Nel 2003 c'è stato un aumento considerevole di violenze contro le comunità indigene colombiane coinvolte, loro malgado, nella ultra decennale guerra civile. Il numero limitato di comunità indigene e la loro indipendenza sono messe sempre più a rischio di soppravvivenza. La lunga e difficile resistenza civile dei popoli indigeni ha bisogno di un maggior appoggio internazionale perché si rispettino i Diritti Umanitari. Anche la "Comunità di Pace" di San José de Apartadò è da dicembre sotto la pressione continua di minacce di morte per il loro percorso di neutralità dalla guerra.
Plan Colombia: resistenza civile dei popoli indigeni
Di Mailer Mattié- 2/01/2004
Versione italiana di Stefania Ciminelli - di Traduttori per la Pace
(> Aqui, tambien en español)

Nella foto: "chinchorro y vivienda" della popolazione Wayuu tratta da http://www.etniasdecolombia.org
I territori abitati dalle comunità indigene stanno subendo in modo particolare le conseguenze sociali, culturali e ambientali del Plan Colombia. Il Piano ha generato un'intensificazione del conflitto armato nel Paese, ma sta anche provocando degrado ecologico, insicurezza alimentare e problemi di salute a causa delle fumigazioni con glifosato effettuate in varie zone. Il Plan Colombia rappresenta quindi un'intensa minaccia per la sopravvivenza dei popoli indigeni.
| :: LA GUERRA IN COLOMBIA :: |
LINK sui Diritti Umani
Colombia Support Network
(English)
Informazioni sui diversi aspetti del conflitto .
Colombia Human Rights Network (English/Español)
Diritti umani in Colombia.
Equipo Nizkor
(English/Español)
Organizzazione spagnola di diritti umani in Colombia.
U.S. Committee for Refugees
(English)
Pagina su i rifugiati Colombiani.
CODHES
(Español)
Organizzazione diritti umani per i profughi colombiani.
CINEP
(English/Español)
Comitato di ONG colombiane per il cambiamento economico sociale e politico dei settori mrginali della società.
Paz Colombia
(Español)
Raggruppamento di ONG colombiane che propongono alternative al Plan Colombia tramite soluzioni pacifiche e democratiche anche per il problema legato alle droghe.
Colombian Labor Monitor
(English/Español)
Organizzazione sindacale indipendente
U'wa Defense Working Group
(English)
Organizzazione diritti umani in difesa degli indigeni U'wa in Colombia.
www.uwa.it www.popoliminacciati.it
(Italiano)
Siti per la difesa dei popoli U'wa e indigeni con approfondimenti e campagne in italiano.
School Of the Americas Watch
(English/Español)
SOAW è l'organizzazione che sibatte per la chiusura della "U.S. Army's School of the Americas".
Human Rights Watch
(English/Español)
International human rights organization with an emphasis on the Americas.
Amnesty International International human rights organization.
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Secondo il Difensore Civico e secondo vari rapporti di missioni umanitarie internazionali, la situazione si traduce in una continua violazione dei diritti umani. Questi gruppi non vedono rispettati i propri diritti politici, civili, economici e culturali, su cui si basano le loro forme di vita sociale, la sussistenza, il mondo spirituale, le credenze e le leggi tradizionali che ne governano la convivenza. Le azioni effettuate nell'ambito del Plan Colombia minano anche l'autonomia e la sicurezza dei territori sui cui abitano.
Un recente rapporto dell' Organización Indígena de Colombia (OIC) sul problema dell'allontanamento delle comunità dai propri luoghi di origine indica che l'attuale conflitto armato tende a espandersi, a intensificarsi e a degradarsi. Afferma che la lotta dell'esercito contro l'insurrezione, appoggiata adesso direttamente dagli Stati Uniti, rafforza la guerra e quindi i fattori che portano al trasferimento forzato delle popolazioni indigene.
Il conflitto armato, infatti, si allarga sempre di più verso i loro territori. Attualmente colpisce la maggior parte delle 84 popolazioni indigene del Paese. I gruppi armati utilizzano queste zone perché offrono rifugio e possibilità di controllo economico e militare. È inoltre aumentata su queste terre la presenza delle multinazionali e l'attuazione di grandi progetti economici, fattore che rende ancor più complessa la situazione.
I gruppi guerriglieri hanno operato tradizionalmente in territori indigeni. Nella Sierra Nevada de Santa Marta, per esempio, operano due fronti delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e uno dell'ELN (Ejército de Liberación Nacional). Nella regione del Putumayo, uno degli obiettivi principali delle operazioni del Plan Colombia, sono attivi cinque fronti delle FARC. Il conflitto armato in queste regioni si è intensificato anche in conseguenza della grande espansione dei gruppi paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), seminando il terrore tra la popolazione civile davanti ai massacri, alle uccisioni e alla violenza totale scatenata non solo per il controllo dei territori, ma anche per le coltivazioni ad uso illecito di coca e papavero da oppio. Per l'intensa attività terroristica svolta, nel novembre del 2002 le AUC si sono viste costrette a dichiarare una tregua sotto forti pressioni.
Tutte le parti armate tendono, in generale, a coinvolgere la popolazione civile nella loro guerra, e le comunità indigene non sono state un'eccezione. Vengono bombardati villaggi e insediamenti; si distruggono strade e ponti; si commettono massacri e uccisioni di dirigenti; il libero movimento di alimenti e medicine è controllato; i minori sono reclutati con la forza. Tutto ciò non è altro che violazione dei principali diritti di queste comunità e del diritto internazionale umanitario.
Il movimento indigeno colombiano, attivo da circa 30 anni, è stato generalmente considerato con diffidenza dai gruppi guerriglieri per l'indipendenza politica che lo ha sempre caratterizzato. Questi tentano in ogni occasione di subordinarlo ai propri interessi. I paramilitari, invece, lo considerano un movimento sovversivo, per cui tendono a distruggerlo. Ciò dimostra la difficile e complessa posizione delle comunità indigene, che sopravvivono in mezzo a un conflitto nei cui confronti si sono dichiarati neutrali. Malgrado tutte queste difficoltà, esse difendono comunque la loro autonomia, la loro cultura e le radici che le legano alla terra. Il senso di comune appartenenza a popoli di origine precolombiano dà coesione sociale a queste comunità, permettendo loro di organizzarsi in base ai propri principi atavici. Tentano di impedire, in questo modo, la propria scomparsa a causa di uno scontro armato che con esse non ha nulla a che vedere.

Nella foto della Fundacion Hemera: indigeni Kogui
La difficile soppravvivenza in neutralità
L'atteggiamento dei popoli indigeni della Colombia di fronte alla violenza armata ha dato origine, ciò nonostante, a minacce e uccisioni di leader e membri delle comunità, donne comprese. Numerosi dirigenti indigeni sono morti per le azioni delle AUC nelle regioni di Córdoba, Antioquia, Caldas, Risaralda, Putumayo e Cauca. Di conseguenza, sin dal 1999 in queste zone ci sono stati massicci spostamenti.
Nel Dipartimento di Risaralda, gli chamíes si trovano attualmente in mezzo alla guerra. Ad Arauca, dove abitano gli Uwa, vaste regioni sono militarizzate. Gruppi armati sono presenti dall'ottobre del 2002 nei territori indigeni dell'Alto Sinú, Dipartimento di Córdoba, dove vive il popolo Embera-Katío. Membri di questa comunità hanno denunciato che il governo non ha consultato le legittime autorità i Cabildos Mayores per la messa in atto delle operazioni dell'esercito, nonostante tali autorità siano riconosciute nella Costituzione. Ancora, nella regione del Naya le popolazioni indigene denunciano che i paramilitari e l'esercito limitano l'entrata di alimenti e il libero movimento delle persone.
Il Difensore Civico, dal canto suo, ha informato che nelle regioni della Sierra Nevada de Santa Marta e della Serranía de Perijá in meno di un anno è stato registrato il trasferimento di 425 famiglie appartenenti alle comunità Arhuaco, Kogui, Wima, Yukpa e Kankuamo. Afferma inoltre che tali spostamenti sono stati provocati in gran parte dalle azioni delle AUC. Nella regione di Urabá si stima che 13 comunità indigene si sono spostate a causa delle minacce e delle uccisioni di cui sono state vittime.
In base ai dati offerti dal Difensore Civico, tra giugno 1998 e agosto 2002 sono stati assassinati 45 membri del popolo Kankuamo, 1 della comunità Wima e un altro della comunità Yucpa. Le AUC sono indicate come responsabili di 32 di questi assassinii e le FARC di 5, mentre 10 uccisioni vengono attribuite a parti armate non identificate.
Anche le fumigazioni aeree effettuate nell'ambito del Plan Colombia mettono in pericolo la sicurezza e la permanenza dei gruppi indigeni nei propri territori. Questi gruppi si sono impegnati con lo Stato a sostituire pacificamente le piantagioni ad uso illecito di coca e di papavero da oppio. Ciononostante la risposta è stata la fumigazione indiscriminata di vaste zone, comprese quelle in cui era iniziata la sostituzione delle piante ed erano stati avviati progetti alternativi. Sono state fumigate anche zone in cui non erano mai esistite coltivazioni di coca, come le terre della comunità Nasa Chamb.
All'inizio del 2002 il governo ha disegnato una cartografia dei territori indigeni allo scopo di proteggerli dalle fumigazioni. Nonostante ciò, secondo quanto denunciato dalle stesse comunità, sono stati devastati pascoli, alberi da frutta, pozzi d'acqua, riserve ittiche e di altri animali, che facevano parte di progetti finanziati dallo stesso Stato. È il caso delle terre indigene dell'Amazzonia, devastate nell'ottobre del 2002 dagli aerei del Plan Colombia carichi di glifosato. In quell'occasione sono stati fumigati 14 mila ettari di coca; l'operazione ha avuto luogo in zone in cui operano alcuni fronti delle FARC e delle AUC. Si ritiene che nella regione del Putumayo si trovi oltre la metà dei 130 mila ettari di piantagioni di coca e di papavero da oppio esistenti in Colombia.
| :: APPROFONDIMENTI :: |
Dossier PLAN COLOMBIA
La guerra "invisibile"
Drug War
USfumigation.org (English/Español)
Informazioni sulle fumigazioni degli USA sulla Colombia e nel Terzo Mondo.
Mama Coca (English/Español)
Giornale accademico on-line sulla complessità dei conflitti e delle droghe nel continente americano.
Mycoherbicide.net
(English/Español)
Informazioni su i mycoherbicidi e la guerra biologica con particolare attenzione all'uso del fungo Fusarium oxysporum nella guerra in Colombia.
The Sunshine Project
(English)
Analisi sull'uso mondiale di agenti biologici, biotecnologi inclusi i mycoherbicidi.
War on Drugs
Numerosi link a notizie riguardanti gli sviluppi della guerra lle droghe degli States in Colombia.
The Narco News Bulletin
Magazine mensile con notizie su tutti gli aspetti della lotta alle droghe.
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Nella foto della Fundacion Hemera: indigeni Inga
In nome del Diritto Internazionale umanitario
Di fronte a tutti questi problemi, i popoli indigeni mantengono una posizione di autonomia, continuando a difendere la propria permanenza nei territori in cui sono insediati. Chiedono ai gruppi armati di desistere dal coinvolgerli nel conflitto rispettando la loro neutralità. Pur essendoci indigeni nelle file dei combattenti, affermano che le posizioni personali non hanno niente a che vedere con le decisioni maggioritarie e comunitarie.
Chiedono allo Stato colombiano di ordinare la sospensione delle operazioni militari nei loro territori, e di osservare e rispettare l'Accordo firmato il 19 aprile 2002 in materia di diritti umani, in particolare per quanto riguarda l'impegno a non coinvolgerli nel conflitto armato.
La COICA (Coordinadora Indígena de la Cuenca Amazónica Coordinamento Indigeno del Bacino Amazzonico), che riunisce i popoli indigeni del Brasile, Ecuador, Perù, Venezuela, Guyana, Guyana Francese, Suriname e Colombia, esige a sua volta alle parti armate, legali e illegali, di rispettare il diritto internazionale umanitario, in particolare l'articolo 3 della Convenzione di Ginevra, che tutela le persone che non partecipano direttamente alle ostilità [...] senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole basata sulla razza, il colore, la religione o la credenza, il sesso, la nascita o il censo, o altro criterio analogo". Reclama inoltre il rispetto della vita, delle autorità tradizionali e delle decisioni dei popoli indigeni che hanno dichiarato di portare avanti una resistenza civile contro la violenza armata. Rifiuta il reclutamento forzato di giovani indigeni nonché l'inclusione di membri delle comunità nella rete di informatori creata dal governo di Álvaro Uribe.
| :: COICA :: |
COORDINADORA DE LAS ORGANIZACIONES
INDÍGENAS DE LA CUENCA AMAZÓNICA
Coordinamento che raduna nove organizzazioni indigene dell'Amazzonia:
1. Asociación Interétnica de Desarrollo de la Selva Peruana AIDESEP
2. Amerindian Peoples´ Association of Guyana APA
3. Confederación de los Pueblos Indígenas de Bolivia CIDOB
4. Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira COIAB
5. Confederación de Nacionalidades Indígenas de la Amazonía Ecuatoriana CONFENIAE
6. Consejo Nacional Indio de Venezuela CONIVE
7. Fédération des Organisations Amérindiennes de Guyane FOAG
8. Organisatie van Inheemsen in Suriname OIS
9. Organización de los Pueblos Indígenas de la Amazonía Colombiana OPIAC
COICA Fue fundada en 1984 en Lima, Perú, ciudad donde funcionó nuestra sede hasta 1992. Desde 1993, ésta se encuentra de manera permanente en Quito, Ecuador, en donde COICA es legal y jurídicamente reconocida por el estado ecuatoriano.
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I popoli indigeni della Colombia ribadiscono che la guerra non appartiene alla loro cultura e affermano la propria autonomia nel creare meccanismi di difesa. Si appellano alla comunità internazionale chiedendole di esprimere la propria condanna al governo colombiano e a quello degli Stati Uniti, per proteggere le loro vite e fermare la distruzione di cui attualmente sono vittime.
Ratificano inoltre la volontà di rafforzare processi di convivenza pacifici e alternativi. Ne è un esempio l'impegno assunto dalle comunità del Putumayo per sostituire tutte le coltivazioni ad uso illecito nei propri territori. La coca, per questi popoli, è tuttora la pianta rituale di uso tradizionale; essi credono però che venga utilizzata anche in modo irresponsabile con finalità negative per l'umanità. Si assumono quindi il dovere fondamentale di sostituire le piantagioni destinate a usi diversi da quello atavico. Nel luglio del 2002, prima delle fumigazioni, le comunità avevano già estirpato nel Putumayo oltre 3 mila ettari di coca. Peraltro, secondo quanto da essi stessi denunciato, tali fumigazioni hanno distrutto, oltre a migliaia di ettari di coca, anche 15 mila ettari di coltivazioni lecite, causando per di più problemi di tipo respiratorio, intestinali e cutanei agli abitanti della regione. "Effetti collaterali" nell'irrazionale discorso della guerra.
Per quanto riguarda l'organizzazione per la resistenza civile di questi popoli, ha molta importanza la cosiddetta "Guardia Indigena". Formata da centinaia di membri, allo scopo di vigilare il movimento di persone e veicoli nei territori indigeni, è considerata un meccanismo di protezione e sicurezza di fronte ai gruppi armati. Un'altra formazione dello stesso genere, e altrettanto importante, è il Movimiento de Autoridades Indígenas (Movimento delle Autorità Indigene), creato negli anni ottanta con l'obiettivo di difendere fondamentalmente il "Derecho Mayor" quale strumento atto a orientare le azioni finalizzate alla difesa della cultura e dei territori nelle condizioni generate dalla violenza armata. Il "Derecho Mayor" rappresenta il profondo rispetto per la vita e il sapere degli antenati.
Diventate la voce delle proprie comunità, anche le donne indigene colombiane contribuiscono in modo attivo alla difesa dei loro popoli. Nel luglio del 2002 hanno organizzato la Marcia Nazionale per la Pace, a cui hanno partecipato ventimila donne. Esse considerano il conflitto armato e il Plan Colombia solo dei mezzi creati allo scopo di sterminare i popoli indigeni e di facilitare così la consegna dei territori alle multinazionali minerarie e petrolifere.
La resistenza indigena è dunque la strada che tutti questi popoli hanno scelto per continuare a sopravvivere secondo i propri principi e la propria cultura. Appartiene alla loro memoria ancestrale e alla loro storia.
I dati sull'aumento di violenze
Nel corso dell'anno 2003 sono stati assassinati circa 139 indigeni,una cifra drammatica per una nazione la cui popolazione indigena è rappresentata da meno di milione di abitanti.
Nel Giorno Internazionale dei Diritti Umani (10 dicembre) è stato presentato un bilancio dell'emergenza umanitaria degli indigeni colombiani sulla base di dati raccoltia dalla Fundacion Hemera, una fondazione dedicata a ricerche su popoli indigeni colobiani.
La condizione di crisi umanitaria per i popoli indigeni colombiani non diminuisce. La feroce rincorsa degli attori armati durante l'anno 2003 è stata talmente intensa da superare il numero dei due anni precedenti insieme, generando una crisi umanitaria in regioni come quella amazzonica, dove è minacciata addirittura la sopravvivenza di alcune etnie come i Miraña e i Nurak.
I dati raccolti dalla Fundacion Hemera rilevano che fino al 30 novembre 2003, si sono registrati 171 casi di violazione, superando del 20% i casi dell'anno precedente, con un bilancio stimato di poco più di 7.000 "vittime", di cui 409 vittime di violenze individuali (assassinio, sparizione, tortura,...) e circa 6595 persone vittime di violazioni collettive contro le comunità (controllo degli alimenti, incursioni territoriali, ...)
LINK DOCUMENTO
Dati aggiornati al 30/11/03
della Fundacion Hemera
Mailer Mattié, Economista venezuelana, esperta di Antropologia economica e Cooperazione internazionale finalizzata allo sviluppo sostenibile.
E-mail: mailermattie@yahoo.es
Ci minacciano di morte
Lettera della Comunidad de Paz de San José de Apartadó
19 de diciembre de 2003
Pubblichiamo un recente drammatico resoconto integrale e tradotto della Comunità di Pace di S. José de Apartadò.
La Comunità si trova in una nuova e grave situazione di pericolo. La loro dichiarazione di rottura con il sistema giudiziario va letto come un appello estremo di vita a fronte di minacce di morte e non come un giudizio politico definitivo.

Nella foto: bambini e bambine della Comunità di Pace di San Josè Apartado
Notizia in italiano y español
La Comunità di Pace di San José di Apartadó vuole lasciare memoria delle nuove azioni di terrore di cui è oggetto;
i fatti che lasciamo alla storia e all'umanità sono i seguenti:
Domenica 14 dicembre 2003 alle 4:30 pomeridiane un dirigente della Comunità ha ricevuto una telefonata a San José di Apartadó; si trattava del signore Wilmar Durango Areiza che cominciò ad insultarlo dicendogli che era un figliodiputta.. e che la comunità era una figliadiputta.. ed a dirgli che egli (Wilmar) stava lavorando con i paramilitari, che stavano collaborando molto bene con Miro Areiza e Wilson Guzmán. Il signor Durango Areiza domandò come si sentiva la comunità dopo il furto che gli avevano fatto e disse che il lavoro dei paramilitari era stato veramente grazioso, e che ora inizia una nuova tappa nella quale cominciano ad ammazzare leader per leader, così faranno più attenzione quei figlidiputta.. di leader che dovrebbero rimanere in una tomba, che i dirigenti figlidiputta.. della comunità non avranno scampo perchè coloro che non andranno subito in prigione li ammazzeremo.
Martedì 16 dicembre il signor Miro Areiza chiamò un altro leader della comunità e gli disse che egli non aveva niente a che vedere con la chiamata della domenica, né con il furto, né con i paramilitari, né con le minaccie ai leader, il nostro dirigente gli domandò come faceva ad essere al corrente della telefonata con cui erano state fatte quelle minacce, il signor Miro rimase silenzioso, diventò nervoso e disse che avrebbe richiamato.
Il signor Wilmar Durango è uscito dalla prigione quattro anni fa ed è arrivato nella nostra zona da tre. Wilmar viveva vicino alla frazione di Arenas Altas, in una casa rurale, isolato e molto spesso lo si vedeva conversare con pattuglie dell'esercito. Il giorno del furto, martedì 9 di dicembre, il signor Wilmar nelle prime ore della giornata, dopo aver fatto varie telefonate, si incamminò verso la città di Apartadó e da quel momento non lo si è più visto.
Il signor Miro Areiza ha una trebbiatrice di mais ad Apartadó ed un pulmino per il servizio pubblico tra Apartadó e San José.
Queste azioni e telefonate confermano i progetti, che la comunità ha denunciato in varie occasioni, per assassinare i membri della comunità, ed il fatto che questa persona dica che sta lavorando con il signor Wilson Guzmán, che diede inizio alle montature con l'esercito e la procura contro la comunità nel mese di febbraio, confermano lintenzione di assassinare subito o nella prigione i dirigenti e membri della comunità allo scopo di porre fine al processo comunitario.
Non abbiamo altra opzione che quella di consegnare alla solidarietà dellumanità questi fatti affinché l'appoggio e la generosità con le comunità in resistenza riescano ad essercitare la doverosa pressione affinchè vengano sventati questi progetti di assassinio. Sappiamo che un giorno la storia e l'umanità giudicheranno questi crimini atroci contro la comunità. Malgrado la denuncia di questi propositi di sterminio delle forze militari, dei paramilitari e della procura per distruggerci, questi piani continuano e sono stati attuati nel corso di questo anno. Ringraziamo nuovamente per la solidarietà di tutte le persone, organizzazioni e comunità nazionale ed internazionale che hanno appoggiato il nostro camminare. Noi proseguiamo con fermezza nei nostri principi davanti alle minacce ed azioni di morte contro la comunità e crediamo che un giorno la nostra ricerca della vita fiorirà.
NOS AMENAZAN DE MUERTE
La Comunidad de Paz de San José de Apartadó quiere dejar constancia de nuevas acciones de terror en su contra; los hechos que colocamos a la historia y a la humanidad son los siguientes:
El domingo 14 de diciembre de 2003 a las 4:30 p.m. un líder de la Comunidad recibió una llamada telefónica en San José de Apartadó; se trataba del señor Wilmar Durango Areiza quien comenzó a insultarlo diciéndole que era un h.p. y que la comunidad era una h.p. y a decirle que él (Wilmar) estaba trabajando con los paramilitares, que estaban trabando muy bien con Miro Areiza y Wilson Guzmán. En esa llamada el señor Durango Areiza preguntó que cómo se sentía la comunidad con el robo, que lo habían hecho ellos, que había sido un trabajo lindo con los paras, y que ahora seguía la otra etapa en la que van a comenzar a matar líder por líder, que así se cuidaran mucho esos h.p. líderes tendrían que quedar en una tumba, que los líderes h.p. de la comunidad no tienen escapatoria que el que no caiga ahora en la cárcel lo matan.
El martes 16 de diciembre el señor Miro Areiza llamó a otro líder de la comunidad y le dijo que él no tenía nada que ver con la llamada del domingo frente a lo del robo ni con los paras ni con nada que le pasara a algún líder, nuestro líder le preguntó que por qué sabía de esa llamada y hablaba de esas cosas, el señor Miro se quedó callado y se puso nervioso y dijo que después volvía a llamar.
El señor Wilmar Durango salió de la cárcel hace cuatro años y había llegado a la zona desde hace tres. Wilmar vivía en límites entre Guineo Alto y Arenas Altas, en una casa rural, aislado y se le había visto conversar muy seguido con el ejército. El día del robo el martes 9 de diciembre el señor Wilmar estuvo haciendo muy temprano varias llamadas y luego bajó hacia Apartadó donde no se le ha vuelto a ver.
El señor Miro Areiza tiene una trilladora de maíz en Apartadó y una chiva de servicio público entre Apartadó y San José.
Esta llamada y estas acciones demuestran los planes que la comunidad ha descrito en varias ocasiones donde se planea asesinar a miembros de la comunidad, asimismo el hecho de que esta persona diga que está trabajando con el señor Wilson Guzmán quien en el mes de febrero inició una etapa de montajes con el ejército y la fiscalía en contra de la comunidad, como hemos dejado constancia de ello. También confiesan el hecho de que los líderes serían asesinados ahora o en la cárcel, explicitan los planes de judicializacion y exterminio contra líderes y miembros de la comunidad con el fin de poder acabar con el proceso.
No tenemos otra opción más que dejarle a la solidaridad de la hu,manidad estos hechos para que sean el apoyo y generosidad con las comunidades en resistencia las que logren presionar para evitar estos planes asesinos. Sabemos que algún día la historia y la humanidad juzgarán estos crímenes atroces contra la comunidad, pues a pesar de que hemos denunciado este año los planes de exterminio de las fuerzas militares conjuntamente con los paramilitares y la fiscalía para destruirnos, dichos planes continúan y se han ejecutado en el transcurso del año. Agradecemos nuevamente la solidaridad de todas las personas, organizaciones y comunidad nacional e internacional con nuestro caminar. Nosotros seguimos firmes en nuestros principios ante las amenazas y acciones de muerte en contra de la comunidad y creemos que algún día nuestra búsqueda de vida florecerá.
Per approfondimenti consultare la sezione Colombia
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