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:: UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE ::


DIARI DAL FORUM SOCIALE MONDIALE DI PORTO ALEGRE

"Le genti senza voce sono venute qui per gridare al mondo la loro esistenza come esseri umani. Dopo il Forum di Porto Alegre il Forum Economico Mondiale non possiede più la forza di prima. I problemi sociali del mondo non sono stati mai discussi da loro, a Davos adesso saranno obbligati a farlo. Avete ottenuto un posto nella storia!
Il Forum sociale mondiale è il più grande movimento di società civile della storia!
"
Alzenì Tomaz mi ripete al cellulare le parole del presidente LULA nel suo discorso a Porto Alegre che commuove gli oltre centocinquantamila partecipanti.

A cura di Cristiano Morsolin



Tutte le foto di questo reportage sono state prese dal sito www.movimientos.org

:: I LINK del FSM 2003 ::
www.forumsocialmundial.org.br
www.portoalegre2003.org
www.movimientos.org/fsm2003
www.attac.info/poa2003
www.unimondo.org
www.carta.org
www.adital.org.br
www.rebelion.org


Domenica 26 gennaio 2003

Alzenì Tomaz (coordinatrice della Pastorale della Terra CPT del nordest brasiliano e minacciata di morte per la sua difesa dei sem-terra) continua la sua testimonianza:
"Don Gianfranco Masserdotti, profetico vescovo comboniano e presidente del Consiglio indigenista missionario CIMI del Brasile commenta: "Anche per il nuovo clima di fiducia portato dall'elezione di Lula a presidente, una certa rinascita dell'UTOPIA è palpabile in questo Forum.
Ma è grazie al contributo di idee che vengono da ogni parte del pianeta che è possibile costruire un mondo migliore, che l'UTOPIA comincia ad avere un respiro mondiale…
".

Si sta avviando alla conclusione la terza edizione di questo Forum che raccoglie il movimento dei movimenti sociali provenienti da tutto il mondo.
La vastità, il calore e il colore di questo variopinto arcipelago di militanti, pacifisti, disobbedienti, rappresentanti dei movimenti popolari e Ong, campesinos e indigeni, ecologisti, di migliaia di rivoluzionari a piedi scalzi o con il saio francescano, di grandi camminatori (come Alzenì che si è fatta due giorni di bus per arrivare dal nordest brasiliano di Recife) ci consente di offrire ai lettori di Selvas.org solo qualche "foto", qualche istantanea che fotografa i frammenti di una lotta alternativa davvero storica.
Abbiamo scelto di dare voce a quei protagonisti andini che spesso sono al centro delle cronache di Selvas.org, mentre nei mass-media tradizionali sono completamente ignorati ed esclusi.



Blanca Chancoso
, rappresentante della Federazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador CONAIE, parla alla conferenza sui diritti e le diversità dei pochi diritti riconosciuti al suo popolo. "Negli ultimi 500 anni hanno tolto il diritto di parola a noi indigeni, dimenticandosi che noi siamo di questa terra, siamo nati qui e ci stiamo da sempre. La Globalizzazione e' arrivata a completare l'opera di colonizzazione che abbiamo subito fino ad ora. Vogliamo che vengano riconosciuti i nostri diritti di esseri umani, con la possibilità di poterci gestire autonomamente nella lingua, nelle tradizioni e costumi e in tutto quello che riguarda la nostra identità. Non vogliamo - continua Chancoso - creare fratture nei Paesi, ma un'autonomia piena. Noi indigeni ecuadoregni abbiamo lottato per questa, e anche se i risultati per ora non sono soddisfacenti, continueremo a lottare. Vogliamo partecipare anche alla vita politica del nostro paese, perche' ne siamo parte integrante. E alle scorse elezioni abbiamo ottenuto due ministri (Nina Pacari e Luis Macas) nel governo. Non e' un regalo che ci hanno fatto, ma una nostra vittoria. Chiediamo che ci vengano riconosciuti i nostri diritti, e partecipiamo anche alle Campagne contro quella globalizzazione che va contro questi diritti, come per esempio la campagna contro l'ALCA (accordo di liberalizzazione del commercio delle Americhe)".

Marli de Fatima Aguirre, brasiliana nera membro del coordinamento continentale della JOC Gioventù operaia cristiana dell'America Latina, ha organizzato insieme alla JOC Internazionale un laboratorio dal titolo "Fine della disoccupazione e diritto al lavoro degno" per dare voce al protagonismo dei giovani lavoratori in ambito popolare e con fede militante; mi ha promesso di inviare la sua relazione.

Al Forum Mondiale Sociale di Porto Alegre, edizione 2003, è approdato anche il Movimento Mondiale Nats dei bambini e adolescenti lavoratori organizzati e rappresentati dal coordinamento latinoamericano MOLACNATs di cui alleghiamo i comunicati stampa.

A Porto Alegre si è svolto anche la prima assemblea mondiale di "VIA CAMPESINA", un coordinamento di movimenti di campesinos di tutto il mondo, di cui alleghiamo anche il documento finale e il commento di una partecipante d'eccezione, Alzenì Tomaz, coordinatrice della Pastorale della Terra CPT del nordest brasiliano.

Francisco Withaker, segretario nazionale della Commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza Episcopale Brasiliana CNBB, commenta l'opposizione all'ALCA che nel settembre scorso ha mobilitato ben 10 milioni di brasiliani in un plebiscito popolare promosso dalle comunità ecclesiali di base, dalla Commissione Pastorale della Terra CPT, etc.

Concludiamo questo reportage con
Aurora Donoso di ACCION ECOLOGICA (Ecuador) che ci parla di blocco alle politiche neoliberali che affamano l'umanità anche attraverso il debito estero e il DEBITO ECOLOGICO.

Tante voci, tanti colori, tante passioni e resistenze… UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE !





Martedì 21 gennaio 2003
INIZIA ASSEMBLEA MONDIALE
"VIA CAMPESINA"

A Porto Alegre (Brasile) inizia oggi l'assemblea mondiale di "VIA CAMPESINA", un coordinamento internazionale nato nel 1992 a cui aderiscono un centinaio di organizzazioni contadine e movimenti popolari dell'America Latina, Asia, Africa ed Europa, tra cui il Movimento Sem Terra MST e la Pastorale della Terra CPT del Brasile, la Confederation paysanne francese (capitanata da Bovè), ecc.
Tre giorni di dibattito approfondiranno le strategie comuni dei vari movimenti sociali che lottano per la riforma agraria, per la sovranità alimentare, contro l'ALCA, per uno sviluppo equo ed eco-sostenibile delle comunità rurali e indigene che spesso pagano il prezzo delle politiche neoliberiste imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale FMI.
Tra le tematiche che verranno affrontate si analizzeranno i risultati della "Campagna Globale per la Riforma Agraria". (VEDI APPROFONDIMENTO)
"Via Campesina" si unirà ai protagonisti del Forum Sociale Mondiale in programma sempre a Porto Alegre, di cui coordina quest'articolazione mondiale fin dalle mobilitazioni di Seattle.
Alzeni Tomaz, 31 anni, coordinatrice della Pastorale della Terra CPT (commissione facente capo alla Conferenza Episcopale Brasiliana CNBB) del nordest brasiliano (minacciata di morte per il suo impegno in favore dei senza terra) dopo due giorni di viaggi in bus da Recife è approdata a Porto Alegre e commenta: "è importante partecipare all'assemblea mondiale di "Via Campesina", di cui la Pastorale della Terra CPT è aderente: ci confronteremo con vari delegati di organizzazioni contadine e popolari di tutto il mondo condividendo esperienze comuni di militanza e di lotta per difendere il diritto alla terra.
Il nuovo governo Lula ci fa credere nella speranza di realizzare una vera riforma agraria, costruendo cittadinanza e dignità per il tutto il suo popolo, storicamente escluso.
Per esempio la scelta del Ministro Rossetto (che proviene dal Movimento dei Sem Terra MST) è un segnale significativo di cambiamento: saprà avviare un processo di riforma agraria che riscatti e sviluppi la questione della giustizia sociale e della lotta alla povertà e alla fame. Pieno di speranza il Brasile apre le porte al Forum Sociale Mondiale dando il benvenuto a tutti".





CAMPAGNA GLOBALE
PER LA RIFORMA AGRARIA

I seguenti principi fondamentali costituiscono la piattaforma della "Campaña global por la reforma agraria". Descrivono tanto gli scopi della campagna quanto la sua struttura di coordinamento.

1. Il diritto umano ad alimentarsi ed il diritto dei contadini a produrre sono i punti di partenza della "Campaña global por la reforma agraria". Il diritto umano all'alimentazione implica il diritto di tutte le comunità contadine ad accedere alle risorse per la produzione alimentare, in particolare al diritto alla terra. Si tratta del diritto fondamentale delle contadine e dei contadini a coltivare la terra per raggiungere la "sovranità alimentare" delle proprie famiglie e dei popoli.
In tali circostanze ogni stato deve sentirsi obbligato a rispettare, proteggere e garantire l'accesso dei propri contadini alle risorse produttive. Questi obblighi includono, per esempio, le politiche necessarie allo sviluppo agrario, economico e di genere, che superino l'oppressione e la mancanza di libertà. La riforma agraria è la misura fondamentale perché i contadini e le contadine povere possano accedere al controllo sulla terra e sulle altre risorse produttive. Per questo la riforma agraria è la condizione indispensabile perché milioni di famiglie contadine povere possano soddisfare il proprio diritto ad alimentarsi.
Il diritto umano all'alimentazione delle generazioni future richiede la conservazione delle risorse produttive alimentari, con particolare riferimento al suolo, all'acqua, e alla diversità genetica e pertanto richiede una agricoltura sostenibile e diversificata, il che è l'opposto dell'agricoltura industrializzata e controllata dalle multinazionali. I contadini erano soliti essere i guardiani della terra, dell'acqua e delle risorse genetiche; si deve permettere loro di continuare a garantire questa custodia e più in generale la diversità culturale dell'umanità.
I diritti umani dei contadini e delle contadine sono stati violati pesantemente in molti Paesi, tanto a causa di azioni singole quanto a causa delle politiche strutturali degli stati. Il diritto dei popoli indigeni alle loro terre tradizionali e i diritti egualitari delle donne contadine sono stati negati, ed il superamento di questa condizione lo si può ottenere solo nell'ambito della riforma agraria. A livello globale il diritto all'alimentazione e la necessità della riforma agraria sono state riaffermate in molte dichiarazioni e conferenze, tra queste il Piano d'Azione in occasione del vertice mondiale sull'alimentazione del 1996.
La riforma agraria è un elemento fondamentale della democratizzazione della terra e della società. La riforma agraria fa parte della necessaria transizione alla agricoltura sostenibile, basata sulla contadina e sul contadino, che hanno il diritto e la capacità di garantire la "sovranità alimentare". In questo senso la riforma agraria rappresenta una risposta fondamentale alle violazioni del Diritto Umano ad Alimentarsi, ed alla distruzione dei sistemi rurali e dei valori locali.

2. La "Campaña global por la reforma agraria" vuole incentivare ed appoggiare i movimenti nazionali e le loro lotte per la riforma agraria e promuoverne di nuovi. La campagna dà informazioni e risonanza internazionale alle iniziative per la riforma agraria che si sviluppano localmente promuovendo la comunicazione e il coodinamento internazionale delle iniziative per la riforma agraria.

3. La "Campaña global por la reforma agraria" ha la seguente struttura: ogni organizzazione partecipante parla solo a nome proprio. La base programmatica comune è quella formulata nella prima parte di questa piattaforma.
Un gruppo di coordinamento che ha il compito di appoggiare le reti locali, fornire informazioni, e garantire la comunicazione tra i partecipanti della campagna.





En español

Resoluciones de la Primera Asamblea
Mundial Campesina

Del 21 al 23 de enero del año 2003 desarrollamos nuestra Primera Asamblea Mundial campesina en la ciudad de Porto Alegre, Brasil con la participación activa de mas de 300 delegados entre mujeres y hombres de Asia, Africa, Oceanía, Europa y América. Convocada por Vía Campesina, de manera amplia y plural, en torno al Foro Social Mundial.

Los delegados-as y dirigentes-as campesinos-as debatimos el incremento de la pobreza y miseria en que se encuentran nuestros pueblos, la privatización de la tierra, el agua y demás recursos naturales por las transnacionales que han llevado a la migración y al desempleo a millones de familias indígenas, campesinas y negros del campo en el mundo entero. Como producto de las políticas neoliberales que se impone a nuestros pueblos, avalados por los gobiernos.

Estas políticas están siendo acompañadas por la militarización de nuestros países, declaración de guerras sucias, con el pretexto de combatir el narcotráfico y el terrorismo, como en Colombia, Palestina, Irak, instalando bases militares en puntos estratégicos de nuestro planeta, y en muchos otros países han mandado tropas encubiertas que ofrecer “servicios sociales y humanitarios”. Estas acciones militaristas y terroristas norteamericanas han cobrado miles de muertos a estos pueblos indefensos, principalmente niños, ancianos y mujeres, vergonzosamente avalado por países desarrollados organizados en la OTAN. Por otro lado alimentan las “guerras civiles” en nuestros países, porque significa jugosas ganancias para ellos, como el caso de Venezuela.

Las negociaciones en torno al ALCA siguen llevándose a cabo a espaldas de los pueblos, de manera descarada, los negociadores son preparados por los mismos norteamericanos, como el caso centroamericano, sin que les importe la vida y dignidad de los pueblos. A pesar de estar estancados en algunos aspectos, principalmente en el tema de la agricultura, las negociaciones se siguen avanzando bilateralmente, que ya es parte de la derrota de un “plan integral sobre el continente Americano ”.

A pesar del deterioro del nivel de vida de los pueblos, principalmente en el área rural, los gobiernos de cada país siguen teniendo una actitud fiel a las políticas neoliberales, aceptando desde ya el sojuzgamiento de su soberanía, al extremo de criminalizar la lucha de los pueblos por la defensa de los derechos elementales, al perseguir y llevar a los tribunales a sus dirigentes, como el caso de José Bové de Francia, que recibió una condena a 14 meses de cárcel, por denunciar los crímenes de las transnacionales, o como el caso de Guatemala que ha emitido 114 órdenes de captura contra líderes campesinos por la lucha de sus tierras, mientras los corruptos y narcotraficantes se mueven libremente, en Bolivia han sido asesinados 18 compañeros por defender sus derechos a la producción de la hoja de coca, la que milenariamente han cultivado para sobrevivir, por otro lado en México los campesinos han levantado la campaña el “Campo no aguanta más” contra el efecto perverso del tratado de libre comercio firmado hace más de 5 años y que ha excluído a los campesinos de su entorno rural, aumentando la pobreza y la miseria.

Condenamos la prisión y persecusión contra miles de hermanos y hermanas, campesinos/as y sus dirigentes en el mundo,la condena por los 14 meses de prisión a José Bové y a los 5 cubanos encarcelados por sus posiciones politicas en Estados Unidos, para lo cual debemos luchar arduamente por su liberación, concretando diversas acciones, de denuncias y solidaridad en cada país a fin de hacer prevalecer nuestros derechos. Condenamos tambien, las condiciones deplorables e inhumanas en que viven nuestros hermanos/as desplazados de las guerras y la expropiación de sus tierras a consecuencia de las politicas neoliberales, deben ser respetados sus derechos y atendidas sus necesidades por los gobiernos.

Los pueblos, principalmente los indígenas, campesinos, negros, mujeres, jóvenes, los pescadores artesanales, los pastores, y las diversas expresiones rurales somos la esperanza de vida, porque seguimos vinculados a la “Madre Tierra”, que involucra el derecho al agua, la semilla que son parte de nuestra identidad.

Nuestra organización y lucha son la esperanza de nuestros pueblos, con un contenido claramente definido, la Reforma Agraria, Soberanía Alimentaria, Biodiversidad y Medio Ambiente, contra los transgénicos, defensa de las semillas nativas, el agua, Derechos Económicos, Políticos y Sociales de los pueblos, Políticas agrícolas y comercios, recursos genéticos y del mar, que ratificamos en esta Asamblea Mundial Campesina. Porque nuestra lucha es por la vida y dignidad de nuestros pueblos, decimos un NO rotundo al ALCA en América y fuera la OMC de la agricultura.

Llamamos a la lucha frontal contra la OMC, que significa prepararnos desde ya para la Cumbre ministerial en Cancún, México en septiembre de este año. Realizaremos movilizaciones articuladas a nivel continental y mundial, desde luego actividades masivas en México, hasta lograr nuestros objetivos.

Para librar grandes luchas permanentes, tenemos la necesidad de articular mejor nuestro movimiento en cada continente, la CLOC es visible a nivel de América Latina, en Europa, la CPE. Pero debemos a lo inmediato a fin de fortalecer nuestra lucha organizar un referente continental en Africa y Medio Oriente, además de involucrar activamente a las mujeres y jóvenes.

Hemos abandonado el aspecto formativo, en lo político y en lo ideológico para nuestros cuadros, necesitamos una escuela de Formación Internacional y el intercambio de experiencias para aprovechar lo que ya tenemos construido.

Necesitamos organizar, fortalecer e impulsar las Alianzas con otros movimientos sociales, porque nuestros enemigos están articulados. Por dicha razón estaremos en el Foro Social Mundial para concretar nuestras alianzas desde las acciones. Este Foro debe pronunciarse a favor de las luchas y sacrificios de nuestros pueblos, debe sumarse al llamado de acciones que impulsamos los diferentes sectores sociales, para que sea un verdadero espacio de reflexión y acción.

Expresamos nuestra preocupación de lo que pueda ocurrir en Brasil ya que su ministro de agricultura se propone el libre ingreso de los transgenicos hecho que lesionará gravemente los intereses y la sobreranía alimentaria del pueblo brasileño

La militarización y la guerra son temas que no están lo suficientemente debatidos en la Vía Campesina. Tenemos que construir la Paz y la autodeterminación de los pueblos desde nuestras acciones y luchas. Nos solidarizamos con los hermanos pueblos de Venezuela, Colombia, Palestina e Irak. Condenamos el bloqueo económico de más de 40 años impuesto al pueblo de Cuba además de constantes ataques bacteriológicas por el gobierno de los Estados Unidos. Nos preocupa la extrema pobreza que vive el pueblo de Haití, debemos concretar acciones para sacar de esta situación.

Tenemos que redoblar esfuerzos para discutir y analizar el nuevo proyecto político que queremos los campesinos del mundo. Tenemos que concretar nuestro proyecto político y económico mas humano, solidario, incluyente y no destructor de nuestro planeta.

GLOBALICEMOS LA LUCHA ... GLOBALICEMOS LA ESPERANZA.

Porto Alegre, Brasil 23 de enero de 2003.


Mercoledì 23 gennaio 2003
IL MOVIMENTO MONDIALE NATS APPRODA AL FORUM SOCIALE MONDIALE




Per la prima volta il Movimento mondiale NATs (Niños Adolescentes Trabajadores nell'acronimo spagnolo) approda al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre.
La delegazione dei bambini e adolescenti lavoratori organizzati nei Movimenti NATs presenti in America Latina, Asia e Africa, ha diffuso una dichiarazione in cui si sottolinea:
"ci sentiamo parte del movimento che si manifesta nel Forum sociale mondiale; condividiamo le stesse critiche alle politiche neoliberali; anche noi siamo convinti che un mondo più giusto e dignitoso è possibile, se uniamo tutte le forze per lottare insieme contro la povertà, la discriminazione, la violenza, lo sfruttamento e contro tutte le ingiustizie che flagellano le nostre famiglie, i nostri popoli e la società in generale.
Il nostro movimento rappresenta centinaia di migliaia di bambini e adolescenti che lavorano per il proprio sviluppo e quello delle proprie famiglie e comunità."

I Movimenti Nats propongono un nuovo paradigma culturale di lettura dell'infanzia:
"Non ci sentiamo oggetti di carità ma soggetti che lottano per i nostri diritti di bambini e di lavoratori in favore di migliori condizioni di vita. L'immagine di un'infanzia passiva è molto comune nella società contemporanea ma non corrisponde alla realtà che il nostro Movimento rappresenta. Nelle conclusioni del Forum mondiale dell'anno scorso il tema dell'infanzia non è stato adeguatamente contemplato.
Si concepisce l'infanzia in generale, i bambini lavoratori e di strada, semplicemente come vittime e oggetti passivi. Ci sembra indispensabile che i bambini e adolescenti possano partecipare direttamente alla lotta per un mondo migliore, dove anche l'infanzia giochi un ruolo più rispettato e responsabile che quello nelle società escludenti di oggi. "

Inoltre i Movimenti Nats lanciano un appello: "suggeriamo a tutti i partecipanti al Foro Sociale di contemplare che anche noi bambini e adolescenti siamo protagonisti nella costruzione di un futuro che rispetta la dignità di ogni essere umano.
Noi bambini e bambine, adolescenti lavoratori del mondo non siamo il problema ma siamo parte della soluzione con la nostra proposta di cittadinanza, di organizzazione, di micro-imprenditorialità e di soggettività politca!
" hanno enfatizzato.

Alejandro Cussianovich, fondatore dei Movimenti dei Nats organizzati in America Latina, già presente a Porto Alegre commenta: "la nostra esperienza di impegno lungo 25 anni, è aperta a condividere altre iniziative di organizzazzioni che lottano per una vita più degna in favore dei diritti di tutta l'infanzia nel mondo; il nostro cammino ci ha permesso di costruire un'identità sociale, riconoscendo i Nats come attori economici e politici, soggetti "protagonisti"; faremo sentire la voce di questi soggetti emergenti che vogliono costruire un altro mondo possibile".

Il Forum delle Ong tedesche sul lavoro minorile (di cui fanno parte anche ProNats e Terre des Hommes - Germania che, anche grazie al coordinamento di Manfred Liebel dell'Università di Berlino, nel maggio 1999 ha spinto il Parlamento nazionale Deutscher Bundestag a dichiarare all'unanimità che l'applicazione del convegno n.182 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL non deve discriminare e criminalizzare i bambini lavoratori e le loro organizzazioni) ha diffuso ieri un comunicato stampa di appoggio al Movimento Mondiale Nats approdato a Porto Alegre, facendo riferimento al "diritto di autoderminazione dei bambini lavoratori", condividendo i contenuti della dichiarazione finale del meeting internazionale di Milano
(www.derechosinfancia.org.mx/documentos/mem_molacnats.pdf)
(svoltosi dal 24 novembre al 4 dicembre con la partecipazione dei rappresentanti continentali dei movimenti dell'Africa, Latinoamerica e Asia), "esortando ONG, mass-media, ONU, ecc. a riconoscere e rafforzare l'articolazione e la soggettività del Movimento Mondiale NATs, e la loro partecipazione a livello locale, nazionale e internazionale nel prendere decisioni che riguardano politiche che li riguardano".

Il Movimento Mondiale Nats, giunto in Brasile grazie alla rappresentanza del Movimento Latinoamericano Nats - MOLACNATs, si è rafforzato anche grazie agli incontri internazionali realizzatisi recentemente a Milano dal 24 novembre al 4 dicembre scorso, promosso da ITALIANATs (rete di 19 Ong e centrali del commercio equo che appoggiano i Movimenti Nats), a Roma il 17 ottobre scorso con la "storica" udienza in Parlamento di una Nats peruviana con la Commissione Bicamerale per l'infanza e anche a Lima (Perù) nell'ambito del seminario internazionale "Protagonismo organizzato dei Nats: sfide odierne e alternative" 8-10 gennaio, che ha visto la partecipazione di delegati provenienti da Ecuador, Perù, Paraguay, Venezuela, Germania e Italia.

QUI POTETE SCARICARE IN FORMATO PDF
IL COMUNICATO STAMPA DEL MOVIMENTO LATINOAMERICANO DEI NATS - MOLACNATS.


Venerdì 24 gennaio 2003
Commenti del segretario della Commissione "Giustizia e Pace" del Brasile




In attesa del discorso di questa sera del presidente Iñacio Lula da Silva al Forum Sociale Mondiale circolano vari commenti sulla sua scelta di partecipare al World Economic Forum di Davos (Svizzera), teatro neoliberale opposto al FSM.
Infatti il suo portavoce Andrè Singer ha confermato che Lula sosterrà a Davos la sua proposta per un "nuovo contratto sociale" tra il capitale e il lavoro: " è indispensabile un patto mondiale che diminuisca le distanze tra i paesi poveri e quelli ricchi; è inammissibile che all'inizio del nuovo millennio esistano ancora milioni di esseri umani che non hanno neppure da mangiare" ha commentato.

Antonio Martins del Comitato organizzativo del terzo FSM spiega che "la cosa più importante è che il Governo Lula insieme ai movimenti sociali aiuti a trasformare il Brasile in un laboratorio di alternative per il mondo".

Invece il segretario della Commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza Nazionale Episcopale dei Vescovi del Brasile CNNBB, che fa parte del comitato organizzatore di questa e delle due precedenti edizioni del Forum Sociale Mondiale, critica la decisione di Lula pur appoggiando direttamente la sua politica di governo popolare.

Francisco Withaker dichiara: "Personalmente preferirei che Lula non andasse a Davos perché è un evento promossa dalle multinazionali e dalle imprese private e non dai governi, né tantomeno dalla società civile. Per questo abbiamo deciso come comitato organizzatore di realizzare il FSM negli stessi giorni, per mostrare che c'è una scelta da fare", spiega, riconoscendo il suo diritto a scegliere di andare. Whitaker considera "un atto di coraggio" il fatto che Lula viaggi a Davos. Anche se non è d'accordo, ammette sia un fatto nuovo: "Esiste la prospettiva che la sua partecipazione come capo di un governo che vuole cambiare radicalmente le cose, perché il modello economico neoliberale serve solo a causare infelicità nelle persone, considerando che il criterio delle decisioni del governo deve essere il benessere umano del suo popolo e non il profitto".

Con il viaggio di Lula al Foro Economico Mondiale, il rappresentante della Commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza Nazionale Episcopale dei Vescovi del Brasile CNNBB, nutre la speranza nei miglioramenti sociali nelle negoziazioni internazionali portati avanti dal presidente Lula, soprattutto nel coinvolgimento nell'ALCA - Area di Libero commercio delle Americhe, che a suo parere comprende l'aspetto "terribile" dell'apertura totale delle frontiere: " tutto arriva al potere economico e anche militare della potenza statunitense". Mette in guardia sul fatto che non ci sono limiti alle decisioni USA.

In particolare Francisco Withaker denuncia l'esistenza di una clausola particolare presente nell'ALCA come nell'Accordo NAFTA, che concede potere alle imprese più che ai governi: "Si impone la volontà di chi investe e si trasforma in padrone del mondo, perché il governo può essere messo sotto processo da parte delle multinazionali se si sentono pregiudicate nei loro profitti."

Questa dura analisi è supportata dal plebiscito contro l'ALCA che ha coinvolto 10 milioni di brasiliani nel settembre scorso con un percorso di coscientizzazione promosso da vari organismi ecclesiali come la Commissione Pastorale della Terra, il Consiglio Indigenista Missionario CIMI, la stessa Conferenza Episcopale CNBB.

SABATO 25 GENNAIO
LOTTIAMO CONTRO IL DEBITO ESTERO
E IL DEBITO ECOLOGICO !




Aurora Donoso, storica coordinatrice dell'Ong eco-radicale dell'Ecuador ACCION ECOLOGICA, rappresentante di "Alianza de los pueblos del Sur", spiega la mobilitazione per lottare contro il debito estero e soprattutto contro quel debito ecologico di qui spesso ci dimentichiamo:

"Abbiamo avuto l'opportunità di riunirci insieme a compagne e compagni provenienti da tutta l'America Latina e dall'Asia per condividere insieme le nostre esperienze di lotta nei confronti del DEBITO ECOLOGICO che le multinazionali del nord hanno causato nei loro paesi per i gravi impatti sociali e ambientali di attività come lo sfruttamento petrolifero, del legno, dei camberi, etc. Abbiamo analizzato il ruolo della Banca Mondiale, FMI, BID in America Latina che, come continuazione al "Plan Puebla Panama", promuove crediti per costruire megaprogetti che includono infrastrutture di trasporto, energia e telecomunicazioni per facilitare il saccheggio di risorse naturali in base al libero commercio. Parallelamente abbiamo riflettuto sulla strategia militare degli Stati Uniti d'America in tutto il continente latinoamericano per così consolidare il controllo geo-politico-militare nella regione.
Di fronte a questo panorama abbiamo proposto di bloccare i piani del BID - Banco Interamericano del Desarrollo - Banca Interamericana dello Sviluppo, di bloccare le negoziazioni e i processi dell'ALCA, dell'Organizzazione Mondiale del Commercio OMC, di bloccare la privatizzazione e la trans-nazionalizzazione delle economie, di bloccare le negoziazioni con FMI, Banca Mondiale, di bloccare il pagamento del debito estero, di bloccare l'espansione dello sfruttamento del petrolio e delle risorse naturali che attenta e massacra i popoli del Sud del Mondo, la Pacha-mama Madre Tera. I popoli del Sud dichiarano questo blocco!."

Nella passata edizione del Forum Sociale Mondiale del 2002 era presente la cara amica
Ivonne Yannes che è stata segretaria del Tribunale internazionale dei popoli contro il debito estero insieme al premio nobel per la pace Perez Esquivel e mi ha dato il verdetto finale che allego qui di seguito.

:: DOCUMENTI DI SELVAS.ORG 2002::

En español

TRIBUNAL INTERNACIONAL
DE LOS PUEBLOS SOBRE LA DEUDA

JUBILEO SUR/AMERICAS
A/c Diálogo 2000 – Piedras 730 (1070) Buenos Aires, Argentina
Telefax 5411-4307-1867
jubileosur@wamani.apc.org
tribunaldeuda@wamani.apc.org


Porto Alegre, Rio Grande do Sul, Brasil - 1 y 2 de febrero de 2002

VEREDICTO
Por iniciativa de la red internacional Jubileo Sur, junto con la Campaña Jubileu Sul Brasil, la Asociación Americana de Juristas, el Comité por la Anulación de la Deuda del Tercer Mundo, Kairos-Canadá, Jubilee USA Network, Alianza de los Pueblos del Sur Acreedores de la Deuda Ecológica, Ustawi y la Marcha Mundial de Mujeres, entre tantas otras, se reunió, en Porto Alegre, Rio Grande do Sul, Brasil, como parte del II Foro Social Mundial, el Tribunal Internacional de los Pueblos sobre la Deuda.

Promovido por los Movimientos sociales, Iglesias, Sindicatos, Organizaciones profesionales, Ongs, organizaciones feministas, partidos políticos y personalidades de destaque que constituyen Jubileo Sur en 45 países de América Latina, el Caribe, África, Asia y el Pacífico, y con el apoyo de aliados del Norte, el Tribunal Internacional de los Pueblos sobre la Deuda se reunió con el objetivo primero de determinar y juzgar la responsabilidad de los Bancos y Corporaciones transnacionales, los Gobiernos de Norte, el Fondo Monetario Internacional, el Banco Mundial y otras instituciones financieras internacionales por el delito de endeudar ilegítimamente a los países y pueblos del Sur, generando un alto costo de vidas humanas y la destrucción de la capacidad productiva y la calidad de vida de los pueblos, con el aumento de la pobreza, la mortalidad infantil, la exclusión social y los graves daños económicos y al medio ambiente. Además de evidenciar la ilegitimidad de la deuda, identificar los principales responsables y sus respectivos papeles, el Tribunal asumió el objetivo de proponer vías alternativas de repudio y anulación de la deuda.

Este es un Tribunal de opinión, no una corte de justicia. Sin embargo, respeta una argumentación y documentación rigurosas, apoyado en la diversidad de las tradiciones judiciales y éticas. A partir de una acusación basada en un amplio material documentado y de testimonios presentados por hombres y mujeres de pueblos de todo el Sur, en tres sesiones, el Jurado Popular, formado por representantes sociales de diferentes países, llegó al siguiente VEREDICTO:

CONSIDERANDO

1. QUE según estudios y datos la deuda de los países del Sur ya fue paga con creces, y por eso, además de ser impagable, es ilegítima, injusta e inmoral.
2. QUE la deuda externa, además de un problema económico, es un problema ético, político, social, histórico y ecológico, abarca responsabilidades de distintos niveles y exige una acción inmediata.
3. QUE el pago de los servicios de la deuda externa significa una transferencia neta de recursos del Sur hacia el Norte. En 1998, los 41 países más pobres y más endeudados transfirieron al Norte 1.680 millones de dólares más de los que recibieron. En el mismo año, el conjunto de los países del Tercer Mundo engrosaron las arcas públicas y privadas de los países más industrializados con 114.600 millones de dólares.
4. QUE los pueblos del Sur han transferido para el Norte, de 1981 hasta el año 2000, 3.450 mil millones de dólares, lo que corresponde a seis veces lo que debían en 1981 (567 mil millones) y todavía deben 2 millones de millones de dólares.
5. QUE la política de corte neoliberal provoca un crecimiento exponencial de la deuda externa que impide políticas sociales y compromete gravemente la soberanía política de los países del Sur.
6. QUE la decisión unilateral de los EE.UU. en el fin de los años 70 de aumentar la tasa de intereses del nivel histórico de 4 a 6 por ciento a más de 20 por ciento en pocos meses, significó una traición de la buena fe de contratos y, además de haber forzado a los países deudores a tomar préstamos para pagar los intereses, ocasionó un pago extra que significó una pérdida de US$ 106 mil millones para América Latina.
7. QUE hay un vínculo entre la deuda externa, el excesivo endeudamiento público interno y la búsqueda de capital externo de corto plazo, sometiendo los países de Sur a una política de altísimas tasas de interés.
8. QUE los gobiernos de los países de Sur, por concebir el sistema financiero como un fin absoluto, sacrificaron la parte del presupuesto dedicado a gastos de políticas sociales y de dinamización de la misma economía interna para mantener al día el pago de las deudas financieras, teniendo como resultado el abandono de la salud, de la educación, de las políticas de empleo, de vivienda popular, de demarcación y garantía de las tierras de los pueblos indígenas y de sus condiciones de supervivencia como pueblos, de valorización de los ancianos y de los niños, de realización de reforma agraria, de conservación y recuperación del medio ambiente.
9. QUE las políticas económicas y de ajuste del FMI se mostraron desastrosas para los países que se sometieran a ellas y sirven para aumentar todavía más la deuda externa y los otros pasivos externos de esos países, forzando una moratoria sin fin de las deudas sociales y ambientales, de las que son acreedores los niños y niñas, los pueblos indígenas, las mujeres y hombres trabajadores de campo y de la ciudad, los negros y negras y la naturaleza.
10. QUE el endeudamiento de esos países fue constituido por gobiernos dictatoriales, y por eso ilegítimos y antipopulares, y que los acreedores, además de haber sido cómplices, tenían conciencia de los riesgos que implicaba esos préstamos.
11. QUE la expansión de la deuda está relacionada con las elites de los países del Sur que, en toda la historia y actualmente, han sido complacientes con las instituciones financieras del exterior, tanto privadas y oficiales como también multilaterales.
12. QUE los países del Norte tienen con el Sur una deuda ecológica por el histórico saqueo de sus recursos, por la apropiación intelectual de los conocimientos ancestrales, por el uso y degradación de las mejores tierras, agua y aire para proyectos de exportación que amenazan la soberanía alimentaria, producción de desechos tóxicos que ponen en riesgo la supervivencia de los pueblos.
13. QUE la deuda externa constituye una violación permanente sobre los derechos económicos, sociales y culturales establecidos por las NN.UU. en 1966, que exige el reconocimiento de cada nación a la autodeterminación, al desarrollo económico así como también a la libre disposición de sus riquezas y recursos naturales, y además que en ningún caso podrá un pueblo ser privado de sus propios medios de subsistencia.

Los integrantes del jurado del Tribunal Internacional de los Pueblos sobre la Deuda deciden, por unanimidad:

1. La Deuda Externa de los Países del Sur, por haber sido constituida fuera de los marcos legales nacionales e internacionales, y sin consulta a la sociedad, por haber favorecido casi exclusivamente las elites en detrimento de la mayoría de la población, y por herir la soberanía nacional, es ilegítima, injusta e insustentable ética, jurídica y políticamente.

2. Los acusados, Bancos y corporaciones transnacionales, Gobiernos del Norte, Fondo Monetario Internacional, Banco Mundial, otras instituciones financieras internacionales y sus colaboradores en el Sur, son autores, coautores, cómplices o encubridores de los siguientes delitos y crímenes cometidos:

a. captar parasitariamente el patrimonio natural y demás recursos del Sur para satisfacer el pago de la Deuda Externa, instrumento político, ideológico y económico de explotación sobre nuestros pueblos;
b. mantener y favorecer el intercambio desigual que contribuyó al aumento de la Deuda Externa, contribuyendo al aumento de la extracción y producción de materia prima vendida a precios muy bajos y a su vez la importación de productos industrializados comprados a precios sumamente elevados, intercambio desigual que se vio favorecido por los subsidios que los países ricos mantienen;
c. cobrar intereses usurarios que hicieron que la Deuda Externa aumentara de manera exponencial, en lugar de disminuir, a pesar del flujo de pagos por parte de los países del Sur;
d. realizar operaciones fraudulentas entre los grandes bancos transnacionales y empresarios de países del Sur, simulando deudas inexistentes, a través de mecanismos especulativos que en lugar de favorecer la producción, sirvieron para el enriquecimiento de pocos pues esas deudas simuladas fueron nacionalizadas;
e. aplicar las políticas de ajuste estructural y otras políticas económicas que obligan a nuestros Estados a procesos de privatización de los recursos naturales y servicios esenciales y a destinar el dinero que debe ser invertido en obras sociales, o reactivación económica, al pago de la deuda;
f. apoyar a regímenes dictatoriales o criminales a través de préstamos que los sostienen y enriquecer ilícitamente a los dictadores, a pesar del rechazo de los pueblos oprimidos y la sanción por parte de organismos de las Naciones Unidas o de derechos humanos;
g. aplicar en forma perversa los recursos de las deudas contraídas, destinándolos a enriquecer a los gobernantes, a favorecer gastos suntuarios y depositarlos en bancos extranjeros, en lugar de destinarlos a obras sociales;
h. forzar la imposición de programas de integración económica que se caracterizan por favorecer únicamente los intereses de las empresas transnacionales de los países industrializados del Norte y por violar a los derechos fundamentales y colectivos de los pueblos;
i. imponer condiciones políticas y económicas recesivas en los países deudores para consentir la renegociación de la deuda;
j. seguir cobrando una deuda que ya se ha pagado con creces, es decir cometiendo el delito de estafa;
k. violar el Derecho Internacional y sus normas y cuerpos legales, como la Declaración Universal de los Derechos Humanos, el Convenio 169 de la OIT sobre los pueblos indígenas, la Convención para la eliminación de todas las formas de discriminación contra las mujeres, el derecho a la autodeterminación de los Pueblos, entre muchos otros, y las leyes nacionales;
l. fomentar y manejar un complot internacional entre los acusados para saquear y expoliar a los pueblos del Tercer Mundo, para lo cual han cometido sistemáticamente los crímenes anteriormente mencionados;
m. cometer el crimen de genocidio y crímenes contra la humanidad.


El jurado solicita al Tribunal que dicte la sentencia condenando a los acusados por la comisión de todos o algunos de los delitos y crímenes cometidos y mencionados en este veredicto. Solicita además que declare a la DEUDA EXTERNA como inexistente, y por eso extinta, por ser odiosa, infame, ilegal, usurera, injusta, fraudulenta, ilegítima y causante de la pérdida de soberanía nacional y de la calidad de vida de la mayoría de la población del Sur.

A la vez solicita al Tribunal que acepte las siguientes recomendaciones:

- Hacer un llamado a la unión de todos los ciudadanos presentes en este foro, a los pueblos del Sur y a aquellos ciudadanos de los países del Norte solidarios con las causas de los pueblos a realizar campaña para asegurar la cancelación y el repudio de la Deuda Externa.

- Iniciar procesos soberanos de auditorias independientes de las deudas externas en nuestros países a fin de hacer una verificación contable y jurídica y establecer si existe aún una deuda a pagar, así como a establecer procedimientos participativos y democráticos de control sobre el endeudamiento.

- Pedir a los Parlamentos de los países endeudados que investiguen el manejo que hicieron los responsables por generar la deuda y hacerlos legalmente responsables ante la justicia.

- Exigir la restitución de las riquezas extraídas del Sur así como el pago por los daños causados por la misma.

- Demandar la devolución a los pueblos de las riquezas ilegítimamente habidas por las dictaduras, los gobiernos corruptos y las empresas transnacionales cómplices de estos hechos.

- Sostener campañas por la dignidad y soberanía a fin de no permitir acuerdos económicos multilaterales o bilaterales que atenten contra el bienestar de los pueblos, incluyendo los acuerdos con el FMI o con Instituciones Financieras Internacionales.

- Proponer a los gobiernos la unión a favor de esta causa común y hacer lo necesario al fin de que solicite a la Corte Internacional de la Haya una opinión consultiva sobre la ilegitimidad de la deuda externa, y suspender todos los pagos de intereses de la Deuda.

- Proponer a los gobiernos que esos intereses sean utilizados exclusivamente en programas para el desarrollo sustentable para la vida de los pueblos.

- Acompañar los procesos locales y nacionales, que buscan la creación de sociedades sustentables desde el punto de vista económico, alimenticio, energético, ambiental, equitativo e igualitario.

- Apoyar la campaña por el reclamo de la Deuda Ecológica, que es la responsabilidad y obligación que tienen los estados del Norte, las corporaciones transnacionales, la banca multilateral y otras instituciones financieras privadas por la destrucción ambiental en el Sur.

- Entregar las conclusiones de este Tribunal a los principales acusados y pedirles que responden a ellas en un tiempo determinado.

- Acompañar los procesos legales que sigan a este veredicto por parte de los demandantes a los acusados plenamente identificados, declarados culpables por este tribunal, para evitar que estos crímenes cometidos queden en la impunidad. Denunciar a los gobiernos corruptos que han permitido el saqueo de sus pueblos.

- Constituir una comisión global sobre la deuda con el mandato de investigar e identificar a los responsables de perpetuar la deuda ilegitima e impulsar iniciativas que los lleven ante la justicia.

- Notificar a las Naciones Unidas y a los cuerpos internacionales y regionales exigiendo la consideración de la elaboración de instrumentos para asegurar la plena vigencia de los derechos humanos universales por encima de todo reclamo en materia de servicio de la deuda.

El Jurado eleva al Tribunal el presente Veredicto, buscando justicia para los pueblos del Sur y toda la humanidad. Este es un paso en una larga marcha. Esta es nuestra decisión. Que se publique y se difunda.
Porto Alegre, Río Grande do Sul, Brasil, 2 de febrero de 2002

Miembros del Jurado:
Adolfo Pérez Esquivel (Premio Nobel de la Paz, ARGENTINA),
Dennis Brutus (Poeta, SUDÁFRICA),
Pedro Ross (Central de Trabajadores de CUBA),
Yvonn Yanez (Alianza de los Pueblos del Sur Acreedores de la Deuda Ecológica, ECUADOR),
Rosemary Nyerere (Miembro de Parlamento, TANZANIA),
Marie Frantz Joachim (Marcha Mundial de las Mujeres,HAITI),
Samba Tembile (Campamento Internacional de la Juventud, MALI),
Rogate Mshana (Consejo Mundial de Iglesias,m TANZANIA),
Sekou Diarra (Jubile 2000, MALI),
Shelly Emalyn Rao (Consejo de Investigaciones Económicas y Sociales, FIDJI).


Cristiano Morsolin, giornalista militante, educatore di strada, operatore di rete internazionale, recentemente rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Vicenza, a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente lavora nella segreteria nazionale della rete ITALIANATs e nell' Ong ASPEm (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti) a Cantù (CO), è socio dell’Associazione “Nats” con sede a Bologna; è tra i fondatori di SELVAS, Osservatorio Indipendente sulla regione andina.
E-mail : morsolin2002@yahoo.it


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