Nemmeno il signor Fredi Romelus poteva pensare che la giovane moglie Sonia, di 22 anni, il figlioletto di 12 mesi, Nelson e l'altro suo figlio Stanley, di 4 anni, sarebbero stati colpiti a morte, un mattino all’alba, sempre per mano dei caschi blu, i “peacekeepers” sempre a Cité Soleil: è il massacro del 6 luglio 2005.
I genitori di Boadley Bewence Germain riescono a portare il loro figlio di 9 anni in ospedale, il 20 gennaio 2007, ma la ferita alla testa, conseguenza di un proiettile sparato dai soldati delle Nazioni Unite, è troppo grave ed il piccolo non ce la fa.
Lelene Mertina, 24 anni, è una sopravvissuta: non così il bambino che portava in grembo. Era al sesto mese di gravidanza quando, il 22 dicembre 2006, da un veicolo dell'ONU i soldati le hanno sparato, colpendola al ventre, uccidendo il bambino e ferendola gravemente. Anche lei vive a Cité Soleil.
I sigg.ri Lubin, il sig. Romelus, i sigg.ri Germain, così come Lelene Mertina e centinaia di altre persone, per noi rimaste senza nome, si sono sentiti definire lo sterminio dei propri familiari “danno collaterale” Di quale guerra? Eppure è proprio così che vengono liquidate dai responsabili della missione ONU - in particolare il cileno Juan Gabriel Valdés (dal 1 giugno 2004 al 31 maggio 2006) ed il guatemalteco Edmond Mulet (dal 1 giugno 2006 al 31 agosto 2007) - le numerose vittime delle operazioni militari condotte nei quartieri civili più densamente popolati, combinazione sempre i più poveri.
Ma non è nemmeno così: non sono tutti “danni collaterali”
Foto John Carroll
Qualche dato: la missione in cifre e propositi
La missione delle Nazioni Unite ad Haiti, la MINUSTAH, acronimo francese che significa Mission des Nations Unies pour la Stabilization d’Haiti è iniziata il 1 giugno 2004, ma è figlia di una precedente risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la n. 1529 del 29.02.04, adottata con una prontezza mai vista prima: i soldati dell'esercito degli Stati Uniti stavano già occupando Haiti e poche ore prima il presidente legittimo Jean-Bertrand Aristide era stato sequestrato dagli stessi militari e si trovava ancora nell'aereo che lo stava deportando in Africa.
La risoluzione 15291, adottata agendo -secondo quanto dichiarato dai membri del consiglio di sicurezza- in conformità al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite2 viene giustificata, fra l'altro, con le frasi:
“determinati a facilitare la soluzione pacifica e costituzionale della crisi in atto ad Haiti”
“ Considerando che la situazione ad Haiti costituisce una minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale ed alla stabilità dei Caraibi, in particolare perché potrebbe provocare un esodo verso gli altri Stati della Regione”
Dunque Haiti, improvvisamente, è diventata una tale grave minaccia “alla pace ed alla sicurezza internazionale” da richiedere un'immediata risoluzione che autorizzi l'occupazione militare, già in atto, da parte di eserciti stranieri provenienti da Stati Uniti, Canada, Francia e definita forza multinazionale.
Dopo 3 violentissimi mesi di occupazione militare, durante i quali ogni concetto di legalità e rispetto dei diritti umani sono scomparsi, questi soldati sono stati sostituiti dalla, solo in apparenza, più legale missione, la Minustah,3 guidata dal Brasile, il cui mandato prevede di (si riportano solo alcuni significativi estratti)4:
“Assistere il Governo di Transizione nel monitorare e riformare la Polizia Nazionale Haitiana, seguendo standard democratici, certificando il personale ed addestrandolo”
“Assistere il Governo di Transizione, in particolare la Polizia Nazionale Haitiana, nel programma di disarmo, demobilitazione, reintegrazione (DDR) per tutti i gruppi armati”
“Assistere al ristabilimento e mantenimento del ruolo della legge, sicurezza pubblica e ordine pubblico attraverso operazioni di supporto alla Polizia Nazionale Haitiana (PNH)”
“Proteggere i civili sotto imminente attacco di violenza fisica”
“Assistere il Governo di Transizione nei suoi sforzi per organizzare libere elezioni parlamentari e presidenziali, in particolare attraverso assistenza tecnica, logistica ed amministrativa .....”
“Supportare il Governo di Transizione, così come le istituzioni e gruppi nel loro sforzo per promuovere e proteggere i diritti umani, in particolare di donne e bambini...”
Il mandato è immediatamente smentito dalla composizione del contingente:
7.000 soldati (inizialmente 6.700, portati poi a 7.600 ed ora nuovamente intorno ai 7.000)
1.800 membri della polizia (civile, reparti speciali antisommossa e polizia militare)
500 circa civili
20 (venti!) funzionari addetti ai diritti umani sotto la direzione del canadese Thierry Fagart
Mi testimonia, con notevole rassegnazione, uno dei funzionari addetto ai diritti umani di stanza as Haiti:
“Siamo in 20, oltre ad una ventina di locali che lavorano per noi, ma siamo distribuiti in egual misura nei vari dipartimenti, non in base alla popolazione od alle necessità, quindi lo stesso numero di persone si trova sia dove ci sono pochi problemi, sia a Port-au-Prince”
“Io non posso recarmi a Cité Soleil a raccogliere testimonianze: dovrei andarci in un'auto dell'ONU e sotto scorta, quindi a cosa servirebbe?”
“Questo ufficio dovrebbe essere un luogo accogliente, dove la gente si possa recare con tranquillità, invece è una fortezza armata: la gente non viene, ha paura!”
Al comando dei militari è il generale brasiliano Augusto Heleno Ribeiro Pereira.
Quale alto rappresentante del segretario generale delle Nazioni Unite, nonché capo della missione è il cileno Juan Gabriel Valdès.

Foto Roberto Schmidt
L'orrore di un errore: quale legalità'?
Il contingente dell'ONU non è stato inviato ad Haiti per controllare il rispetto di accordi di pace fra Paesi in guerra: Haiti non è in guerra con nessuno.
Non è stato inviato per controllare il rispetto di accordi fra fazioni armate durante una guerra civile perché non è in atto una guerra civile: ci sono alcune centinaia di ex-militari e criminali comuni, armati, contro un'intera popolazione, non è una guerra civile: questi personaggi, da soli, non sarebbero mai riusciti ad entrare a Port-au-Prince. Sarebbero stati costretti a fuggire ed a lasciare il Paese.
E' invece stato inviato perché un governo privo di qualsiasi legittimità, con a capo un cittadino degli Stati Uniti, Gerard Latortue, imposto con la violenza da Paesi stranieri quali essenzialmente USA, Canada, Francia (con l'appoggio dell'Unione Europea) non è in grado di far fronte alla ribellione da parte della popolazione; infatti tale “governo” ha al suo servizio la Polizia Nazionale, depurata da tutti quegli elementi che rispettavano la costituzione ed i diritti delle persone, e le bande para-militari. Serve però un esercito che Haiti non ha perché era stato sciolto nel 1995 da Aristide.
L'esercito arriva, da tanti Paesi stranieri, molti sono latino-americani, Paesi “amici”, ed è il Brasile a guidarli.
I responsabili della missione sostengono di essere qui per proteggere la popolazione (si supporrebbe contro le violenze del regime e della sua Polizia) e questa inizialmente ci spera, ma per poco: non ci vuole molto a rendersi conto, sulla propria pelle, che sono qui al servizio del “Governo di Transizione”, come viene definito sul mandato, della sua violenta Polizia Nazionale e degli ex-militari.
I Paesi che inviano contingenti militari sono: Brasile, Argentina, Cile, Uruguay, Sri Lanka, Giordania, Bolivia, Canada, Croazia, Ecuador, Francia, Guatemala, Malaysia, Marocco, Nepal, Perù, Paraguay, Filippine, Spagna, Stati Uniti, Yemen
Successivamente i militari di Spagna, Marocco, Malaysia, Yemen vengono ritirati. Si aggiunge il Pakistan.
Sono 40 i Paesi che risultano ufficialmente avere inviato personale di polizia e/o civile: provengono da America del Nord, del Centro e del Sud, dall'Europa, dall'Africa e dall'Asia.
Anche la Cina ha inviato un centinaio di poliziotti antisommossa: è la prima volta che partecipa con la sua polizia ad una missione dell'ONU.

Foto John Carroll
Quale sia l'obbiettivo della missione risulta relativamente chiaro dalle parole del generale brasilian Augusto Heleno Ribeiro Pereira, comandante militare della Minustah, durante un'intervista a Radio Metropole, l'8 ottobre 2004; il generale infatti afferma:
“Dobbiamo uccidere i banditi, ma non chiunque, solo i banditi”
Al di là di qualsiasi considerazione relativa al fatto che l'ONU abbia come scopo UCCIDERE resta da chiarire chi siano questi “banditi” che il generale Pereira intende ammazzare: durante gli anni 2004, 2005 e buona parte del 2006 sono definiti “banditi” tutti coloro che si oppongono al colpo di stato, alcuni armati, la maggioranza solo con manifestazioni imponenti ma pacifiche, tutti identificati, a torto o ragione come Lavalas 5 Sono abitanti dei quartieri considerati “pro-Aristide” di Bel Air, Martissant, Grand Ravin, Pele e dell'enorme bidonville di Cité Soleil.
La “forza multinazionale” prima e la Minustah dopo hanno insediato il loro “quartier generale” nell'Università che aveva fatto costruire Aristide per formare nuovi medici. Haiti ha assoluta necessità di medici, ma questo poco importa alle forze ONU.
Professori e studenti sono stati costretti ad interrompere le lezioni per mesi, fino a quando sono riusciti a trovare una sistemazione di fortuna per riprendere gli studi. Il quartier generale della Minustah continua ad occupare l'Università e non vi è la minima intenzione di restituire i locali ai legittimi proprietari.
Fra i compiti principali della Minustah vi è il monitoraggio e l'addestramento della Polizia Nazionale Haitiana “secondo standard democratici”:
In varie città di Haiti, tra il 2004 e il 2005 (Giugno 2004, quartiere di Bel Air a Port-au-Prince, 14 Agosto 2004 Cap Haitien, 11 settembre 2004 Port-au-Prince, 30 Settembre 2004 varie città, 16 dicembre 2004, Port-au-Prince, 7 gennaio 2005, Cité Soleil, 28 febbraio 2005 varie città) si svolgono imponenti manifestazioni pacifiche di protesta contro il golpe e per chiedere il rientro di Jean-Bertrand Aristide: la polizia spara, sempre.
Decine di manifestanti vengono uccisi. L'ONU non interviene.
Il monitoraggio e l'addestramento della polizia locale sembra essere difettoso in numerose situazioni. Ecco alcuni tristi e terribili esempi.


(Foto HIP)
27 giugno 2004 - Viene arrestato, dalla PNH, Ivon Neptune, Primo Ministro durante la presidenza di Aristide, sulla base di false accuse. Sarà proprio una commissione dell'ONU a dimostrare la falsità di tali accuse, ma Neptune resterà in carcere per 25 mesi. Sarà rilasciato dopo un lunghissimo sciopero della fame che ne minerà per sempre la salute.
13 ottobre 2004 - Entrano nella capitale “in parata” alcuni degli ex militari, compreso Ravix Remissainthe (ucciso poi dai soldati della Minustah in uno scontro a fuoco l'8 aprile 2005), che hanno commesso gravissimi crimini (assassinii di massa, stupri, torture) durante i mesi precedenti. Numerosi testimoni riferiscono che in quei mesi gli ex militari hanno prelevato decine di persone considerate “Lavalas” chiudendole in containers al sole: chi ha potuto pagare è stato liberato, gli altri sono stati lasciati morire soffocati o gettati in mare. Nonostante tutto ciò le forze della Minustah anziché arrestarli si limitano a controllare che non vi siano incidenti.
19 ottobre 2004 - Vengono ritrovati nell'obitorio di Port-au-Prince 44 cadaveri in condizioni indescrivibili, molti ancora ammanettati.
14 dicembre 2004 - Circa 500 ex membri del disciolto esercito e degli squadroni della morte di Cedras (il FRAPH) vengono inglobati nella Polizia Nazionale Haitiana.Un portavoce della Minustah, visibilmente imbarazzato, si giustifica parlando di “pacificazione nazionale”, ma cosa ha a che fare la pacificazione nazionale con l'arruolamento di tale sorta di criminali nella già troppo violenta Polizia?
15 gennaio 2005 - La famiglia di Jimmy Charles, dopo 10 giorni di disperate ricerche, ritrova il congiunto: all'obitorio di Port-au-Prince, con 6 pallottole in corpo.
Jimmy Charles era stato arrestato il 5 di gennaio, dalle truppe ONU. Era un esponente Lavalas, organizzava manifestazioni pacifiche di protesta. Molti membri della comunità avevano implorato i soldati di non consegnarlo alla polizia, temendo per la sua vita, ma non sono stati ascoltati. Charles è stato consegnato alla polizia ed è scomparso, fino al ritrovamento del suo cadavere.
In una dichiarazione del 26 gennaio, il portavoce della missione ONU, Damian Onsès Cardona ha affermato che la Minustah non si assume alcuna responsabilità nei casi in cui individui consegnati alla polizia vengano successivamente trovati uccisi.
18 gennaio 2005 - Due ragazzini del quartiere Drouilard, a Cité Soleil, talmente poveri che non riescono a mettere insieme neanche un pasto al giorno, vengono arrestati dai soldati della Minustah, senza alcuna ragione, senza ovviamente alcun mandato. Sono Patrick D. di appena 12 anni e Raphael J. di 15 anni.
Saranno liberati solo dopo 6 lunghissimi mesi trascorsi nelle gelide e sporche carceri haitiane, quando l'avvocato Evel Fanfan, venuto a conoscenza dei loro casi, si adopererà, gratuitamente, per il loro rilascio. Insieme a loro otterrà la liberazione di altri tre ragazzini nelle stesse condizioni. Ma i minorenni, anche bambini come Patrick, o addirittura più piccoli, arrestati senza motivo, sia dalla polizia, sia dall'ONU, sono molti di più.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia? Carta straccia.

Questo haitiano, totalmente mascherato e vestito con la divisa delle Nazioni Unite, è stato ingaggiato, come altri, dai militari dell'ONU per segnalare, camminando per le strade di Port au Prince, chi è un “bandito” (cioè, secondo il loro concetto, un sostenitore del Presidente Aristide), da arrestare e far marcire in galera. E' una pratica intollerabile che porterà in carcere decine di persone innocenti. (Foto HIP)
Dopo la manifestazione del 28 febbraio 2005, quando almeno 5 persone vengono uccise dalla polizia, l'alto rappresentante del segretario delle Nazioni Unite, nonché capo della missione, Juan Gabriel Valdès dichara: “Non possiamo tollerare oltre tali esecuzioni. Non permetteremo abusi dei diritti umani. I peacekeepers dell'ONU interverranno anche con la forza, se necessario, se la Polizia Nazionale Haitiana attaccherà ancora civili disarmati”
Però non sarà così.

Il gen. Heleno Ribeiro Pereira
Durante una manifestazione, il 29 marzo 2005, il generale Heleno Ribeiro Pereira viene ripreso dalle telecamere mentre risponde ad alcuni haitiani che gli chiedono conto della mancata protezione: “l'ONU non è l'autorità ad Haiti, l'autorità sono il governo haitiano e la polizia nazionale haitiana” - di fronte alla contestazione delle persone presenti che denunciano “ma sono loro che ci stanno uccidendo, sono illegali” risponde - “non generalizzate, la polizia è un'istituzione legale ad Haiti. Dovete rispettare la polizia, lei è un uomo che non rispetta l'autorità” Poi se ne va.
La “non autorità” dell'ONU, il 25 di aprile dello stesso anno metterà sotto assedio Cité Soleil. Circondati dai blindati, nessun cittadino potrà entrare o uscire senza essere controllato e rischiare così di essere ucciso. Infatti il 27 aprile, la polizia uccide tre manifestanti.
Il 31 maggio 2005 durante un'operazione congiunta a Cité Soleil tra la Polizia e la Minustah, due persone vengono uccise, alcune case ed il mercato di Bwa Neuf dati alle fiamme.

Operazione della Minustah a Bwa Neuf
Tra il 2 ed il 5 giugno 2005 raids della polizia fanno 30 vittime nel quartiere di Bel Air.
Testimonia Samba Boukman, esponente Lavalas, che a Bel-Air ci vive: “Mentre i militari della MINUSTAH controllavano il perimetro del nostro quartiere, la polizia ed i paramilitari ci uccidevano e bruciavano le nostre case. Il 4 giugno la polizia ha bruciato delle case ed arrestato 22 persone. I parenti si sono recati al commissariato aspettandosi di trovarli lì, ma hanno atteso invano. La camionetta della polizia, infatti, si era fermata in una stradina ed i 22 arrestati vengono giustiziati sommariamente”.
Mercoledì, 6 luglio 2005, Port-au-Prince, Cité Soleil, ore 3 di mattina.
Fra i 300 ed i 350 militari delle Nazioni Unite, pesantemente armati, circondano con i loro veicoli blindati, i quartieri di Bwa Neuf e Drouilard, bloccando ogni via di accesso.
Gli abitanti stanno in gran parte dormendo, altri si stanno già preparando per recarsi al lavoro: sono in trappola, ma non lo sanno ancora.
Alle 4.30 i soldati lanciano l'attacco, utilizzando anche due elicotteri.
Gli abitanti testimoniano ”arrivavano pallottole da tutti gli angoli, anche dal cielo, dagli elicotteri, lanciavano bombolette di gas (fumogeni) nelle nostre case e chi tentava di fuggire veniva colpito” “Sparavano dentro le case, sparavano a chi si stava recando a lavorare, sparavano a tutti, ma nessuno di noi era armato” “E' stata una guerra contro tutta la comunità” “Hanno distrutto le nostre case (spesso baracche di lamiera e cartone), la scuola e la chiesa (il prete è fra le vittime)”
Una signora dice: “Torno dal lavoro alle 5 di mattina, non ho potuto recarmi a casa, me lo hanno impedito per ore, sono finalmente arrivata a mezzogiorno: la mia casa era distrutta e mio marito giaceva in una pozza di sangue, me lo hanno ucciso, adesso come farò a mantenere i miei figli?” “Grazie stranieri per quello che mi avete fatto!”
Alla fine, dopo ben 7 ore di guerra a senso unico si contano 23 cadaveri, ma gli abitanti lamentano più di 50 vittime: molte famiglie si affrettano a seppellire come possono i loro cari, anche per timore di ritorsioni. Soldi per pagare i funerali non li ha nessuno. Altri corpi verrano sepolti in una fossa comune.
All'ospedale di S.ta Caterina, gestito da Medici Senza Frontiere, l'unico ospedale che offre cure gratuite, arrivano 26 feriti, sono tutti bambini, donne, anziani. Non ci sono uomini giovani, non vanno a farsi curare in ospedale, temono di “scomparire”: è già successo, anche se non in questo ospedale. Quanti di loro siano stati feriti, quanti moriranno successivamente per le ferite e le infezioni non si saprà mai, come non si saprà mai quante siano state realmente le vittime di questo attacco condotto dalle Nazioni Unite.
Le testimonanze dei cittadini che hanno subito l'aggressione sono molto più credibili di quello che i portavoce della Minustah racconteranno per cercare di giustificare tale attacco.
I portavoce delle Nazioni Unite (primo fra tutti il marocchino Eloufi Boulbars) sosterranno che si è trattato di un successo “abbiamo ucciso solo 6 banditi, nessun altro” “abbiamo sparato solo per difenderci” successivamente, di fronte alle evidenze, saranno costretti ad ammettere che, si, forse c'è stato qualche danno collaterale. Un loro rapporto interno, venuto a conoscenza di associazioni per i diritti umani, riporta che durante sette ore i soldati dell'ONU hanno sparato 22.000 colpi. Si rifiuteranno invece di riconoscere di aver mitragliato le case anche dagli elicotteri. Rimangono gli enormi fori sui tetti e le testimonianze di chi si trovava sotto il loro fuoco.

E' stata un'operazione di guerra, pianificata, condotta contro la popolazione civile. Una palese violazione di qualsiasi convenzione internazionale.
Quali sono gli obiettivi della missione? Sono tutti nel mirino?
Mesi prima il gen. Ribeiro aveva dichiarato di fronte ad una commissione del Parlamento Brasiliano, riferendosi nello specifico a USA, Canada, Francia “siamo sotto estrema pressione da parte della comunità internazionale per usare la violenza. Io comando una forza di pace, non una forza di occupazione. Non siamo lì per portare violenza. Non accadrà finchè io ne sarò a capo”
Anche in questo caso non sarà così.
La pressione non viene solo dalla “comunità internazionale” ma anche dalla élite locale, essenzialmente rappresentata da Reginald Boulos, Charles Henry Baker, Jean-Claude Bajeux, André Apaid (tutti proprietari di sweatshops)
Pretendono azioni violente contro i “banditi” di Cité Soleil, ma soprattutto richiedono la testa di un giovane, Emmanuel Wilmé.
Wilmé, 31 anni, che si era visto uccidere entrambi i genitori dai militari di Cedras (dittatura 1991-1994) questa volta si era armato deciso a combattere contro il regime e le forze di occupazione. Dagli abitanti era considerato un protettore, uno che dava loro la forza di resistere, per cui una persona molto pericolosa per chi il golpe l'aveva voluto e portato a compimento. L'élite e la “comunità internazionale” ordinano e le “forze di pace” eseguono. Durante questa azione militare Wilmé viene ucciso, così come 4 membri della sua “banda”.
Raccontano alcuni testimoni: “La casa di Wilmé non è raggiungibile dalla strada, è in mezzo ad altre case e non ci sono strade che i veicoli possano percorrere. Le case che impedivano l'accesso ai tanks sono state distrutte, i soldati volevano raggiungere Wilmé ad ogni costo, hanno anche gettato degli esplosivi all'interno della sua casa: volevano essere sicuri che fosse davvero morto”6
Case distrutte da attacchi militari (Foto HIP)
20 agosto 2005. Durante una partita di calcio nel quartiere di Martissant un gruppo criminale, appoggiato ed armato da svariati membri della polizia uccide a colpi di machete e pistola decine di persone mentre fuggono terrorizzate. A pochi isolati c'è una postazione della Minustah, ma nessuno si accorge di nulla. Torneranno il giorno successivo nel quartiere adiacente di Grand Ravin a bruciare case e terrorizzare nuovamente la popolazione. Saranno definiti il “Lame Ti Manchet” (l'esercito dei piccoli machete)
La gente chiede ripetutamente protezione all'ONU, chiede di pattugliare le strade. Il mandato prevede di “Proteggere i civili sotto imminente attacco di violenza fisica”
L'ONU lascia solo un blindato e solo di giorno: non servirà a nulla. I soldati inoltre non si avventurano a piedi nelle strette stradine dei due quartieri. La protezione è di fatto negata.
I membri del “Lame Ti Manchet” saranno arrestati solo nella seconda metà del 2007 nel corso di operazioni congiunte polizia (ormai in gran parte riformata) e ONU. Nel frattempo avranno avuto la possibilità, indisturbati, di assassinare 25 persone, farne sparire altre 5, bruciare 200 case, assassinare l'attivista per i diritti umani di Grand Ravin Bruner Esterne ed il giornalista Jean-Remy Badio.
Il 1° settembre 2005 il generale Heleno Ribeiro Pereira lascia il comando militare della missione, gli succede il generale Urano Teixeira Da Matta Bacellar. Anche lui subisce forti pressioni per occupare con la forza Cité Soleil, ma non è d'accordo.
Il 6 gennaio 2006 ha un incontro molto duro con Reginald Boulos e con André Apaid .
Il 7 gennaio il suo cadavere, con un colpo d'arma da fuoco alla testa, viene ritrovato nella sua stanza all'hotel Montana: suicidio è la versione immediata e suicidio resterà la versione ufficiale 7.
Il 7 febbraio 2006 si svolgono le tanto attese elezioni presidenziali, favorito è René Preval. La Minustah ha il compito, come da mandato, di “assistere il Governo di Transizione nei suoi sforzi per organizzare libere elezioni parlamentari e presidenziali”.
Le elezioni di svolgono effettivamente senza incidenti e sono relativamente regolari, salvo il fatto che intere urne piene di migliaia di schede votate a favore di Preval vengono prelevate e gettate nelle discariche. Chi avrebbe dovuto controllare la regolarità evidentemente non svolge il proprio compito nel modo migliore. Il ritrovamento delle schede nelle discariche scatena la rabbia della popolazione8. Préval comunque diventa Presidente anche se riesce ad insediarsi solo a metà maggio.
22 Dicembre 2006 Cité Soleil, quartiere di Bwa Neuf, ore tre del mattino: 400 soldati brasiliani con i loro veicoli blindati lanciano un attacco massivo contro la popolazione. Testimoni parlano di di un'ondata di fuoco indiscriminato proveniente da armi pesanti che è continuato per quasi tutto il giorno. Il coordinatore della Croce Rossa, Pierre Alexis racconta all'Agence Haitienne de Presse che i soldati dell'ONU hanno impedito alle ambulanze ed ai medici di intervenire per soccorrere i numerosi feriti. Un'ennesima violazione delle convenzioni internazionali, ma ormai le violazioni sono talmente numerose che una in più non conta nulla, tanto nessuno sarà mai chiamato a risponderne.
Il comandante militare in questo periodo, responsabile dell'attacco militare, è il generale brasiliano Jose Elito Carvalho de Siqueira.

Jonel Bonhomme, un ragazzino di 16 anni, è stato colpito dai proiettili sparati dai soldati brasiliani, ed è stato lasciato agonizzare senza che nessuno potesse portargli soccorso, causa il divieto dei soldati delle Nazioni Unite, come testimoniato da Pierre Alexis. Jonel, prima di morire, è comunque riuscito a descrivere a chi ha successivamente potuto raggiungerlo, come i soldati hanno aperto il fuoco contro i civili disarmati del suo quartiere. Le sue ultime parole sono un grave atto di accusa nei confronti delle Nazioni Unite. (Foto HIP)
La signora Rose Martel, residente a Bwa Neuf ha dichiarato alla Reuters, "Sono venuti qui per terrorizzare la popolazione. Non penso che abbiano realmente ucciso alcun bandito, a meno che considerino tutti noi dei banditi” Il Bureau des Avocats Internationaux ha stimato in più di 20 le vittime di tale aggressione, inclusi anziani e bambini. Un medico statunitense, intervenuto nel luogo del massacro ha intervistato i sopravvissuti che gli hanno dichiarato “un elicottero delle Nazioni Unite sorvolava Cité Soleil ed ha mitragliato le case di migliaia di persone”
La scusa ufficiale per giustificare l'attacco è la cattura dei membri di bande criminali che sarebbero autori dell'ondata dei sequestri che tormentano la capitale: le accuse provengono da una potente campagna di stampa e dalle pressioni da parte di elementi di destra e dell'elite industriale.
Inchieste dimostrano che gli autori dei sequestri di persona sono ben altri: lo stesso capo della polizia, Mario Andresol, ha ammesso che elementi della Polizia Nazionale sono coinvolti in molti crimini, compresi i sequestri. Altri sequestratori sono strettamente legati all'élite affaristica: nell'agosto 2005 l'uomo d'affari appartenente ad una nota e ricca famiglia, Stanley Handal, era stato arrestato insieme ad 8 poliziotti per il suo coinvolgimento nei sequestri di persona. Purtroppo poi il giudice Peres Paul, noto per i suoi legami con l'allora dittatura, lo aveva scarcerato, quindi è tornato nuovamente libero di perseguire i suoi crimini.
Il giornalista investigativo canadese Anthony Fenton era riuscito inoltre a dimostrare le responsabilità di Youri Latortue, nipote di Gerard Latortue ed ora senatore, in vari sequestri 9.
Anche l'ex direttore centrale della polizia giudiziaria, Michael Lucius, è implicato in questi crimini.
Nonostante questi fatti siano ben noti a tutti, la piaga dei sequestri è servita all'ONU per giustificare l'atto di guerra contro i cittadini di Bwa Neuf.
Gli abitanti di Cité Soleil sono convinti, ed è difficile dar loro torto, che non sia stata un'operazione per combattere le bande armate, ma una punizione collettiva seguita alla imponente manifestazione del 16 di dicembre per richiedere il ritorno del Presidente Aristide e la fine dell'occupazione militare da parte delle Nazioni Unite.

“Minustah, per favore date una possibilità ai nostri fratelli di restare vivi a casa nostra. Questo è il nostro Paese” Un appello, rimasto inascoltato, rivolto ai soldati della Minustah da parte dei cittadini di Cité Soleil (Foto HIP)
Bande criminali esistono effettivamente a Cité Soleil, sono responsabili di violenze, omicidi, stupri, esattamente come quelle dei quartieri più poveri di tantissime città in ogni parte del mondo, particolarmente negli Stati Uniti, ma chi potrebbe anche solo lontanamente immaginare di lanciare un attacco militare contro, ad esempio, un quartiere periferico di New York? Eppure le bande che imperversano in questi quartieri sono ben più agguerrite e pericolose di quelle di Cité Soleil. Ma ad Haiti, dominata dalla brutalità delle grandi potenze mondiali, tutto ciò che sarebbe inammissibile altrove è permesso, senza alcuna conseguenza se non per le vittime.
I responsabili della Minustah sostengono che questa azione, come quelle successive, sia stata concordata con il presidente Preval; ma è difficile credere che Preval abbia ordinato un'atto di guerra contro la propria popolazione.
La sua autorità infatti è limitata da un accordo sottoscritto a New York il 22 febbraio 2006 fra l'illegittimo Gerard Latortue e Juan Gabriel Valdes, capo (all'epoca) della Minustah.
Tale accordo prevede un'estesa autorità della Minustah sulla polizia Haitiana inclusi: il diritto di consultazioni prima di qualsiasi operazione di polizia, il potere di veto sulle promozioni dei poliziotti, l'accesso a tutti i documenti di qualsiasi ufficiale o entità correlata alla polizia e il potere di veto su qualsiasi accordo internazionale che abbia qualsivoglia relazione con le forze di polizia haitiane.
Né il capo della polizia, né il Ministro della Giustizia erano al corrente di tale accordo che mina gravemente la sovranità nazionale e dimostra un'immenso disprezzo per gli elettori hatiani (infatti le elezioni presidenziali si erano già svolte e Preval le aveva vinte, anche se non aveva ancora potuto insediarsi), per la Costituzione Haitiana e per la sua democrazia.
Il Presidente legittimo Preval non avrebbe ragione di riconoscere tale accordo, in quanto totalmente illegale, ma è forzato politicamente a rispettarlo. La Minustah intende restare almeno per la metà se non per l'intero mandato presidenziale e c'è poco che Preval possa fare. Con i pochissimi fondi di cui dispone e con l'esempio del suo predecessore, sequestrato e costretto a vivere in esilio dalla “Comunità Internazionale” la sua posizione è molto debole.
All'inizio di gennaio 2007 il generale Brasiliano Carlos Alberto Dos Santos Cruz diventa il quarto comandante militare della missione, ruolo che ricopre tutt'ora.
Non appena insediatosi Dos Santos ha dichiarato “ Abbiamo intenzione di lavorare nello stesso modo in cui abbiamo lavorato finora. Nulla è cambiato in relazione alla nostra missione ed ai nostri compiti”
Dopo pochi giorni i suoi soldati uccideranno tre bambini: Boadley Bewence Germain, 9 anni, mentre sta giocando nel cortile della sua abitazione, Stephanie Lubin, 7 anni e Alexandra Lubin, 4 anni, mentre stanno dormendo nel loro letto.
Racconta Dario Germain, padre di Berhens: “les blancs (i soldati dell'ONU da molto ormai non sono più definiti come tali, ma solo “gli stranieri” oppure “les blancs” n.d.a.) stavano pattugliando la strada con tre veicoli. Erano circa le 10.30 e Berhens, dopo aver nutrito le galline si era seduto a giocare con un telefono giocattolo. Ho sentito un colpo e Berhens è caduto in terra.”
“La situazione era tranquilla, nessun gruppo criminale si trovava lì quel mattino.” Una vicina ha urlato ai soldati “avete appena colpito un bambino” e si è sentita rispondere “ aveva in mano un fucile”.
Il padre delle piccole Lubin, il signor Mercius, (la moglie è in ospedale, ferita dai proiettili che hanno ucciso le sue due bambine) afferma “Non so dirvi quante pallottole abbiano perforato i muri della nostra casa. Abbiamo dovuto attendere che le strade fossero sicure per andare in ospedale” “C'erano 4 tanks delle Nazioni Unite fuori dalla mia casa, li ho potuti vedere dai fori nei muri. Loro hanno sparato verso la mia casa. Non sono in grado di spiegare perchè la Minustah stesse sparando qui perché loro hanno il controllo di quest'area”.

(Foto HIP)
La guerra mediatica dell'Ufficio Stampa dell'ONU
Il 15 febbraio 2007 il servizio stampa delle Nazioni Unite pubblica un articolo nel quale afferma di aver trasformato il “quartier generale” del capo di una banda criminale in una clinica, dopo il raid condotto contro la sua residenza. Il giornalista canadese Darren Ell si trova a Port-au-Prince e decide di recarsi a visitare questa clinica:
“Sapevo che la Minustah aveva fotografato dei medici, ma non avevo compreso che stessero realizzando una clinica pienamente funzionale. Dopo due giorni, mi sono recato a documentare una dimostrazione dove si suppone esistesse questa clinica, ma non c'era nulla. Nelle due settimane seguenti il servizio stampa dell'ONU ha reiterato le affermazioni sull'esistenza di questa clinica, esattamente ogni volta che i soldati eseguivano arresti di massa a Citè Soleil. Il due di marzo hanno dichiarato che altri “quartieri generali” di varie gangs erano stati convertiti in centri medici o centri sociali. Ho visitato e fotografato le residenze di Evans , Amaral e Ti Brazil (tre capi-banda, il primo arrestato mentre gli altri due hanno lasciato la zona n.d.a.) , tre dei siti dove si sarebbero dovuti trovare questi “centri sociali”. Non vi era nulla.
Quando ho notificato questo alla responsabile delle relazioni con i media della Minustah, ella ha affermato che si era trattato di un fraintendimento. Ha dichiarato infatti che la Minustah aveva solo consegnato delle bottiglie di acqua ed offerto un checkup gratuito il giorno successivo ad un'operazione durata 72 ore che aveva portato ad un arresto di massa (giusto il tempo di farsi riprendere dalla stampa internazionale n.d.a.)
Nonostante ciò la campagna di disinformazione è continuata.
Il rapporto dell'ONU riporta inoltre l'arresto, oltre che di Evans, di 70 “sospetti membri di gangs”, che in altri rapporti continuano ad essere definiti “presunti banditi” “sospetti criminali”.
Infastidito da questo rapporto ho deciso di cercare altre informazioni circa questa grossa operazione che ha avuto corso durante la mia permanenza nel Paese. Con il mio collega, Wadner Pierre (giornalista haitiano n.d.a.) abbiamo intervistato quattro persone di Cité Soleil che lamentavano l'arresto arbitrario di cinque loro parenti, avvenuto senza alcun mandato, mentre si stavano recando a lavorare o a scuola: non ho subito dato credito a queste affermazioni ma due dei più noti avvocati che operano in favore dei diritti umani, Mario Joseph e Brian Concannon, mi hanno confermato che la Minustah, di routine, arresta persone senza alcun mandato. Mi chiedo quanti di questi 70 presunti membri di gangs siano civili innocenti che languiscono in deplorabili condizioni nelle carceri haitiane.” 10

Foto Darren Ell - Un veicolo dell'ONU, a guardia di una delle vie di accesso a Cité Soleil (2006)
Martedì 3 Maggio 2007 - Mentre, a bordo del suo motorino, sta percorrendo la strada per recarsi a documentare un'operazione della Minustah a Cité Soleil il bravo e coraggioso giornalista Jean Ristil, (autore di molte delle foto qui riportate - nda) viene bloccato da una pattuglia di soldati brasiliani, nonostante - o proprio per questa ragione - abbia al collo il documento che lo identifica come giornalista. I soldati lo circondano puntandogli contro i fucili e lo sbattono violentemente dentro una scuola che hanno occupato, facendone una loro base.
“ All'interno della scuola c'era un uomo ammanettato: le truppe della Minustah mi hanno chiesto se si trattava di un bandito, ma io ho detto che non l'avevo mai visto. Dopo, i soldati hanno iniziato a picchiarlo”
Dopo avere perquisito il giornalista, uno dei soldati si appresta a colpirlo, ma un'altro lo ferma “no, è un giornalista”
Dopo circa 30 minuti i soldati portano un'altro uomo che era stato picchiato “li ho visti colpirlo con un fucile” dice Ristil. L'uomo, che porta al collo un badge che lo identifica come guardia alla clinica Chapi, chiede che vengano allentate le manette che gli stanno ferendo i polsi e riceve come risposta che se lo avesse chiesto ancora lo avrebbero pestato.
Nel frattempo fuori dalla scuola-base una folla si è radunata richiedendo il rilascio di Jean Ristil che viene finalmente liberato mentre non si saprà nulla della sorte dei due uomini che si trovavano con lui.
Fuori ritrova il suo motorino gravemente danneggiato dai soldati.
“Ora sono seriamente preoccupato, se non ci fosse stato nessuno qui intorno non so cosa mi sarebbe successo” “Era il 3 maggio, la giornata mondiale della libertà di stampa” ricorda Jean.
Per ben due volte nelle ultime settimane Ristil, mentre guidava il suo motorino, è stato raggiunto dai tanks dei soldati ONU che si sono posizionati dietro di lui, con il palese intento di intimidirlo.
Durante la dittatura di Latortue Jean Ristil è stato arrestato due volte, la prima nel settembre 2005, insieme al giornalista Kevin Pina e la seconda nel Novembre 2005, quando la polizia lo ha brutalmente percosso per obbligarlo a consegnare le foto che riprendevano il risultato dei violenti raids condotti da polizia e ONU a Cité Soleil (foto che Ristil si è rifiutato di consegnare)11.
Ora che ad Haiti vi è un Presidente legittimo e che la polizia sta lentamente ritornando ad essere un'istituzione legale e corretta, a costituire una minaccia alla sua sicurezza ed alla libertà di stampa sono incredibilmente i soldati della Minustah.
Questo fatto è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica perché il giornalista Ristil lo ha testimoniato, ma quante altre persone, che percorrevano tranquillamente le strade di Citè Soleil, sono state improvvisamente fermate e pestate dai soldati dell'ONU, senza che nessuno ne sia mai stato informato?
12 agosto 2007 - Scompare Pierre-Antoine Lovinsky12, noto attivista per i diritti umani e fondatore della ”Fondasyon Trant Septanm” (Fondazione trenta settembre, dalla data del colpo di stato contro Aristide del 1991). Lovinsky è una persona molto nota sia nel suo Paese che all'estero. Né la polizia, né l'ONU, che ne ha il controllo, faranno mai nulla per capire quale sorte sia toccata a Lovinsky e chi siano i responsabili della sua scomparsa.
A distanza di oltre un anno sul suo caso persiste un pesante silenzio: si alzano invece sempre di più le voci delle associazioni per i diritti umani in tutto il mondo e si moltiplicano gli appelli della moglie, che ha scritto anche al Presidente Brasiliano per chiedere che l'ONU faccia qualcosa.