L'arresto e l'espulsione di pacifici attivisti internazionali nel campo ecologista in difesa dell'area naturale del Mindo, nell'Amazzonia Ecuadoriana, mette in evidenza l'inquetante atteggiamento governativo nei confronti dei diritti umani e dei loro difensori i quali denunciano minacce di morte. Il racconto di due "disobbedienti" italiani prelevati dalle forze speciali con i mezzi della società petrolifera e detenuti per fantomatiche "irregolarità sul visto". In Italia un'interrogazione parlamentare al Ministro degli Esteri.
Difensori e attivisti
dei diritti umani in pericolo
A cura di Cristiano Morsolin- 6/04/2002

Nella foto: Nicolas Jones e German Andrea Klimaschewski, cittadini irlandesi, agli arresti. I due pacifisti sono stati arrestati insieme ad altri cittadini stranieri durante la campagna internazionale di denuncia nei confronti dell'oleodotto OCP in Ecuador. - Foto di Dolores Ochoa, AP)
Il racconto di Paola Colleoni, detenuta nel centro di detenzione per immigrati di Quito
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE dell On. Luana Zanella (Verdi), 26/03/2002
Il comunicato stampa della Campagna italiana contro lOCP
Un arresto emblematico
Da pochi giorni sono ritornati in Italia Paola Colleoni e Matteo Giacometti, attivisti dellAssociazione Ya Basta di Padova, arrestatati il 25 marzo insieme ad altre diciassette persone, dopo che sessanta poliziotti delle forze speciali del gruppo di intervento della polizia nazionale ecuadoriana hanno fatto irruzione nel Campamento Ecologista di Mindo, nellAmazzonia Ecuadoriana.
Il campo ecologista era stato allestito per proteggere pacificamente questo territorio dalla sua imminente distruzione a causa del megaprogetto dell'Oleodotto di greggio pesante (OCP) che rischia di causare un danno senza precedenti non solo all'ecosistema, ma anche agli abitanti e alle loro economie.
Gli attivisti sono stati prelevati con la forza senza che gli venisse contestato alcun reato e, quel che è ancora più grave, nessuno dei quattordici stranieri presenti ha avuto la possibilità di avvisare le rispettive ambasciate. Questo fatto dimostra quanto forte sia il braccio e l'influenza delle multinazionali del petrolio nei Paesi dell'America Latina. Ieri pomeriggio a Quito, presso la Intendenza di Pichincha si è tenuta l'udienza con la polizia e con gli ufficiali del governo ecuadoriano. L' unico reato contestabile ai partecipanti del campo: difendere il patrimonio naturale dell'Ecuador e dell'umanità e tentare di evitare l'estinzione della cultura e dell'identità dei popoli che abitano da millenni questi luoghi fondamentali per l'equilibrio del pianeta. Le proteste locali ed internazionali e le campagne organizzate per impedire la costruzione dell' Oleodotto hanno infatti inasprito ulteriormente la repressione del Governo Ecuadoriano come confermato dall'utilizzo delle stesse Forze speciali per arrestare cittadini stranieri inermi e pacifici. Il Presidente ecuadoriano Noboa aveva promesso di combattere gli ecologisti "trincea per trincea" e dalle parole è passato subito ai fatti. Infatti, solo poche settimane fa era stato dichiarato lo stato di emergenza nelle province di Orellana e Sucumbios, da dove partirà l'oleodotto, inviando 14.000 soldati per reprimere uno sciopero generale. In quel caso la mediazione operata da alcuni parlamentari indigeni ha contribuito a risolvere una situazione molto tesa, che aveva portato all'uccisione di quattro manifestanti in seguito all'intervento delle forze dell'ordine.
Persistente minaccia contro gli attivisti dei diritti umani
Il recente arresto in Ecuador di Paola Colleoni e Matteo Giacometti, attivisti dellassociazione Ya Basta di Padova riporta al centro dellattenzione la condizione di minaccia e violazione che soffrono gli attivisti dei diritti umani nel paese andino.
Di fronte ad una preoccupante atmosfera di deterioramento delle condizioni di sicurezza e garanzie nei confronti di dirigenti sociali e difensori dei diritti umani, e intervenuto il 5 aprile il presidente Noboa durante la celebrazione di una cerimonia ufficiale per la nomina di 146 nuovi ufficiali della polizia Nazionale della scuola Alberto Enriquez Gallo di Quito, domandandosi dove sono i difensori dei diritti umani, dove sono i difensori del popolo, la polizia non e parte del popolo? accolto con un lungo applauso di funzionari e ufficiali.
Questo attacco frontale non e isolato. Un mese fa ci fu il bombardamento mediatico che accolse la missione esplorativa di Greenpeace tedesca e della campagna italiana contro il finanziamento della BNL e la partecipazione dellAGIP nel megaprogetto dellOleodotto OCP, rappresentata da Jaroslava Colajacomo della Campagna per la riforma della banca mondiale. In quelloccasione lira del presidente Noboa che ha definito un branco di imbecilli quei militanti ecologisti di estrema sinistra, capitanati dalla battagliera Accion Ecologica ecuadoriana, bissando la frase offensiva quattro maleducati che voglio rovinare il paese, rivolta nel maggio scorso ai leader indigeni ed ecologisti che hanno sottoscritto una denuncia contro lo stato per le illegalita commesse nella costruzione dellOleodotto OCP.
Da unanno si registrano minacce di morte orchestrata da una fantomatica Legione Bianca che sembra legata allintelighenzia dello stato e che ha preso di mira vari dirigenti sociali, tra cui Alexis Ponces dell Assemblea Permanente dei Diritti Umani APDH, Pablo de la Vega del Centro di Documentazione Montes Mozos, la religiosa Elsie Morge del Centro Ecumenico per i Diritti Umani CEDHU, Jonny Jimenez del Servizio Pace e Giustizia dellEcuador SERPAJ.

Recentissimamente, dieci giorni fa, il corteo pacifico organizzato per la conclusione del Campamento internazionale per la giustizia e la dignita dei popoli (cui hanno partecipato oltre 400 attivisti di venti Paesi che approfondivano la loro resistenza e opposizione al Plan Colombia e allAlca, mettendo in cantiere un nuovo evento internazionale per ottobre) e stato selvaggiamento represso dalle forze dellordine che hanno impedito la conlusione della marcia in programma davanti allAmabasciata nordamericana. Lattacco armato ha provocato il ferimento al piede di Warren Stone, dirigente del campamento internazionale, di nazionalita statunitense e Edward Portilla, colombiano. Questuso della forza viene riservato a coloro che si oppongono al potere neoliberale.
Dopo lennesima intimidazione istituzionale Alexis e Pablo de la hanno denunciato che le parole del Presidente Noboa sono unanello della secuenza preoccupante di dichiarazioni, minacce e osteggiamento impunito nei confronti di organismi nazionali e internazionali dei diritti umani, che puo incidere in un maggiore deterioramento della vulnerabilita degli attivisti dei diritti umani equadoriani.
Chiedono di mandare fax ed e-mail al Presidente della Repubblica dellEcuador per chiedergli di rispettare e verificare la sicurezza e la liberta personale e collettiva di organizzazioni e persone che lavorano per la difesa dei diritti umani, adottando misure per rispondere negli stessi spazi di comunicazione, di formulazione dellopinione ufficiale tendente a squalificare, deligittimare e screditare limpegno che realizzano i difensori dei diritti umani. Chiedono inoltre un incontro personale con il Presidente Noboa per discutere della situazione dei diritti umani nel paese andino e delle politiche statali da adottare.
Per informazioni contattare Alexis Ponces dell´Asamblea Permanente Derechos Humanos APDH di Quito
e-mail: quijote@punto.net.ec
Fonte: www.sherwood.it
IL RACCONTO
di Paola Colleoni detenuta nel Centro di Detenzione per immigrati di Quito
Il 25 marzo, dopo essere stati due giorni su allaccampamento di Mindo, eravamo 15 stranieri che stavamo scendendo. Eravamo lì tutti quanti chi per motivi di studio, documentazione, investigazione. Motivi giornalistici, insomma per vedere comera la situazione ambientale delloleodotto. La mattina, mentre scendevamo dallaccampamento, è arrivato il gruppo speciale della polizia di Quito (GOE). Ci hanno fermato, preso i documenti, ci hanno portato via e da lì è iniziata questa odissea infinita.
Fin dallinizio non cè stato detto nessun capo di imputazione. Siamo stati trasferiti al GOE dove siamo rimasti per due-tre ore, hanno fatto le fotografie senza che nessuno mai si qualificasse. Da lì siamo finiti alla migrazione dove siamo stati rinchiusi dentro una stanza di un metro per tre, per qualche ora senza poter chiamare nessuno, senza sapere cosa stava succedendo. Alla fine, non volendo farci fare nemmeno una telefonata, ci hanno avvisato che ci stavano portando al centro di detenzione. A qual punto, per riuscire a fare una telefonata, ci siamo buttati tutti per terra rifiutandoci di salire sullautobus. Siamo riusciti così a comunicare con Azione ecologica . quando siamo arrivati al centro di detenzione ci hanno detto che era un problema di mal uso di visa cioè uso inappropriato del visto quindi un problema di migrazione, che dovevamo aspettare degli accertamenti.
Gli uomini sono stati separati dalle donne, questo è un carcere allucinante. Qui la gente viene presa, rinchiusa, nessuno sa niente, nemmeno quando si esce. Bisogna pagare tutto anche le guardie, le condizioni igieniche sono fatiscenti. Ci sono detenuti violentissimi per cui per noi è anche un problema riuscire a gestire la situazione con gli stessi detenuti.
Ieri, dopo una notte in carcere, alle 16,45 ci dicono che ci sarebbe stata una udienza alle 17, senza che noi potessimo parlare assolutamente con gli avvocati. Siamo stati portati alludienza, era presente anche la stampa, e ci viene dato in mano il capo di imputazione cioè : aver ostacolato e interrotto la costruzione delloleodotto OCP. Le prove a carico erano assolutamente inventate nel senso che laccusa (probabilmente pagata direttamente dallOCP) mostrava delle foto, perché laccusa veniva direttamente dallOCP, di macchinari rotti senza nessuna presenza di persone vicino. Solamente dunque foto di cose.
D. Dopo la visita del Console le cose sono cambiate?
R: No, per niente. Anche il console ha fatto presente tutte le irregolarità, che non cè nessuna prova a nostro carico. Ci sono, nei nostri confronti, delle violazioni evidenti. Per esempio siamo stati portati via con un pulman privato dellOCP, i poliziotti ad un certo punto del viaggio sono scesi e rifocillati con lo stesso cibo che viene dato agli operai dell OCP.
Poi alle 20 ludienza è finita, tra laltro in mezzo al casino perché non potevamo avere la traduzione e nientaltro. Tutti sono andati via mentre noi ci hanno fatto rimanere lì fino alluna di notte, senza avvocati con al scusa che dovevano scrivere i verbali e che noi avremmo dovuto firmare.
Ad un certo punto il giudice si è ripresentato dicendo che voleva concludere ludienza in quel momento, poi ha cambiato idea cominciando unarringa terroristica nei nostri confronti, totalmente informale che non è agli atti. Il giudice ha detto che non dovevamo venire in Ecuador a occuparci di motivi politici, per cui un fatti di migrazione si è trasformata in un inquisitoria sulla legalità o meno del processo di estrazione petrolifera nel paese. Alle due di notte siamo stati trasportati, ormai distrutti, di nuovo nel centro di detenzione e adesso stiamo aspettando che arrivi la sentenza.
ORE 10: In nottata dovremmo sapere se gli attivisti saranno espulsi o prosciolti. Quindi è una vicenda che si avvia alla conclusione in questa giornata. [ascolta]
LAmbasciatore ha assicurato che avrebbe cercato in tutti i modi, almeno per quanto riguarda gli italiani, di chiedere il loro proscioglimento e quindi si sarebbe messo in contatto con il Prefetto, che è incaricato ad esprimere il parere su questa audizione per cercare di guardare al caso degli italiani in maniera diversa. Sembra infatti che la questione sia legata anche alla scadenza dei visti di soggiorno per altri del attivisti internazionali. Gli italiani infatti avevano il visto ancora valido.
Il reato che è stato contestato è quello di abuso di utilizzo del visto di soggiorno. Dire che è una motivazione banale è un ragionamento semplicistico. E molto più preoccupante in termini politici perché significa che io cittadino europeo o di qualsiasi altra nazionalità, per andare in Ecuador ed interessarmi delle foreste del mondo o del diritto internazionale umanitario o del diritto dei popoli indigeni ho bisogno di un visto politico per esercitare il diritto a pensare e per fare attività di questo tipo che rientrerebbero nella carta dei diritti delluomo.
Sicuramente da questa vicenda due sono le considerazioni forti: la prima sul ruolo del dirito di cittadinanza è quella che abbiamo appena affrontato e andrebbe approfondita, la seconda è quella dellinnalzamento del conflitto sulle vicende legate allo sfruttamento delle risorse energetiche che identifichi quello che è lultimo stadio dellevoluzione del neoliberismo a livello di mercato e di economia e cioè i conflitti che si giocano sul controllo delle risorse energetiche. E questa una vicenda simbolo. Il Governo ecuadoriano ha deciso di alzare lo scontro politico e militare, perché ha utilizzato forze speciali di polizia, per annientare le proteste che stanno coinvolgendo non solo lEcuador ma tutta lAmerica Latina contro la costruzione di questi megaprogetti.
Queste missioni che stiamo organizzando per solidarizzare con queste lotte locali, di rendere interdipendente il concetto di lotta e di resistenza a livello internazionale evidenzi il nuovo stadio dei conflitti a livello mondiale. Il Governo ha addirittura dichiarato lo stato di emergenza sulle proteste contro OCP ed è indicativo di quanto sia importante per loro questo progetto, ma non per loro cittadini ecuadoriani, Ricordiamo infatti che lOCP attraversa una ventina di villaggi che hanno un livello di povertà del 70% a causa del precedente oleodotto (loleodotto transecuadoriano) e adesso ne costruiscono un altro senza considerare che già il primo è stato un buco nellacqua perché non ha portato nemmeno quello che loro dicono, cioè ricchezza e lavoro. Anzi ad Esmeralda rischia di lasciare a casa circa 6.000 famiglie di pescatori. Quindi i 2.000 posti di lavoro che porterà in termini non strutturali ma congiunturali solo per il periodo di costruzione delloleodotto valgono poco rispetto al danno ambientale e sociale che produrrà. Quindi è un obbligo da parte nostra quello di essere al fianco di queste lotte, anche perché riguardano anche noi. La foresta, la cultura e la biodiversità non sono sono patrimonio del governo ecuadoriano né nostro ma dellumanità.
INTERROGAZIONE
PARLAMENTARE
Dell On. Luana Zanella (Verdi) del 26/03/2002
Interrogazione a risposta scritta
AL MINISTRO DEGLI ESTERI
AL MINISTRO DELLE ATTIVITA PRODUTTIVE PER SAPERE, PREMESSO CHE:
nella giornata del 25 marzo 2002 sessanta poliziotti delle forze speciali del gruppo di intervento della polizia nazionale ecuadoriana hanno fatto irruzione nell accampamento ecologista di Mindo, Amazzonia, arrestando diciassette persone, quattordici stranieri e tre ecuadoriani, tra cui un minorenne.
Tra loro erano presenti due italiani: Paola Colleoni e Matteo Giacometti;
durante l'irruzione all'interno del campo, particolarmente violenta, sono stati ripetutamente violati numerosi diritti degli ecologisti presenti, arrestati nonostante si trovassero in un terreno privato con l'autorizzazione del proprietario, che ad essi non sia stato contestato nessun reato specifico e, cosa ancora più grave, negando ai quattordici stranieri presenti la possibilità di avvisare le rispettive Ambasciate;
il campo ecologista era stato allestito per proteggere pacificamente il territorio ecuadoriano dalla devastazione ambientale che si determinerà nellarea interessata dall imminente costruzione del faraonico Oleodotto di greggio pesante (OCP), progetto che rischia di causare un danno senza precedenti non solo all'ecosistema, ma anche alla vita degli abitanti ed alle loro economie, inasprendo la violenza e la militarizzazione della zona, distruggendo le ultime foreste vergini dell'Ecuador, danneggiando irrimediabilmente le economie locali e rurali, violando la cultura e la identità dei popoli indigeni ed estinguendo buona parte della biodiversità del paese, visto che la maggior parte del greggio trasportato proverrà dal Parco nazionale Yasuni, ultimo angolo vergine del Parco nazionale più importante dell'Ecuador continentale, che è al tempo stesso il territorio del popolo indigeno Huaorani;
il tragitto dell'oleodotto è stato approvato senza un reale processo di consultazione delle popolazioni coinvolte, nonostante sia obbligatorio secondo la costituzione della Repubblica Ecuadoriana;
la ditta consulente Entrix ha avuto a disposizione solamente due mesi per elaborare lo studio di impatto ambientale di un tragitto di 500 Km; vari vulcani attivi si trovano lungo il tragitto dell'oleodotto, inclusi il Reventador, l'Antisana, il complesso vulcanico di Chacama, il Pululahua e il Guagua Pichincua, alla cui base si situa la capitale Quito e che è recentemente entrato in un processo di eruzione, esponendo l'oleodotto, in una eventuale eruzione violenta, alla caduta di
ceneri, di flussi piroclastici ed ad importanti spostamenti di terra;
l'oleodotto passerà per altre zone fragili e d'importanza ecologica, di fatto toccherà tutti i piani ecologici del paese ed inoltre passerà per 40 centri abitati caratterizzati da un'alta concentrazione di scuole;
le proteste locali ed internazionali e le campagne organizzate per impedire la costruzione dell' Oleodotto hanno inasprito ulteriormente la repressione del Governo Ecuadoriano nei confronti di qualsiasi lotta o protesta da parte delle migliaia e migliaia di cittadini ecuadoriani contrari all'ennesimo progetto invasivo e distruttivo, come testimonia l'utilizzo delle stesse Forze speciali per sequestrare cittadini stranieri inermi e pacifici e linvio, solo poche settimane fa, di 14000 soldati nelle provincie di Orellana e Sucumbios, località da dove partirà l'oleodotto, per reprimere uno sciopero generale;
nel consorzio di multinazionali petrolifere che sta procedendo alla costruzione dell oleodotto in oggetto, lungo ben cinquecento chilometri, vi è anche l'italiana ENI-Agip, già responsabile di numerosi, gravi danni ambientali in Ecuador;
quali misure siano state intraprese per tutelare i diritti dei nostri concittadini;
se il Ministro non ritenga necessario intervenire presso le autorità ecuadoriane con la massima sollecitudine al fine di ottenere limmediata scarcerazione dei nostri connazionali;
se siano stati garantiti nelle sedi internazionali opportune, in particolare dalle aziende italiane finanziatrici, l'autentico rispetto della legislazione a salvaguardia dell'ambiente ed il principio dell'inalienabilità dei territori indigeni.
Roma 26/03/2002
On. Luana Zanella
On. Mauro Bulgarelli
Comunicato stampa della Campagna OCP
ITALIANI ANCORA PRIGIONERI IN ECUADOR PER ESSERSI OPPOSTI ALL'OLEODOTTO OCP
Roma, 28 marzo 2002 - Gli attivisti arrestati nei giorni scorsi in Ecuador, tra i quali anche due italiani, sono tuttora detenuti, mentre nella giornata di ieri è stato emesso un decreto di espulsione.
La Campagna italiana contro lOCP ha seguito fin dal primo momento il succedersi dei fatti ed è profondamente indignata per la brutale aggressione e per lingiusto ed illegittimo procedimento cui sono stati fatti oggetto i due ragazzi italiani e gli altri attivisti stranieri ed ecuadoriani, sicuramente quelli più a rischio nellintera vicenda.
I due ragazzi italiani sono riusciti a far sapere che nella lunghissima audizione gli sono stati contestati il "cattivo uso del visto" e il danneggiamento di proprietà privata. Agli arrestati sono stati presentati ordini giudiziali con molto ritardo, non gli è stato permesso di parlare o di ricevere le comunicazioni in lingua madre, come prevede la legislazione. Inoltre anche l'accusa di violazione della proprietà privata è pretestuosa: si trovavano, infatti, su un terreno sul quale non c'era nessun ordine di evacuazione, anzi il proprietario aveva concesso loro il permesso. All'audizione erano presenti l'Intendente di Polizia di Pichinchia, pagato dal consorzio OCP, l'avvocato di Accion Ecologica per difendere gli arrestati, e i delegati dei consolati di Italia, Irlanda, Germania, Francia e Svizzera. Il Console italiano ha parlato a nome della delegazione diplomatica chiedendo energicamente la liberazione dei detenuti e denunciando l'illegalità di tutto il procedimento.
Il gruppo di ambientalisti stava manifestando, pacificamente e con la sola presenza sul territorio, la propria protesta contro il progetto di estrazione petrolifera OCP. Gli abitanti del villaggio di Mindo, da cui provengono gli attivisti ecuadoriani, stanno bloccando le strade di accesso e sequestrando due camion che portano le tubature per loleodotto, per protestare contro larresto e la distruzione in atto delle foreste, la crescente erosione del territorio disboscato ed il pericolo concreto di fuoriuscite di petrolio (confermato dai circa 50 sversamenti per un totale di 17 milioni di galloni, avvenuti nella stessa zona a causa dellaltro oleodotto presente, il SOTE).
L'anno scorso Gustavo Noboa, presidente dell'Ecuador, aveva promesso di "dichiarare guerra " a tutti coloro, compresi gli ambientalisti e gli attivisti locali, che avrebbero bloccato la costruzione del nuovo oleodotto di crudos pesados, il cosiddetto OCP, che prevede il trasporto di 450,000 barili al giorno, in costruzione da parte di un consorzio di cinque compagnie tra le quali l'Agip, e finanziato anche dalla Banca Nazionale del Lavoro. Come si vede la promessa è stata mantenuta, anche grazie allaiuto degli esponenti del Consorzio, che pare abbiano addirittura fornito i pullman per recarsi sul luogo della protesta pacifica degli attivisti alla polizia.
Alla luce di questi spiacevolissimi fatti ribadiamo le nostre richieste ad Agip e BNL di non contribuire alla realizzazione di un progetto che sta già causando la violazione dei diritti umani e dei gravissimi impatti ambientali. Non osiamo pensare cosa potrà accadere nei prossimi mesi, quando riprenderanno i lavori, ed una volta che loleodotto sarà completato nel 2003 hanno dichiarato gli esponenti della Campagna italiana contro lOCP, composta dalle associazioni Campagna per la Riforma della Banca mondiale, CRIC, Terra Nuova, Legambiente, Amici della Terra, Ya Basta, Centro Nuovo Modello di Sviluppo e dalla Federazione dei Verdi Italiani, affermazioni cui si associa il Coordinamento Lombardo Nord-Sud del Mondo e lAssociazione DeA.
Per ulteriori informazioni:
Campagna per la Riforma della Banca mondiale
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CRISTIANO MORSOLIN, educatore militante che da nove mesi sta condividendo il cammino con i ragazzi/e lavoratori nel microcosmo della strada organizzati nei movimenti Nats (Niños, Adolescentes Trabajadores) dell'America Latina, nell'ambito di progetti in Peru' ed Ecuador, legati all'Associazione Internazionale "Noi Ragazzi del Mondo", presieduta da don Franco Monterubbianesi della Comunita' "Capodarco".
E-mail: utopiamo@yahoo.it
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