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Al Social Forum Europeo 2002 di Firenze si descrive un futuro possibile. Senza megaprogetti che strangolano le nazioni. Senza finanziamenti che pagano la distruzione della natura. Senza aziende che si candeggiano di verde pur di non assumersi le loro responsabilità. Un seminario che chiede il conto e mostra pubblicamente il prezzo degli investimenti irresponsabili. Si uniscono per l'occasione a Firenze gli appelli del popolo Sarayacu in Ecuador, degli U'wa in Colombia e dell'ecologista statunitense Julia Butterfly Hill : "Fermate la corsa distruttrice all'oro nero!".
Impatto dei megaprogetti di sfruttamento delle risorse naturali nei sud del mondo
Responsabilità delle multinazionali e dei finanziatori europei
Firenze, 7 novembre 2002, ore 14,3017,30
Sala Palaffari, 31

Tutte le foto di questo servizio hanno come soggetto i lavori in corso per l'oleodotto OCP (Oleoducto Crudo Pesados) che taglia in due la foresta amazonica ecuadoriana e le proteste contro il megaprogetto. Grazie a Rettet den Regenwald e Nathalie Weemaels di Amazon Watch.
Promuovono il seminario:
RETE LILLIPUT, LEGAMBIENTE, CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE, TERRANUOVA, CRIC, BEATI COSTRUTTORI DI PACE, ASSOCIAZIONE COMUNITÀ INTERNAZIONALE DI CAPODARCO, ASSOCIAZIONE POPOLI MINACCIATI, COMITATO INTERNAZIONALISTA UWA, CARTA, SELVAS.ORG, YABASTA!
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14.45 Introduzione e coordinamento dei lavori
Giuliano Trentini Rete di Lilliput
15.00 Gli impatti ambientali dei megaprogetti e lintreccio con le questioni socio-economiche: le conseguenze di un modello energetico insostenibile
Paolo Scinto Responsabile Ufficio Cooperazione Internazionale Legambiente
15.15 Gli impatti sulle popolazioni locali: lesperienza di resistenza di una comunità indigena in Ecuador
Antonio Toala Comunità amazzonica di Sarayacu
15.30 Il nostro sud e le multinazionali del petrolio: lEni/Agip e le compagnie europee in Val dAgri; le problematiche ambientali e le contraddizioni dello sviluppo
Ennio Di Lorenzo Circolo Val dAgri di Legambiente
Alfonso Fragomeni S.O.S. Lucania
15.45 Le banche che finanziano i megaprogetti: il caso della Bnl in italia e le prospettive per una strategia di pressione e controllo a livello europeo.
Jaroslava Colajacomo Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
16.00 Greenwashing e iniziative volontarie di autoregolamentazione delle imprese
Erik Wesselius Corporate Europe Observatory

FIRMA LAPPELLO:
"FUORI LA BNL DALLOCP!"
LA BNL FINANZIA LOLEODOTTO OCP IN ECUADOR
DISTRUGGENDO LE FORESTE PRIMARIE, CREANDO DEBITO ESTERO E VIOLANDO I DIRITTI DELLE POPOLAZIONI INDIGENE E LOCALI.
NEI MESI SCORSI LA CAMPAGNA DI PRESSIONE PER FAR USCIRE LA BNL DAL CONSORZIO DI BANCHE CHE FINANZIANO LOLEODOTTO OCP È STATA FORTE MA LA BNL ANCORA NON HA FATTO NESSUN PASSO MENTRE IN ECUADOR SI CONSUMA UNA TRAGEDIA FINANZIATA CON I NOSTRI SOLDI.
Per trovare lappello on line:
www.crbm.org (action alert)
LE FIRME AL SEGUENTE APPELLO VERRANNO SPEDITE ALLA BNL
IL GIORNO 1 DICEMBRE 2002 A QUINDICI GIORNI DALLAVVIO DI TELETHON, MARATONA DI RACCOLTA FONDI PER I BAMBINI AFFETTI DA MALATTIE GENETICHE,
EVENTO MULTIMEDIALE TRAMITE CUI LA BNL PROMUOVE UN IMMAGINE DI SE PULITA.
Un sentito grazie dai promotori della Campagna contro lOCP:
Amici della Terra, Associazione Popoli Minacciati, ATTAC, Beati Costruttori di Pace, Campagna per la riforma della banca mondiale, Carta, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Comitato Internazionalista Uwa, Coordinamento Lombardo Nord-Sud del Mondo, Comunità Capodarco, CRIC, DeA donne e ambiente, Federazione Verdi, Greenpeace, Legambiente, Rete Lilliput, Selvas.org, Terra Nuova, Ya basta!
Gentile Dott. Abete, Presidente della BNL,
Le scrivo per richiamare la sua attenzione verso una tragedia ambientale e sociale che si sta consumando e che listituzione che Lei rappresenta, la Banca Nazionale del Lavoro sta contribuendo a provocare insieme ad altre banche. La BNL è coinvolta infatti, con 50 milioni di dollari e con lintermediazione sul prestito, nel nuovo oleodotto OCP, megaprogetto di 500 km di lunghezza che sta causando devastazioni nelle comunità, a ecosistemi protetti e foreste ancestrali, favorendo una futura estensione della frontiera petrolifera ad altre aree intatte di foresta amazzonica per ulteriori 2000 ettari.
Il consorzio OCP, con laiuto del governo dellEcuador, il suo esercito e la sicurezza privata, sta violando i diritti fondamentali delle comunità a ricevere compensazioni adeguate, affermare i propri diritti, rifiutare e protestare contro il progetto, non soffrire di problemi alla salute e mantenere la propria cultura tradizionale e il proprio ambiente di vita. Durante i mesi scorsi sono stati numerosi gli scontri che hanno seguito le proteste delle comunità contro loleodotto OCP e molte persone sono state arrestate illegalmente, subendo addirittura maltrattamenti fisici.
Quattro persone, tra cui due bambini, sono morte durante le proteste del marzo scorso.
Ritengo profondamente incoerente e contro ogni forma di giustizia che il Suo istituto, che attraverso Telethon si è dimostrato da anni molto sensibile ai problemi dei bambini italiani affetti da malattie genetiche, sia disposto a finanziare un progetto in Ecuador che in Italia non sarebbe mai stato approvato a causa degli altissimi impatti sociali, economici e ambientali. Trovo inaccettabile ed incomprensibile la mancanza di trasparenza e responsabilità dimostrata verso i cittadini dai finanziatori dellOCP. La banca tedesca Westlandes Bank e i suoi principali azionisti hanno preso la decisione di finanziare lOCP senza aver visitato la regione, consultato la sua popolazione o valutato accuratamente i veri impatti del progetto.
La Sua Istituzione, in quanto finanziatrice ed intermediaria del prestito che permette allOCP di essere costruito, deve rifiutare questo approccio e uscire dal finanziamento del progetto, così come Le è stato richiesto ripetutamente durante i mesi scorsi dalle comunità colpite e dalle organizzazioni italiane ed internazionali. In linea con le raccomandazioni espresse a livello internazionale e dalla Campagna Italiana contro lOCP, dai sindacati CGIL, CISL e UIL del settore bancario Italiano, e dallinterrogazione al governo italiano del senatore Francesco Martone, le chiedo di cancellare immediatamente tutti i possibili ulteriori pagamenti al consorzio e di uscire immediatamente dal finanziamento del progetto a causa dei suoi alti impatti ambientali e sociali.
Cordiali saluti
I lettori di Selvas.org troveranno, prossimamente, in diversi articoli, gli aggiornamenti e i documenti presentati al Seminario del 7 novembre a Firenze.
Mercoledì 30 ottobre la delegazione di Sarayaku è arrivata a Quito per protestare contro la minaccia del consorzio petrolifero CGC/ChevronTexaco.
Denuncia della Comunità Amazzonica di Sarayaku, provincia di Pastaza Ecuador
Per ulteriori informazioni sul conflitto tra Sarayaku e la compagnia petrolifera,
potete visitare il sito:
http://www.sarayacu.com
Per favore spedire questo messaggio ad altri amici solidali.

Quito - Ecuador
La CGC, Compagnia Generale di Combustibile dellArgentina, è il ramo più produttivo e più redditizio di una Holding che si chiama SOCIETÁ COMMERCIALE DELLA PLATA, proprietaria di un enorme parco di divertimenti nei pressi di Buenos Aires, vicino alla costa atlantica. Il proprietario, Santiago Soldati, proviene da una ricca famiglia di emigrati svizzeri.
La CGC, dopo quattro anni di inganni, corruzione, aperte violazioni ai diritti dei popoli indigeni riconosciuti dalla Costituzione dellEcuador, ha installato una base operativa in Chontoa, sulla via Puyo Canelos. Gli uomini selezionati dalla compagnia e un piccolo gruppo in uniforme gialla si sono insediati nei territori indigeni di Pastaza.
Questi uomini estranei al nostro territorio di proprietà collettiva hanno raggirato alcuni nostri fratelli che ora si trovano in quella base, hanno anche coinvolto alcuni indigeni che vivono in città e che non hanno il diritto di partecipare alle nostre decisioni collettive. Il loro accampamento è costruito in materiali plastici e in forma rudimentale. Nellaccampamento gli uomini si contendono un piatto di cibo correndo a fare la coda. Alcuni pseudo-dirigenti stanno dicendo attraverso le televisioni e le radio locali che tutte le comunità indigene sono daccordo con lingresso delle compagnie petrolifere. La CGC sta mentendo e dividendo la gente con minacce, intimidazioni e calunnie, che creano divisione tra le comunità per fare accettare il progetto petrolifero; per esempio, hanno comprato computers per alcune comunità e stanno regalando motori fuoribordo per convincerne altre.
Oggi, trenta uomini e donne di Sarayaku stanno muovendosi dalla selva per raggiungere in canoa lungo il fiume Bobonaza la città di Puyo, capoluogo della Provincia di Pastaza. La maggior parte sono anziani che vogliono parlare con il Presidente della Repubblica dellEcuador, con lUfficio dei Diritti Umani ed altre istituzioni del paese circa la presenza della CGC e chiedere il suo ritiro dal nostro territorio.
Più di 350 famiglie di Sarayaku sono minacciate da un possibile intervento violento per la loro opposizione al progetto petrolifero nel loro territorio; molte famiglie allinterno del Blocco 23 CGC e lOrganizzazione dei Popoli Indigeni di Pastaza OPIP sono in attesa con preoccupazione.
Abbiamo bisogno dellintervento di autorità e istituzioni internazionali, della stampa e di chi difende i diritti umani. Corriamo il rischio di uno scontro violento con il personale della compagnia e con i membri delle comunità che laccettano o che sono da questa pagati.
La CGC è una manipolatrice ed è responsabile della esplorazione e sfruttamento del petrolio anche al prezzo di sangue e crimini. Facciamo un appello perché si faccia pressione sul governo dellEcuador affinché prenda misure e rispetti la Costituzione ecuadoriana e la Convenzione 169 dellOIL.
Noi continuiamo a mantenere e proteggere i fiumi, la foresta, la biodiversità, le risorse naturali libere da inquinamento. Siamo uomini, donne e bambini che formiamo famiglie come tutti gli esseri umani al mondo. La CGC non ha nessun diritto di violentare e distruggere la nostra vita e il nostro futuro. Deve ritirarsi immediatamente, solo così può ristabilirsi la nostra armonia.
Chiediamo APPOGGIO, SOLIDARIETÁ E GIUSTIZIA.
Sollecitiamo la CONSERVAZIONE E LA PROTEZIONE del nostro territorio ancestrale.
PER IL RISPETTO DELLA NOSTRA VITA
Sarayaku Runa Tantanakuy,
TAYJASARUTA
FRANCO VITERI
TAYAC APU SARAYAKU
MARIO SANTI
COORDINATORE CAMPAGNA JATUN MINGAY KAPARI
JOSÉ GUALINGA
RELAZIONI INTERNAZIONALI
KURAKAS DI SARAYAKU
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