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Evel FANFAN, Avocat militant du barreau d’Aquin, Je suis né, le 10 Février 1975 dans la partie Sud D’Haïti d’une famille de paysan relativement pauvre. Je fais mes études primaires au Collège de l’Armé du Salut d’Aquin et celles du secondaire au Lycée Pierre Sully de cette même Ville. Je suis un homme marié et Père de trois beaux enfants aimés. Je fais des études en Comptabilité et en Théologie (Diplômé), Diplômé a l’Institut Français en Haïti. En 1998, j’ai commencé mes études en Sciences Juridiques à la Faculté de Droit et des Sciences Economiques des Gonaïves et j’ai une licence en Droit. J’ai aussi un Diplôme en Sciences Politiques et Sociales. J’ai aussi une formation en Puériculture et en Secourisme.


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Haiti: cronache di una morte annunciata
Alma Giraudo per Selvas.org

Ecco un dossier che dimostra la responsabilità dell'Unione Europea nella destabilizzazione di Haiti negli anni, nei mesi e nei giorni che hanno preceduto e seguito il colpo di stato del 29 febbraio 2004.
(Anche in PDF)

Haití: crónicas de una muerte anunciada
Alma Giraudo por Selvas.org

Un informe que demuestra la responsabilidad de la Unión Europea en la desestabilización de Haití durante los años, meses y días anteriores y posteriores al golpe de Estado del 29 de febrero de 2004.
(Tambien en PDF)


La responsabilité
de l'Union Européenne
dans la déstabilisation d'Haïti pendant les années, les mois et les jours qui ont précédé et suivi le coup d'État du 29 février 2004
(.DOC Download)

:: HAITI La società civile non vuole rimanere invisibile ::
APPELLO PER LA PACE A CITE SOLEIL

(>>español: UN LLAMAMIENTO POR LA PAZ EN CITE SOLEIL)


Haiti: i testimoni dal silenzio
L'eliminazione sistematica dei sostenitori Lavalas è iniziata almeno nel 2002 e pianificata molto tempo prima. Ecco le prime testimonianze dal Plateau Central raccolte dalla Association des Universitaires Motivés Pour Une Haïti Des Droits (AUMOHD). Rimasti isolati, anche dalla sicurezza offerta dal contingente internazionale della missione ONU, questi cittadini haitiani chiedono verità e giustizia per i loro parenti scomparsi o uccisi.
Di Alma Giraudo per Selvas.org


:: Español :: Haití: testimonios desde el silencio

Port au Prince e la notte di pioggia
a un mese dal terremoto

Testi e Foto di Fabrizio Lorusso da Haiti



12 febbraio 2010

Ad Haiti non è ancora ufficialmente iniziata la stagione delle piogge, per fortuna manca ancora qualche mese come nel resto dei Caraibi, ma anche qui ci sono i mesi pazzi e alle 4 del mattino dell’11 gennaio, la capitale ha vissuto ore di disagio e paura per le piogge intense cadute durante alcune ore. Rispetto agli uragani che periodicamente sconvolgono il paese o alle piogge torrenziali di maggio e giugno quello dell’altra sera poteva considerarsi solo uno “sfogo temporalesco” notevole ma non eccessivo. Purtroppo anche un po’ d’acqua può far notizia.

Circa un milione e duecentomila sfollati si sono infatti ritrovati ai bordi di fiumi di fango e detriti, con le loro tende e i giacigli invasi dall’acqua, secondo un copione che potrebbe ripetersi ogni giorno se nelle prossime settimane non verrà risolto il problema delle abitazioni. Gli accampamenti ufficiali e spontanei che sono stati allestiti nei parchi, nelle piazze e per le strade non sono pronti per drenare i flussi d’acqua piovana e quindi gli interventi previsti dalla comunità internazionale, dalle autorità e dagli stessi campi autogestiti dovranno presto cercare di risolvere questo problema.




Ormai le cifre relative alle vittime hanno superato ogni stima iniziale e si parla di 220mila morti mentre dal punto di vista degli aiuti ricevuti i giornali locali (segnalo “Le Nouveliste”) riportano un altro dato allarmante fornito dal Bureau de coordination des affaires humanitaires (Ocha) che segnala che solo 50mila famiglie (cioè 272mila persone) hanno ottenuto “materiali d’emergenza” come tende e materassi. Per chi non ha un tetto proprio questi beni elementari si trasformano in preziose ancore di salvataggio e, sebbene non costituiscano una dimora stabile e dignitosa, sono pur sempre un appiglio utile e, direi, quasi un privilegio. Per questo motivo Evel Fanfan, il presidente dell’associazione (Aumohd) che ci ospita nel quartiere Delmas, ci aveva chiesto di portare tende e materiali da campeggio come le pile elettriche e i sacchi a pelo oltre alle sempre necessarie medicine. Anche qui nel parcheggio dove abbiamo piantato un paio di canadesi ci siamo dovuti svegliare all’improvviso per cercare protezione dallo scrosciare della pioggia che non dava segni di cedimento e soprattutto per evitare che i computer e le stampanti, protette solamente da un telone di plastica, non venissero danneggiati.

In una conferenza stampa l’ambasciatore americano a Porto Principe, Kenneth H. Merten, ha dichiarato che le tende non rappresentano l’unica priorità e che è meglio pensare già da ora a soluzioni più stabili come per esempio i prefabbricati di legno e plastica che sono più resistenti. Inoltre – sintetizzo le sue parole – l’idea è quella di evitare che la gente si abitui alle tendopoli che potrebbero trasformarsi in città permanenti che ostacolerebbero l’opera di ricostruzione generale e i piani di ricollocamento della popolazione in zone più sicure. Intanto però la gente se la deve cavare con quello che c’è o con i teloni di plastica che in città sono diventati carissimi e ricercatissimi tanto che alcune persone che ci hanno visto per la strada ci hanno chiesto di procuraglieli pensando che siamo americani.



L’ambasciatore ha anche risposto a una domanda di un giornalista haitiano su una questione poco nota: una percentuale (intorno al 3%) dei soldi raccolti negli USA viene incamerata come contributo direttamente dall’esercito americano anziché venire usata per l’acquisto di ulteriori beni per gli haitiani e a questo Mr. Merten ha affermato che per ora gli Stati Uniti hanno stanziato ufficialmente 537 milioni di dollari e che quindi si giustifica un piccolo prelievo sulla raccolta fondi. E’ vero che ogni paese gestisce le proprie missioni umanitarie in modi differenti però possiamo dire che i cittadini americani che hanno donato per Haiti lo stanno effettivamente facendo col 97% del loro denaro e con il restante 3% stanno anche pagando la missione dell’esercito, cosa che forse non era chiarissima e che può assimilarsi a una tassa nascosta. E’ stato anche annunciato un relativo allentamento delle norme migratorie riguardanti gli haitiani che si trovavano negli USA prima del 12 gennaio e che potranno rimanere legalmente nel paese per altri 18 mesi.



Il 12 febbraio tutto il paese si ferma per ricordare le vittime del terremoto a un mese dalla catastrofe. Si pregherà dalle 7 del mattino alla sera tardi. Sarà un giorno di calma e di riflessione per cercare di intravedere la speranza, gli aiuti, la ricostruzione e il futuro.

Continuo a segnalare  QUESTO LINK
http://prohaiti2010.blogspot.com per le donazioni dato che sto lavorando con loro qui a Port au Prince e stanno cercando in vari modi di aiutare la popolazione del quartiere esclusa dalla solidarietà internazionale ufficiale.
A questo link invece c’è un album fotografico sulla capitale haitiana che spero possa interessarvi e da cui si può attingere citando la fonte (!): http://picasaweb.google.com/FabrizioLorussoMex/Haiti



*Fabrizio Lorusso, Insegnante di lingua e cultura italiana a Città del Messico,
giornalista e collaboratore di Selvas.org, ha pubblicato in Messico
il libro di poesie "Memorias del mañana" - Ediciones Quinto Sol.

Autore dei Blog http://lamericalatina.net - http://latinoamericaexpress.blog.unita.it
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