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Cresce il “clima di guerra” e di tensione in Chapare

Soldati sulle strade del Chapare, nelle vicinanze di Villa Tunari, negli scontri con i cocaleros del settembre del 2000 (Foto di DavidMercado).
BOLIVIA - 4/11/2001

Mentre il governo boliviano a parole sdrammatizza la situazione, nei fatti completa i piani di militarizzazione nel Chapare inviando nuovi contingenti. I cocaleros sono decisi a mantenere fede alla promessa di blocco della grande strada Cochabamba-Santa Cruz per il giorno 6 novembre. E intanto le gravi dichiarazioni dei dirigenti delle federazioni contadine aumentano il fermento.

:: FONTI ::
El Diario
Opinion
La Razòn


Il governo ha definito “bravate” le mobilitazioni annunciate per il giorno 6 novembre dai cocaleros e che riguarderanno in particolare il blocco delle principali vie di comunicazione della Bolivia. L’esecutivo del neo presidente Jorge Quiroga tenta così, a parole, di smorzare il clima di

guerra annunciata che vive, ormai da un mese, la zona del Chapare nel tropico di Cochabamba a sud-est della capitale La Paz. Le affermazioni governative però sono accompagnate da un rinforzo di circa duecento poliziotti che si aggiungono al contingente militare, inviato nella zona il 28 o

ttobre, composto da circa 4.000 effettivi

suddivisi in nove accampamenti che circondano la zona.
L’obiettivo strategico delle proteste dei cocaleros è il blocco della strada che collega Cochabamba a Santa Cruz e dove passa circa il 70 per cento delle merci e del traffico civile di tutta la nazione.
“Il governo non permetterà mai il blocco di questa grande arteria stradale e lo farà con ogni mezzo” dichiara il ministro José Luis Lupo, facendo eco a dichiarazioni altrettanto inquietanti espresse qualche giorno prima dal dirigente sindacale dei contadini del Chapare Delfin Olivera che non scartava l’ipotesi dell’uso di dinamite nei numerosi ponti della strada.

Denunce di gravi violazioni
“Ci manca solo l’uso di cecchini per assassinare in modo selettivo i dirigenti delle federazioni di cocaleros ”, ha detto Evo Morales leader dei movimenti di campesinos, e ancora denuncia: “il governo, la polizia e le forze armate stanno organizzando gruppi di paramilitari per attaccare il movimento”. Secondo Morales da quando è ripresa la militarizzazione della selva numerosi dirigenti sono stati arrestati e altri sono stati vittima di minacce e violenze nelle proprie abitazioni.
“Sarà difficile riuscire a controllare i 600 e più sindacati, i cui membri si sono impegnati affinché il blocco delle strade funzioni”.
Queste sono le tensioni alla vigilia dell’imponente mobilitazione sociale di martedì 6 novembre, e sono i frutti alla ripresa dell’attività di eradicazione forzata, effettuata da militari, delle piante di coca da parte del governo.

Per un “cato” di coca
All’origine del confronto c’è sicuramente la mancanza di volontà di dialogo, da parte del presidente Quiroga, riguardo la concessione richiesta dai campesinos. Si tratta di permettere la coltivazione, per nucleo familiare, di un “cato” (circa 1.600 metri quadrati) che garantisca una sopravvivenza dignitosa al contrario di certe “colture alternative” che si sono rivelate non concorrenziali sul mercato. Le famiglie coinvolte in questa richiesta sono circa 30.000.
D’altra parte il presidente Quiroga ha definito praticamente al termine il piano “coca-zero”, presentandosi così nel pieno delle sue funzioni durante il recente viaggio in Spagna, e imitando il suo predecessore, Hugo Banzer, che esattamente un anno prima alla conferenza ONU a Palermo sulla criminalità aveva dato per estirpato il “problema coca” in Bolivia.
Secondo l’analista politico Roger Cortez, in un’intervista al quotidiano di La Paz El Diario,
il presidente Quiroga cerca di dimostrare capacità di potere militarizzando il Chapare, rispondendo così a desideri di stabilità dell’ordine richiesto da alcuni settori sociali urbani. Per Cortez, comunque il governo ha mentito alla nazione quando ha affermato di avere realizzato “coca-zero” in Chapare, e la militarizzazione della zona non risolve un problema che ha bisogno di interventi di politica pacifica e di accordi con i contadini produttori di coca attraverso opzioni economiche e coltivazioni alternative.
Le mobilitazioni dei prossimi giorni vedranno unite alle maggiori organizzazioni sindacali anche il “movimiento sin tierra” boliviano; questo braccio di ferro del governo con le numerose emergenze sociali da risolvere metterà alla prova la capacità democratica della nazione e le capacità di risposta del suo giovane presidente.