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La Colombia è da oltre quarant’anni in guerra. Solo negli ultimi 20 anni di conflitto sono morte almeno 70.000 persone[1], di cui la maggior parte civili. Oltre tre milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e costituiscono il più alto numero di sfollati interni al mondo, dopo le nazioni centroafricane. Il governo Colombiano, con l’aiuto economico degli Stati Uniti attraverso il cosiddetto “Plan Colombia” ha speso dal 1999 al 2005[2] oltre 10 miliardi di dollari nella guerra alle droghe, ma la produzione e l’esportazione di cocaina rimane una voce determinante nell’economia, seppur illegale, di questa nazione.
In questo contesto di guerra civile ininterrotta, l'informazione ha sempre rappresentato un nodo essenziale che i differenti attori del conflitto - guerriglieri, paramilitari, narcotrafficanti, esercito e politici corrotti - hanno cercato in tutti i modi di controllare, minacciando e punendo i giornalisti, e costringendoli, troppo spesso, all'autocensura, al silenzio o all'esilio.
Dal 1997 sono stati più di 120 i giornalisti uccisi, e seppure negli ultimi tempi la situazione sia leggermente migliorata, la libertà di stampa e di espressione nel Paese rimane sotto minaccia costante. Una minaccia che ha molti padrini ma un solo volto: quello dell'iniquità eletta a sistema.
Il giornalismo e l’informazione libera in Colombia mantengono fede al loro impegno nel lavoro ostinato di quei giornalisti e comunicatori che spesso rifiutano l’accezione di eroi.
“La libertà di stampa è solo retorica. L’unica cosa che conta sono i giornalisti liberi” commenta Javier Darío Restrepo, giornalista colombiano, classe 1931 e lunghissima carriera nella carta stampata oltre a quella televisiva, e aggiunge “…abbiamo contato così tanti morti, che ne abbiamo perso il conto.”

Domenica 13 aprile 2008, viene presentato ufficialmente a Perugia, nel corso del Festival Internazionale del Giornalismo (http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article200)
il libro edito da Stella Edizioni
e curato da Stefano Neri e Martin E. Iglesias
Sotto pressione
Il giornalismo in Colombia prigioniero di guerriglia, narcotraffico, paramilitari e governo
Il volume di 160 pagine, unico in Italia nel suo genere e per soggetto, nasce dalla stretta collaborazione tra Information Safety and Freedom (ISF) con l'Osservatorio Informativo Selvas.org e l'associazione Traduttori per la Pace.
L’opera offre una raccolta di testimonianze, interventi e interviste, anche a carattere esclusivo, di professionisti dell’informazione colombiani, tra i quali Mauricio Beltran, Daniel Coronell, Ignacio Gomez, Jenny Manrique,
Hollman Morris, Alberto O. Restrepo, Javier Darío Restrepo,
German Rey, Manuel Rozental, Medios Por La Paz.
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[1] Dati Amnesty International - http://www.amnesty.it
[2] Latin American Drugs Ii: Improving Policy And Reducing Harm - Latin America Report N°26 14 March 2008
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