:: Selvas.org::
:: Occhi aperti sulle Ande :: Ojos abiertos en los Andes ::
SELVAS.org


29-08-2008
Home
Portada

Chi siamo
Quien somos

Contattaci
Contacto


:: Bolivia - agosto 2008 ::

Il referendum “revocatorio” che ha visto impegnata la Bolivia in un’ennesima tornata elettorale nella giornata di domenica 10 agosto sta già dando in numeri.
All'inizio il 63% di consenso riconosciuto al presidente Evo Morales si è ottenuto da uno strano miscuglio tra exit poll e proiezioni quando la Corte Nazionale Elettorale aveva convalidato solo poco più del 20% di voti. Però l’informazione non può aspettare i tempi biblici della CNE boliviana... E i numeri fanno paura...


Tutti i numeri del presidente
Per selvas.org Giovanna Vitrano, Tito Pulsinelli, Luis M. Casado Ledo, Andrés Soliz Rada




:: Tutti i Numeri del presidente

Giovanna Vitrano

::
Vince il progetto di cambiamento della Bolivia

Tito Pulsinelli
(en español)
Gana el proyecto de transformación de Evo Morales

:: Contesa per la terra e per la luna

Luis M. Casado Ledo
(en español)
Contienda por la tierra y la luna


::
Bolivia, isolare i fondamentalisti

Andrés Soliz Rada



11 Agosto 2008

Tutti i numeri del presidente

Per selvas.org Giovanna Vitrano

25 Morales ampiamente confermato, così come – anzi, di meno – è stato confermato il prefetto di Santa Cruz, Ruben Costas (i numeri parlano di un 69% di indice di gradimento).
Confermati anche i prefetti del Beni, Ernesto Suarez; del Pando, Leopoldo Fernandez; del Potosì, Mario Virreina; e di Tarija, Mario Cossio.
Revocati i prefetti di Oruro, Luis Alberto Aguilar; di Cochabamba, Manfred Reyes Villa; e quello di La Paz, Josè Luis Paredes.
Reyes Villa, tanto per chiarire, ha annunciato che resterà al suo posto, “provate a mandarmi qualcuno a sostituirmi…”, avrebbe dichiarato, sottolineando come per sostituire un prefetto democraticamente bisogna convocare nuove elezioni.
Ancora più duro il prefetto vittorioso di Santa Cruz, che annuncia nuove elezioni per l’autonomia del suo dipartimento, visto che quelle tenute qualche mese fa sono state dichiarate non costituzionali (la domanda referendaria era un trabocchetto al quale la Corte Elettorale si è giustamente opposta, ndr).
Per essere ancor più disponibile con quella che già crede essere la controparte, ha detto: “"Este Gobierno insensible, totalitario, masista, incapaz, le niega el desarrollo al pueblo y sólo busca concentrar el poder y convertirnos en mendigo de él. Sigue siendo un pretexto de la dictadura masista el atender a los ancianos con el IDH, la verdadera intención es destruir la autonomía departamental", che tradotto si legge: questo Governo insensibile, totalitario, masista (ovvero tutto del partito MAS), incapace, nega lo sviluppo al popolo e cerca solo di concentrare il potere e trasformarci in mendicanti alla sua porta. Continua a essere un pretesto della dittatura del MAS puntare sulla pensione degli anziani, ma la vera intenzione è quella di distruggere l’autonomia dipartimentale. Insomma, parole davvero confortanti.

Il futuro.
Il futuro, a dir la verità, ci sembra tutto verde-militare. Sono i militari quelli stanno reggendo la pace sulle loro ampie spalle. Continuando ad appoggiare Morales (onestamente, non sappiamo quanto questo appoggio possa estendersi al Governo nella sua totalità), continuando a mantenere una atteggiamento politicaly correct nelle strade, mentre continuano a intervenire per sedare i fuochi che si accendono, senza sosta, nelle manifestazioni che non mancano di impegnare le strade boliviane.
Morales, è vero, pare abbia messo a segno un altro bel colpo, rafforzando la sua posizione. Evo Morales, però. Solo lui, il presidente indio.
Nel frattempo, l’inflazione sale, le richieste di gas e petrolio da parte di Argentina e Brasile si fanno sempre più ingenti – tanto che la Bolivia, con le sue infrastrutture, quasi non ce la fa ad accontentali -, così come è sempre più pressante la richiesta dall’interno di quello che oggi siamo abituati a chiamare welfare.
Insomma, il futuro è una partita a scacchi, davvero difficile, che Evo Morales, lui-proprio-lui, dovrà giocare con i poteri forti della Media Luna.



Vince il progetto di cambiamento della Bolivia

Per selvas.org Tito Pulsinelli


(en español) Gana el proyecto de transformación de Evo Morales



Evo Morales ha parlato alla folla festosa convenuta nella Piazza Murillo di La Paz, annunciando il trionfo dell'unità della Bolivia. Si approfondisce il processo di cambio sociale nella nazione che è il cuore amerindio del continente latinoamericano.
La partecipazione di massa al referendum revocatorio ha consolidato il progetto sociale di Evo Morales ed ha sbarrato la strada alle forze più oscure e feudali dell'oligarchia continentale.

Evo è stato riconfermato con un sostegno popolare che sfiora il 64%, ed ha così consolidato la base sociale d'appoggio che lo elesse due anni fa con un consenso del 54%. Di fronte all'entusiasmo incontenibile della gente che ritmava in coro "Evo sicuro, dagli duro", ha sottolineato che questa è una vittoria della Bolivia profonda, ma non solo.
E' un contributo per il Venezuela, Nicaragua, Ecuador, Paraguay e i Paesi che cercano di percorrere nuovi sentieri di maggiore giustizia. E' la consapevolezza che la globalizzazione -senza uno Stato forte e sovrano- è solo una forma di nuova colonizzazione.

- cronologia -

:: SELVAS BLOG ::

L'attualità e le notizie dal continente Latinoamericano


BOLIVIA


Nell'ipotesi di una sconfitta, non è difficile immaginare quale sarebbe ora il trionfalismo mortifero delle oligarchie e dei paggi neoliberisti, già palesato in Argentina dopo la bocciatura della legge sulle imposte agricole.
Le vie di fatto, le congiure di palazzo, i golpes sono armi spuntate che non risolvono più i problemi. Alla Casa Bianca dovrebbero finalmente capire che non basta un ambasciatore trasferito dal Kosovo, nè generosi finanziamenti illegali a sedicenti "ONG". E la megamacchina mediatica non garantisce sempre ed automaticamente i miracoli: la volonta dei potenti non sempre soggioga la volontà collettiva.

Evo ha ribadito che la sovranità boliviana sarà possibile solo se si rafforzerà il controllo sulle viscere della terra: acqua, gas, minerali, ecc. Verranno nuove nazionalizzazioni e continuerà la riforma agraria.
Oggi hanno perso le elites, le forze dell'egoismo illimitato, quelle che da secoli erano abituate ad imporre sempre la propria volontà, perfino i loro desideri più capricciosi e razzisti. Hanno perso i paladini della ricchezza insolente che si fonda sulla povertà umiliante.

Evo Morales ha accumulato più forza, più prestigio ed avrà una superiore capacità di manovra, perchè due prefetti di destra sono stati sconfitti a Cochabamba e La Paz. Si è imposto il "partito nazionale" che difende la sovranità, le risorse e l'integrità della nazione, contro il "partito imperiale" imbarcato nella balcanizzazione.

Gli elettori hanno parlato con chiarezza, ma la partita con le elites feudali purtroppo non si risolverà solo con i voti e la legittimità democratica. I voti sono indispensabili, come un primo gradino di un processo che è più lungo di un ciclo elettorale, che deve portare ad una nuova egemonia sociale capace di dare corpo al progetto della nuova Bolivia. I tempi sono maturi ed oggi si è fatto un gran balzo in avanti.

Mentre esplode la guerra nel Caucaso, che riattualizza il ballo in maschera dei separatismi buoni e cattivi -e l'infinita ipocrisia "occidentale"- la Bolivia ha dato una bacchettata sonora sulle mani dei locali separatisti -foraggiati dagli Stati Uniti- che vorrebbero fare man bassa dei giacimenti situati -guarda caso- nelle loro regioni.
Per Washington è buono il separatismo del Kosovo e della "Mezzaluna", ma è immorale quello della Ossetia e dell'Abkazia.

Nella neolingua tumefatta delle democrazie sempre-meno-rappresentative, c'è una commistione frequente tra "diritti umani" e separatismo.
Dove quest'ultimo è semplicemente un sinonimo di pozzi, giacimenti o aree geografiche per gli oleodotti. I boliviani hanno ribadito che non vogliono ballare al suono di una musica eseguita da orchestre imperiali. Dopo lo stagno non vogliono essere depredati del gas.





Contesa per la terra e per la luna
   
Luis M. Casado Ledo,
Direttore della rivista Rebanades de Realidad

(en español) Contienda por la tierra y la luna




Sarebbe sicuro, ma poco originale, cominciare scrivendo: Bolivia, “c’è chi ti ama e c’è chi ti USA” come recita il detto popolare; diremo invece che la Bolivia è un paese dove “una vacca vale più di una famiglia campesina” e vincere elezioni, referendum, etc. etc. non fa altro che legittimare, ma si corre il rischio che le vacche continuino a essere le privilegiate dal potere.
Con il 99.99% di schede scrutinate, Morales incassa il 67,41% dei suffragi, senza dubbio le metafore citate sono risultate insufficienti per neutralizzare le manovre di disturbo messe in atto venerdì 15 agosto a Santa Cruz, roccaforte di Rubén Costas, dove la questura è stata occupata nel corso di una protesta organizzata dagli sconfitti, proprio di fronte agli uffici della YPFB per esigere dal governo il versamento di un bonus annuale do 3000 bolivianos (1).

La cosa singolare di questo fatto è che questa risoluzione è stata appoggiata dal governo ma è arenata al Congresso a causa della stessa opposizione capeggiata dal partito PODEMOS.
Non è stata sufficiente nemmeno la dichiarazione fatta a Asuncion, in Paraguay, da José Miguel Insulza, Segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) che ha convalidato “il referendum in Bolivia, in tutti e in ciascuno dei nove dipartimenti”.
In sintesi, martedì 19 si è tenuto uno “sciopero convocato dal prefetto cruceno Rubén Costas e dai dirigenti civici guidati dall’imprenditore Branco Marinkovic” in coincidenza con il 27° anniversario del sanguinoso golpe militare ordinato il 19 agosto del 1971 dal defunto ex dittatore Hugo Banzer Suarez”, come ha sottolineato un comunicato dell’Agenzia Boliviana di Informazione (ABI).

Organizzando il “caso”
Bene, quella del martedì 19 può essere una coincidenza, come molte altre. Il 26 e il 27 gennaio 2008, a distanza di poche ore, morivano un combattende e un dittatore. Il combattente Geogre Habash è morto all’opedale di Amman, in Giordania, all’età di 80 anni. Il suo merito è sttao quello di aver fondato, nel 1968, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Il dittatore, Haji Muhammad Suharto, è morto a 86 anni in un ospedale di Giakarta. Il suo merito è stato quello di aver governato l’Indonesia per 32 anni con il pugno di ferro.
Senza dubbio, il “caso è una parola senza significato, perché niente puù esistere senza un motivo”, diceva François Marie Arouet, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Voltaire.
Continuiamo.
Un articolo riportato da Econoticias informa, tra l’altro, che: “Secondo quanto denunciato dal Governo, l’Ambasciata degli Stati Uniti è quella che promuove e finanza gli sforzi separatisti dell’oligarchia. Le strette relazioni tra l’ambasciatore statunitense Philip Goldberg con Costas e Marinkovic, e il finanziamento da parte dell’agenzia statunitense di cooperazione USAID ai politici di destra all’opposizione sono prova di quanto affermato…”.
Così si scopre che Goldberg è stato assistente, tra il 1994 e il 1996, dell’ambasciatore Richard Holbrooke, “…uno degli strateghi dietro la disintegrazione della Yugoslavia e della disfatta nel 2000 del presidente Slobodan Milosevic. Goldberg ha promosso la separazione tra Serbia e Montenegro ed è anche presente in Kosovo, generano i conflitti tra serbi e albanesi”.
I recenti combattimenti nella regione dell’Ossezia del Sur e del Caucaso con l’intervento delle truppe russe e georgiane ci mettono in guardia visto che si tratta anche là di separatismo portato avanti con uno strumento assolutamente insufficiente e che taglia ogni possibilità di dialogo.
Evo Morales dovrà essere molto forte, o le vacche continueranno a valere più di una famiglia di campesinos. Un’espressione razionale delle incongruenze del libero mercato.

(1) Costas, prefetto di Santa Cruz sconfitto dal referendum, chiede da tempo al governo di stornare la cifra di 3000 bolivianos dalle somme destinate alle pensioni sociali per versarla nelle casse della Prefettura in quanto maggiore produttrice di gas e petrolio, idrocarburi dalla cui vendita provengono i soldi chiesti.
 




Bolivia, isolare i fondamentalisti
   
Andrés Soliz Rada,
Giornalista, ex ministro Idrocarburi della Republica di Bolivia




Non appena si è avuta notizia del trionfo di Evo Morales al referendum di revoca, i fondamentalisti della “media luna” hanno mostrato il loro carattere più radicale: devoluzione TOTALE alle regioni delle Imposte Dirette per gli Idrocarburi (IDH l’acronimo in castigliano); RITIRO del progetto della Costituzione del MAS, progetto approvato a Oruro; applicazione veloce degli statuti autonomistici; convocazione a elezioni delle autorità di Santa Cruz; creazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni per l’amministrazione delle imposte di questo dipartimento.

Solo con la richiesta della devoluzione parziale delle IDH, con modifiche nel citato progetto della Costituzione e per sospendere l’applicazione dello statuto, il panorama ne risulterebbe differente. Nell’altro orecchio, il Viceministro della Decentralizzazione, Fabián Yasik, che è parte della linea dura del Governo, ha indicato che i risultati della consultazione implicano la non modificabilità del documento di Oruro.
:: La Costituzione boliviana ::

Ecco la proposta di Constitucion Politica del Estado de Bolivia che il 15 diiembre 2007, gli Assembleisti di Bolivia (assemblesa Costituente) hanno consegnato al al Presidente della Republica Evo Morales Ayma.


>>Download


"Balcanizzazione" della Bolivia

www.selvas.org/newsBO0207.html; www.selvas.org/newsBO0307.html; www.selvas.org/newsBO1007.html


Documenti>
Bolivia sulla strada della Yugoslavia: Indigenismo e separatismo

di Padre Gregorio Iriarte


Il punto focale di questo testo è il riconoscimento delle 36 nazioni indigene. In accordo con la Confederación de Indígenas de Bolivia (come pubblicato su “La Prensa” del 3 agosto 2008), la nazione Nahua conta 15 individui, la Pacahuara 25, la Guarasugwe 31, la Yaminahua 39, la Reyesana 53, la Yuki 153, la Tapiete 174, la Machinieri 195, la Moré 360. Quando gli antropologi hanno individuato le nazioni Toronoma e Joaquiniana non hanno trovato alcun individuo. Se ne erano già andati. Si tratta di 11 nazioni con meno di 400 individui. Altre 15 non arrivano a 3000. Le uniche nazioni con popolazioni significative sono la Chiquitana (61.250 individui), la Moxeña (76.073), la Aymara (1.549.320) e la Quechua (2.556.277).
Il progetto riconosce 36 lingue ufficiali, inclusa la Toronoma e la Joaquiniana.
Quello che non si capisce è che è stato redatto a fine del 2007, tre anni dopo il censimento del 2004, un testo dal quale abbiamo tratto i dati citati. In quella occasione già era chiaro che lo Stato Nazionale deve prestare attenzione a tutte le etnie e deve rispettare le singole culture, senza dovele convertire nella nazione immaginata dalle ONG (Organizzazioni Non Governative).

In accordo al censimento, gli indigeni sarebbero 4.5 milioni. I restanti 5.5 milioni di Boliviani non risultano in questo documento perché la Bolivia, come repubblica, non è menzionata. Nemmeno i meticci, né i meticci indigeni, visto che 35 anni dopo l’arrivo di Francisco Pizarro in Perù (1567), il soldato Castro ha inviato al re di Spagna questo avviso: “Ci sono tanti meticci in queste terre, e ne nascono ogni ora, che sarebbe meglio che Vostra Maestà inviasse un ordine affinché nessun meticcio o mulatto possa detenere armi, pena la morte, perché questa è gente che con il trascorrere del tempo diventerà pericolosa” (Alejandro Lipschutz).
Quanto è cresciuto il numero dei meticci in mezzo millennio?

Rafael Correa ha lanciato un progetto costituzionale che riconosce gli indiomi dei nativi nell’ambito geografico corrispondente e il castigliano come lingua che vincola gli ecuadoriani tra loro e con il resto dell’America Latina. Nei giorni scorsi, il Presidente Morales ha annunciato l’entrata in funzionamento di tre facoltà universitarie indigene. In una si parlerà aymara, in una quechua e nella terza guaranì. La seconda lingua facoltativa può essere scelta tra castigliano e inglese.
Evo Morales è al massimo del suo prestigio politico contando sui due terzi del voto boliviano. Il prefetto di Santa Cruz, Rubén Costas – che si fa chiamare “governatore”- ricorda a sua volta che anche lui ha ottenuto i due terzi dei voti. Costas dovrà ammettere che l’appoggio al Presidente è tanto forte a livello nazionale che pretendere di imporre un separatismo di fatto è impossibile. Ma è possibile che la Bolivia si fratturi in 36 nazioni indigene. Un dialogo proficuo è possibile solo tra quanti credono nell’unità nazionale.

 



(en español)


Gana el proyecto de transformación de Evo Morales

Por selvas.org Tito Pulsinelli

Traducción de Clara Ferri


Evo MEvo Morales habló a la multitud festiva reunida en la Plaza Murillo de La Paz, anunciando el triunfo de la unidad de Bolivia. Se profundiza el proceso de cambio social en la nación que es el corazón amerindio del continente latinoamericano.

La participación masiva al referéndum revocatorio ha consolidado el proyecto social de Evo Morales y al mismo tiempo ha puesto trabas a las fuerzas más oscuras y feudales de la oligarquía continental.

Evo ha sido reconfirmado con un apoyo popular que alcanza casi el 64% y así ha consolidado la base social de apoyo que lo eligió hace dos años, con un consenso de 54%. Frente al entusiasmo incontenible de la gente que ritmaba en coro “Evo seguro, dale duro”, ha subrayado que esta es una victoria de la Bolivia profunda, pero no sólo.

Es una contribución para Venezuela, Nicaragua, Ecuador, Paraguay y los Países que tratan de recorrer nuevos senderos de mayor justicia. Es la certeza de que la globalización –sin un Estado fuerte y soberano- es sólo una forma de nueva colonización.

En la hipótesis de una derrota, no es difícil imaginar cuál sería ahora el triunfalismo mortífero de las oligarquías y de los payos neoliberales, ya evidenciado en Argentina tras la no aprobación de la ley sobre los impuestos agrarios.

Las acciones contundentes, las conspiraciones de palacio, los golpes son armas sin filo que ya no resuelven los problemas. En la Casa Blanca deberían por fin entender que no es suficiente un embajador transferido de Kosovo, ni generosos financiamientos ilegales a sedicentes ONG’s. Y la mega-máquina mediática no garantiza siempre y automáticamente los milagros. La voluntad de los poderosos no siempre subyuga la voluntad colectiva.

Evo ha ratificado que la soberanía boliviana será posible sólo si se refuerza el control en las vísceras de la tierra: agua, gas, minerales, etc. Vendrán nuevas nacionalizaciones y seguirá la reforma agraria.

Hoy han perdido las elites, las fuerzas del egoísmo ilimitado, las que desde hace siglos estaban acostumbradas a imponer siempre su propia voluntad, hasta sus deseos más caprichudos y racistas. Han perdido los paladinos de la riqueza insolente que se funda en la pobreza humillante.

Evo Morales ha acumulado más fuerza, más prestigio y tendrá una superior capacidad de maniobra, porque dos prefectos de derecha han sido derrotados a Cochabamba y La Paz.

Se ha impuesto el “partido nacional” que defiende la soberanía, los recursos y la integridad de la nación, contra el “partido imperial”, embarcado en la balcanización.


Los electores han hablado con claridad, pero la partida con las elites feudales –lamentablemente- no se va a resolver sólo con los votos y la legitimidad democrática.
Los votos son indispensables como un primer escalón de un proceso que es más largo que un ciclo electoral, que debe llevar a una nueva hegemonía social capaz de dar forma al proyecto de la nueva Bolivia.
Los tiempos son maduros y hoy se dio un gran paso hacia delante.

Mientras estalla la guerra en el Cáucaso, que re-actualiza el baile enmascarado de los separatismos buenos y malos –y la infinita hipocresía “occidental”- Bolivia ha dado un reglazo sonoro en los nudillos de los locales separatistas. Subvencionados por Estados Unidos, estos quisieran echar mano de los yacimientos situados –qué casualidad- en sus regiones.
Para Washington es bueno el separatismo de Kosovo y de la “Medialuna”, pero es inmoral el de Osetia y de Abkazia.

En la neo-lengua tumefacta de las democracias cada vez menos representativas, hay una conmixtión frecuente entre “derechos humanos” y separatismo. Donde éste último es simplemente un sinónimo de pozos, yacimientos o áreas geográficas para los oleoductos.
Los bolivianos han reiterado que no quieren bailar al son de una música ejecutada por orquestas imperiales. Después del estaño no quieren ser depredados del gas.


Contienda por la tierra y la luna
   
Luis M. Casado Ledo,
Director revista Rebanades de Realidad


Cierto pero poco original sería comenzar escribiendo: Bolivia, "alguien te ama y alguien te USA", como reza el dicho popular; diremos entonces, que Bolivia es un país donde "una vaca vale más que una familia campesina" y ganar elecciones, referéndum, etcétera, etcétera, aporta tan sólo legitimidad, pero se corre el riego que las vacas sigan siendo las privilegiadas por el poder.
Escrutadas el 99.99 por ciento de las mesas, Morales contabiliza el 67.41 por ciento de los sufragios a su favor, sin embargo los mencionados guarismos resultaron insuficientes para neutralizar los disturbios ocurridos el viernes 15 en Santa Cruz, bastión de Rubén Costas, donde se tomó la jefatura policial durante una protesta, organizada por discapacitados, frente a las instalaciones de YPFB, para exigir al Gobierno el pago de un bono anual de 3.000 bolivianos. Lo singular de este hecho, es que dicha ley es apoyada por el Gobierno y se encuentra demorada en el Congreso por influencia de la misma oposición encabezada por el Poder Democrático Social (PODEMOS).
Tampoco fue suficiente la declaración desde Asunción, Paraguay, de José Miguel Insulza, Secretario General de la Organización de Estados Americanos (OEA), validando "el referéndum en Bolivia, en todos y cada uno de los nueve departamentos".
En síntesis, el martes 19 se realizará un "…paro convocado por el prefecto cruceño Rubén Costas y por los dirigentes cívicos encabezados por el agroindustrial Branco Marinkovic", en coincidencia con el 27 aniversario del cruento golpe militar iniciado el 19 de agosto de 1971 por el fallecido ex dictador Hugo Banzer Suárez", informa un despacho de la Agencia Boliviana de noticias (ABI).

Organizando el azar
Si bien el martes 19 puede ser una coincidencia, como muchas otras: En los días 26 y 27 enero de 2008, por una diferencia de horas moría un luchador y un dictador. El luchador, George Habash, fallecía en un hospital de Amman, Jordania, a los 80 años de edad. Su mérito, haber fundado en 1968 el Frente Popular para la liberación de Palestina (FPLP). El dictador, Haji Muhammad Suharto, fallecía a los 86 años, en un hospital de Yakarta. Su mérito, haber gobernado Indonesia con puño de hierro, durante 32 años.
Sin embargo, el "Azar es una palabra vacía de sentido, nada puede existir sin causa", afirmó François Marie Arouet, más conocido por su seudónimo, Voltaire. Continuemos.
El artículo mencionado de Econoticias informa también: "Según ha denunciado el Gobierno, la Embajada de Estados Unidos es la que promueve y financia los intentos separatistas de la oligarquía. Las estrechas relaciones del embajador estadounidense Philip Goldberg con Costas y Marinkovic, y el financiamiento de la agencia norteamericana de cooperación USAID a los políticos derechistas de oposición son prueba de ello". También se revela que Goldberg fue asistente, entre 1994 a 1996, del embajador Richard Holbrooke, "…uno de los estrategas de la desintegración de Yugoslavia y de la caída en 2000 del presidente Slobodan Milosevic. Goldberg promovió la separación de Serbia y Montenegro y también estuvo en Kosovo, generando conflictos entre serbios y albaneses."
Los recientes combates en la región de Osetia del Sur y Abjasia con participación de las tropas rusas y georgianas nos alertan que cuando de separatismos se trata, la totalidad es una medida insuficiente, no mensurable en diálogo alguno. Evo deberá ser ineluctable, o las vacas seguirán valiendo más que una familia de campesinos. La expresión racional de las incongruencias del libre mercado.



SELVAS.org - Disclaimer - Copyleft
In ottemperanza con la nuova legge sull'editoria italiana, si segnala che selvas.org non è' un periodico. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata nè predeterminabile. Non essendo una testata giornalistica, non esiste editore. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o di chi li ha scritti. I dati sensibili relativi alla legge sulla privacy sono tutelati in ottemperanza alla legge 675/96 e dal dpr 318/99. Il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato (a patto si citi selvas.org come fonte). Per qualunque altra informazione scrivere alla redazione.




| torna indietro | volver |