? Sopporteremmo passivamente la depredazione delle nostre risorse?
| :: Il progetto :: |
Per informazioni sul progetto di Sergio Rossa:
http://www.sax.it/kantutita/progetti.htm
LAldea Infantil Manco Ayllu di Uchiza, secondo un sondaggio, è l'istituzione piú apprezzata dagli uchizini; oltre ad ospitare i bambini ed adolescenti più bisognosi, sta appoggiando alcune famiglie particolarmente povere ed ha organizzato importanti attività culturali aperte a tutta la popolazione. Tra queste ultime ricordiamo in aprile il "Corso teorico e pratico sul coltivo di ortaggi con il sistema idroponico", ed il corso d'inglese che si sta svolgendo proprio in queste settimane. Inoltre ha partecipato alla Fiera Internazionale del Pacifico, a Lima, dove ha esposto e venduto alcuni lavori in ceramica, carta e tessuto, fatti dai nostri ragazzi. Relativamente all'aiuto ai poveri, altre a donazioni in denaro e viveri, particolarmente importante è l'appoggio alimentare (frutto di uno studio, e del relativo progetto, fatto da alcune alunne dell'Istituo Pedagogico Statale di Uchiza) che si sta dando ad un gruppo di ragazzini denutriti i quali, a causa di ció, avevano grosse lacune scolastiche. La migliorata alimentazione ha evidenziato un notevole recupero dei ragazzi in termini di rendimento |
Si dice che ogni popolo ha il Governo che merita. Se così fosse, perché criticare i regimi che non sono allineati con i sistemi dominanti? In fin dei conti è il popolo che li vuole! Però non è così: secondo quanto ci propinano i mezzi di comunicazione, questi regimi sono totalitari e basano il loro potere sulla menzogna e la vessazione. Utilizzando questo metro, allora potremmo dire che anche l'attuale Governo peruviano è totalitario giacché si è installato al Potere con la menzogna e adesso, tra le altre cose, spreme i peruviani con imposte che riducono la capacità acquisitiva, mantengono alti artificialmente i prezzi e non diminuiscono la povertà. Dunque, dovremmo pure dire che i mezzi di comunicazione di massa, in quanto tali, sono, per definizione, in malafede. Certo, certo, l'economia è una scienza, ma chi ne viene pregiudicato se non il popolo? Per centinaia e centinaia di anni il valore della merce non ha subito particolari variazioni, finché a qualcuno è capitato di pensare che si sarebbe potuto trarre profitto dal concetto astratto delle leggi della domanda e dell'offerta, trasferendo il potere dalla produzione alla commercializzazione.
Cosicché una lettura più attenta delle guerre d'indipendenza del XIX secolo, in Sud America, come anche in Europa, ci permetterebbe d'intravedere quella sottile differenza, tanto bene esposta da Eduardo Galeano nel suo libro Le vene aperte dell'America Latina, tra paesi produttori, imprese di commercializzazione e paesi importatori di beni de consumo, che è alla base delle modificazioni politiche e economiche, ma non sociali, dei paesi liberati. Sicché a cambio del diritto di voto, che solo in tempi relativamente recenti è riuscito ad essere universale, al popolo è stato imposto il progressivo abbandono dello scambio in natura a favore dell'acquisto con denaro sonante, il progressivo abbandono della terra a favore della massificazione nelle città, il progressivo abbandono del mercato locale a favore della produzione per l'esportazione. Infine, da soggetto attivo il popolo è diventato soggetto passivo. Chi ci ha guadagnato non è stata la gente che ha dato la vita per la supposta indipendenza, ma i commercianti esportatori di materia prima e importatori di prodotti finiti. Utilizzando il titolo di un film di guerra americano, potremmo chiamare la storia dell'indipendenza dei popoli nel XIX secolo, una luminosa splendida menzogna (a bright shining lie).
Patria: con chi?
Tuttavia
.bisogna osservare anche l'altro lato della medaglia, ossia: che cosa fa il popolo per meritare uno Stato migliore?
Durante le manifestazioni di protesta, sovente si sente gridare che il popolo unito non sarà mai vinto. Non è certo: la storia è piena di esempi che contraddicono quell'affermazione. Inoltre, magari mi sbaglio, ma
non ricordo una sola occasione in cui il popolo peruviano sia stato unito. Durante la guerra d'indipendenza? Mi piacerebbe conoscere il nome di un libertador peruviano. Durante il periodo incaico? E com'è che un centinaio di uomini distrusse l'impero in un batter d'occhio?
La realtà è che il peruviano presenta ancora caratteristiche tribali (ossia partecipa del suo intorno senza interessarsi dei problemi altrui, a meno che non riguardino la sua famiglia o gli amici) quantunque l'individualismo si diffonda ogni giorno di più. Per questo non ha forza e la sua maniera di esprimere la propria contrarietà, spesso si presenta in forma violenta: contro se stesso o contro gli altri.
Si dice: colpa dei mezzi di comunicazione di massa che confondono le menti (è il loro lavoro, chico!), colpa dei politici che non compiono le loro promesse, colpa della società che scarseggia di spazi di dialogo
. Colpa, colpa, colpa. E allora andiamo a cercarli all'estero i buoni sistemi, i buoni manager, le buone idee?
Patria: quando?
Ogni volta che si sporcano le strade, che non si tengono in ordine i motori dei veicoli, che si suona il clacson anche quando non sussiste un pericolo o, addirittura, per il puro piacere di farlo, che non si modera il volume della musica di notte, si schiaccia il diritto fondamentale alla salute.
Ogni volta che si obbligano i bambini a lavorare, che non si aiutano nelle loro necessità scolastiche, che li si lascia crescere in mezzo a maltrattamenti fisici o psicologici, si schiaccia il diritto fondamentale all'educazione.
Ogni volta che si fa violenza sulle donne, che le si obbliga ad avere figli come piccole offerte al dio machismo o, al contrario, che viene loro imposto di abortire per non dover sopportare il peso della vergogna o di una bocca in più da sfamare, si schiaccia il diritto fondamentale alla vita.
Ogni qual volta si considera più importante il denaro dell'uomo, quando lo si licenzia per motivi di pura convenienza economica, quando lo si obbliga a lavorare senza alcun compenso, solo perché si tenga stretto il posto di lavoro, si schiaccia il diritto fondamentale al lavoro.
E quando si schiacciano i diritti fondamentali, si propende per lo Stato abusivo, per la menzogna e la corruzione.
Sergio Rossa
Responsabile dei progetti in Huancayo: Centro Social Piloto de Ocopilla
Jr. Omar Yali # 301
Huancayo
e-mail: sergio_rossa@hotmail.it
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