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"Nel prossimo secolo le guerre scoppieranno per l'acqua, non per il petrolio o per motivi politici", ha sostenuto nel 1995 Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca Mondiale.
I dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sembrano avvalorare quella previsione, con circa 1,5 miliardi di persone a cui è negato l’accesso all’acqua potabile. Gli esempi di La Paz e Cochabamba, due tra le più importanti città della Bolivia, risultano emblematici.
E mentre al Forum Mondiale sull’Acqua di Kyoto si opta per la privatizzazione, a Firenze si apre il primo Forum Alternativo.


Acqua: proprietà privata, vietato l’accesso.
di Tancredi Tarantino


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Dossier Energia


1° Forum Alternativo
Mondiale dell’Acqua
Firenze 2003


Contratto Mondiale dell’Acqua

Attac

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3° Forum Mondiale dell’Acqua - Kyoto

Commissione per la gestione dell’acqua in Bolivia

Tribunale latinoamericano dell’acqua

Dossier acqua di
CARTA


Reportajes
"El agua no es una mercancía"
Redacción Tierramérica
Hay que frenar el afán de lucro de las transnacionales embotelladoras que intentan dictar la agenda global sobre el recurso, asegura Maude Barlow, activista canadiense y autora del best-seller "Oro Azul".

20 marzo 2003


Sono 1 miliardo e mezzo le persone che ad oggi, secondo l’OMS, non dispongono di acqua potabile; 30 mila sono le persone che muoiono ogni giorno per malattie dovute alla mancanza di acqua non inquinata.
E se a breve non si trova la ricetta giusta per porre fine a questa ignominia, “nel 2025 - sostiene Riccardo Petrella, Coordinatore del Comitato internazionale per la promozione di un Contratto Mondiale dell’Acqua - saranno in 3 miliardi a non avere accesso all’acqua potabile”.
E a quel punto, le guerre per accaparrarsi l’acqua, previste già nel 1995 dal vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Serageldin, saranno inevitabili. O forse, come scrive nel suo ultimo libro “Le guerre dell’acqua” Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, sono già cominciate, mascherate da conflitti etnici e religiosi.


L’acqua non è un “diritto umano”.
È questo il quadro di riferimento del primo Forum Mondiale Alternativo sull’Acqua, che si svolgerà a Firenze i prossimi 21 e 22 marzo, in occasione della “Giornata mondiale dell’acqua”, stabilita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il 22 marzo di ogni anno.
Alternativo perchè in esplicita contrapposizione al terzo World Water Forum che, dal 16 al 23 marzo, vede impegnata a Kyoto l’oligarchia mondiale dell’acqua nel tentativo di consolidare il primato del mercato e del capitale.

Un primato, quest’ultimo, già affermato all’Aja, nel 2000, nel corso del secondo Forum Mondiale sull’Acqua. A suggello di quel vertice, infatti, i rappresentanti governativi degli oltre 130 Paesi partecipanti, insieme alle principali multinazionali del settore, tra cui Suez-Lyonnaise des Eaux, Vivendi Universal, Biwater, Nestlé, e con il beneplacito di istituzioni multilaterali come il Consiglio Mondiale sull’Acqua creato dalla Banca Mondiale, hanno adottato una Dichiarazione Ministeriale che parte da una premessa inequivocabile: l’acqua non va considerata alla stregua di qualunque altro diritto umano, ma al più come semplice “bisogno umano”.

L’importante diventa, dunque, soddisfare un “bisogno”, non tutelare un diritto umano, in quanto tale inalienabile e indisponibile. Aggirato il limite della indisponibilità, si rende legittimo l’intervento privato nella fornitura dell’acqua e la conseguente speculazione finanziaria. Basti pensare, in proposito, alla creazione nel gennaio del 2000, da parte della banca svizzera Picter, del primo fondo internazionale di investimento sull’acqua, nonché all’entrata di fondi pensione privati britannici e americani nell’azionariato dei colossi francesi dell’acqua, Vivendi e Suez-Lyonnaise.



La privatizzazione imposta e insostenibile
Il principio fondante è quello per cui l’acqua è un “ bene economico”, e deve essere il libero mercato a stabilirne il “giusto prezzo”.
In quest’ottica la strategia più seguita sembra quella, proposta dalla Banca Mondiale, della partnership pubblica-privata, che affida tutte le fasi di gestione dell’acqua, per un periodo che varia dai 20 ai 30 anni, alle multinazionali, le sole in grado di sostenere gli alti costi necessari.

Una tesi insostenibile. Nello stipulare i contratti per la fornitura dell’acqua (c.d. PAAs), i governi, al fine di garantire le imprese contraenti da eventuali rischi di recessione o variazione dei prezzi, si vedono costretti ad accettare condizioni gravose da un punto di vista finanziario, come l’obbligo di stipulare contratti in dollari o di acquistare una quantità minima d’acqua, indipendentemente dalla domanda effettiva.
A ciò va aggiunto che, nonostante l’84% delle persone che non hanno accesso all’acqua viva in zone rurali, le imprese fornitrici, non inseguendo alcun obiettivo sociale ma solo un profitto proporzionato al rischio assunto, potrebbero decidere di limitare gli investimenti alle zone urbane dove le garanzie di profitto sono maggiori, impedendo così un accesso generalizzato ai servizi di base.



Gli obiettivi del Forum Alternativo
Contro tutto ciò si apre a Firenze il primo Forum Alternativo sull’Acqua al quale parteciperanno ONG, associazioni, singoli cittadini, e più di mille delegati provenienti da più di 50 Paesi, tra cui Mario Soaves, Riccardo Petrella, Alex Zanotelli, Ignatio Ramonet, Danielle Mitterand. L’obiettivo è quello di contrastare tutti i tentativi di privatizzazione, affermare la gratuità dell’acqua, e garantire a chiunque il “diritto umano” all’acqua.



BOLIVIA - Il fallimento della privatizzazione dell’acqua.
I casi di La Paz e Cochabamba


Storicamente, il tema dell’acqua ha dominato la scena politica delle zone andine della Bolivia. Inizialmente i problemi erano legati soprattutto ai bisogni dell’agricoltura; recentemente, però, si sono aggiunte le crescenti esigenze industriali e umane. A fronte di questi cambiamenti dal lato della domanda, la legge più recente attualmente in vigore rimane quella del 1906, che si rifà ad una Suprema Ordinanza del 1876. In questo contesto deregolamentato, governo, multinazionali e Banca Mondiale non incontrano nessun ostacolo nell’attuazione delle proprie politiche di privatizzazione.
Gli esempi di La Paz e Cochabamba, due tra le più importanti città della Bolivia, risultano emblematici.



:: FORUM 2003 ::

1° FORUM ALTERNATIVO MONDIALE DELL ‘ACQUA

Un’agenda per l’azione :
il diritto all’acqua per tutti
Firenze 21 – 22 marzo 2003
Palazzo degli Affari
Sala Rastriglia – Fortezza da Basso

Comitato Organizzatore Internazionale
Comité International pour le Contrat Mondial de l’Eau (Bruxelles) – CIPSI (Milano) –, ATTAC Suisse, ATTAC-Eau (France) – ATTAC Services Publics (Belgique) – Association Française pour le Contrat Mondial de l’Eau (France) – Association Québecoise pour le Contrat Mondial de l’Eau (Canada) – Coordonadora para la defensa de la agua y de la vida Cochabamba (Bolivie) – National Coalition against Water Privatization (Ghana) – Council of Canadians (Canada) – Fondation France Liberté (France) – Les Amis de la Terre (Togo) – NAWISA (Afrique du Sud) - Fundacion Solon (Bolivie) –– Forum Social de l’agua (Brésil)– Public Citizen (Washington – USA) – Association Fidélité à la Démocratie (Maroc) – Water Rights (India) – Third World Network (Malaisie) – Pipal Tree (India) – Unsere Wasser – Grüne Liga (Allemagne) – Para una Nueva Cultura de l’agua (Espagne) – Instituto de Ecologia Politica (Chili)
In Italia : CEVI/Campagna Acqua Bene Comune (Udine), Associazione culturale Punto Rosso (Milano)- ARCI (Firenze-Roma) – ATTAC Italia – Comitato Italiano Per il Contratto Mondiale dell’Acqua - Adusbef (Firenze) – Altragricoltura (Firenze) - Forum Sociale (Firenze) – Forum Ambientalista (Roma) – Legambiente (Roma e Firenze) – WWF Italia (Roma e Firenze) – Rete Lilliput (Roma – Firenze) – Associazione Consumatori Utenti (Firenze) –- Tavolo nazionale contro la privatizzazione Forum Sociale (Firenze) – Campagna contro la Banca mondiale(Roma) – Cantierisociali-Carta ( Roma) - Ass. SlowFood (Firenze)-

Comitato Promotore

Segreteria Comitato Organizzatore Internazionale 1° Forum Mondiale Acqua
Sede legale: presso Comitato Italiano Acqua - Via Rembrandt, 9 – 20147 Milano C.F: 97276140155
Tel/Fax: +39 02 48703730 e-mail: info@contrattoacqua.it -
Segreteria operativa FORUM via Luciano Manara 6 - 50134 Firenze Tel: +39 055 669869
e-mail .segreteriafama@contrattoacqua.it informazioni –inscrizioni sito ewb www.contrattoacqua.it
La Paz: la gestione privata dell’acqua propugnata dalla Banca Mondiale.
Fino al 1997, la gestione delle risorse idriche era affidata alla azienda municipale “Samara”, con il risultato che il 95% della popolazione aveva accesso all’acqua potabile.
Nei primi anni ’90 il governo, su richiesta della Banca Mondiale, ha intrapreso una politica di sviluppo della rete idrica. In tal modo la Banca Mondiale ha potuto concedere i propri prestiti alle aziende municipali, successivamente privatizzate, di La Paz, Cochabamba e Santa Cruz.
Nello stesso anno, venne istituita la Superintendencia del Agua, un ente nazionale cui fu affidato il compito di trattare le concessioni di gestione dei servizi con il consorzio francese Aguas de Illimani.

Nel 1997, fu così stipulato un contratto per la concessione della gestione dell’acqua, per i successivi 30 anni, in favore della multinazionale francese “Suez Lyonnaise des Eaux”. Secondo il direttore aggiunto della “Samara”, Jery Vargas, il governo boliviano è stato costretto dalla Banca Mondiale a stipulare quel contratto, con la minaccia di una sospensione dell’erogazione dei prestiti accordati dalla Banca stessa. In base al contratto, l’azienda francese si impegnava a realizzare 71 mila allacci di acqua, tra La Paz e le zone periferiche circostanti; in cambio il governo otteneva 50 milioni di dollari per i successivi 5 anni e 300 milioni di dollari per i futuri 30 anni. I soldi ricevuti, però, dovevano servire in primo luogo per saldare i 51 milioni di dollari di debiti della municipale “Samara” nei confronti di istituzioni internazionali, tra cui la stessa Banca Mondiale.

Secondo il consorzio Aguas de Illimani, gli obiettivi sarebbero stati raggiunti entro 5 mesi dalla stipulazione del contratto. I fatti hanno, però, smentito tale previsione: gli allacci sono stati realizzati, principalmente, in zone in cui era già presente una rete idrica e non presso le abitazioni che ne erano prive. In seguito alla privatizzazione, il costo del singolo allaccio è passato da 100 euro dilazionabili in 5 anni, a 150 euro da pagare subito e in contanti. Inoltre, numerosi sono stati i licenziamenti, nel tentativo di ridurre gli alti costi di gestione a vantaggio dei profitti, con la conseguenza che la qualità dei servizi si è deteriorata sensibilmente, e molti cittadini hanno rispolverato i vecchi pozzi privati.


Cochabamba: la “guerra dell’acqua”.
Nell’aprile del 2000, nella regione boliviana di Cochabamba, in seguito alla decisione del governo di affidare la fornitura dell’acqua e dei servizi igienici all’impresa privata “Aguas del Tunari”, sussidiaria della statunitense Bechtel Enterprises, è stato indetto uno sciopero generale ad oltranza.
Organizzazioni indigene e contadine, sindacati agrari e singoli cittadini di Cochabamba sono scesi in piazza per esprimere il proprio dissenso nei confronti della “Legge delle acque”, che affidava la gestione alle compagnie private, stabilendo un nuovo livello di tassazione e un aumento delle tariffe del 20%.

Di fronte a questo malcontento generalizzato, il governo, anche per proteggere il contratto con la compagnia, ha dichiarato lo stato d’emergenza attuando una dura repressione nei confronti dei manifestanti, in seguito alla quale nove persone sono rimaste uccise.
La prosecuzione delle proteste e dello sciopero ha indotto comunque il governo a rivedere le sue politiche e a rescindere unilateralmente il Contratto, costringendo la Bechtel Enterprises ad abbandonare il Paese. La risposta della compagnia statunitense è stata immediata: per rifarsi dei mancati profitti e dei costi già sostenuti, ha convenuto in giudizio il governo boliviano, chiedendo un risarcimento di 25 milioni di dollari. A rimetterne insomma sarà comunque il popolo boliviano. Al torto si aggiunge la beffa: il tribunale competente a dirimere tale controversia è, infatti, l’ICSID, organismo della Banca Mondiale, la stessa cioè che ha imposto la privatizzazione dell’acqua in Bolivia. E il re è nudo.



Tancredi Tarantino, ricercatore indipendente, ha curato diversi dossier sull'America Latina e sulle politiche neoliberiste della Banca Mondiale. Laureato in Giurisprudenza a Pisa, con una tesi in Economia Politica sulla Banca Mondiale, ha appena terminato un Master in giornalismo.
E-mail : nunca_mas@katamail.com