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Debito Estero
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Banche - Di Santo (Min. Esteri):BIG ITALIANE assenti da America Latina
Roma, 19 gen. (Apcom) - L'economia italiana sta raccogliendo i frutti della "ripresa politica" del governo Prodi in America Latina, dove la Spagna non vanta più l'esclusiva in ambito europeo. Ma "i grandi gruppi bancari latitano", come denuncia il sottosegretario agli Esteri Donato Di Santo, l'uomo a cui D'Alema ha delegato i rapporti con i paesi del subcontinente, e che in ottobre a Roma è riuscito a mettere intorno allo stesso tavolo quasi tutti i loro capi delle diplomazie, forte dei rapporti maturati alla presidenza dell'ong Movimondo e in decenni all'Internazionale Socialista. In un'intervista ad Apcom, alla vigilia della visita in Italia del ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim (atteso a Roma in settimana), Di Santo fa un bilancio di questo anno e mezzo alla Farnesina: "Siamo tornati politicamente in paesi dove, a prescindere dall'esistenza delle ambasciate, l'Italia era assente da anni, in alcuni casi da decenni" spiega. Per riattivare accordi e collaborazioni in stallo, e promuoverne di nuovi, non c'è stata nessuna discriminazione di carattere politico-ideologico: "Siamo stati sia nel Messico del presidente di destra Calderon, sia in Ecuador, in Bolivia, in Venezuela" assicura. Oltre alla missione in Cile, ricambiata dalla presidente Bachelet lo scorso ottobre, Prodi ha preceduto gli altri capi di governo europei in Brasile subito dopo il varo del Pac (il Piano di Accelerazione della Crescita), che tradotto significa 250 miliardi di dollari di investimenti che cambieranno la fisionomia del paese sudamericano. La prima visita di Stato in Italia del presidente Inacio Lula da Silva è in agenda per aprile. Lo stesso D'Alema, accompagnato da Di Santo, è stato in tre paesi dell'area, fra cui il Perù, che fra pochi mesi ospiterà l'importante vertice Ue - America Latina e Caraibi e che, fa notare il sottosegretario, "non vedeva un ministro degli Esteri italiano dal 1982, quando ci andò Emilio Colombo!". Il 'porta a porta', però, quello è toccato a Di Santo: in un anno e mezzo ha visitato "in qualche caso in più di un'occasione diciotto paesi dell'America Latina" racconta, e con l'attività di cooperazione allo sviluppo (di cui è responsabile il vice ministro Sentinelli) e quella di assistenza agli italiani all'estero (seguita dal vice ministro Danieli) cresce, anzi lievita, la collaborazione economica, "con una particolare attenzione alle piccole e medie imprese", ma non solo. "Non è un caso che uno dei quattro consorzi pre-qualificati ammessi per la costruzione delle nuove chiuse per il raddoppio del canale di Panama (progetto dal valore complessivo oltre 5 miliardi di dollari, ndr) sia a partecipazione italiana" sottolinea Di Santo, in riferimento al 'Grupo Unido por el Canal' in cui rientra anche Impregilo. Poi c'è la recentissima lettera d'intenti firmata con il governo del Venezuela, nell'ambito del cosiddetto Piano socialista ferroviario di Caracas, che preannuncia l'assegnazione di un nuovo contratto, per oltre un miliardo di dollari, al consorzio Astaldi-Ghella-Impregilo. Sempre nella "ripresa" si colloca, d'altronde, anche la decisione di Fiat di "quasi raddoppiare lo stabilimento di Belo Horizonte in Brasile", paese in cui il gruppo torinese ha superato la Wolksvagen piazzandosi al primo posto delle vendite; la riapertura, sempre da parte di Fiat dell'impianto di Cordoba in Argentina. O la leadership nel settore energetico di Enel nel subcontinente con l'acquisizione recentissima della spagnola Endesa. Dopo questi risultati, "la speranza è che anche le grandi banche si sveglino dal torpore, visto che non c'è più una sola banca di rilievo italiana in America Latina" osserva il sottosegretario, menzionando il ritiro di BNL e di Intesa dalla Sudameris. Quanto alla questione dei cosiddetti 'tango bond', ribadisce Di Santo, il governo italiano sta intensificando l'azione diplomatica nei confronti di quello argentino in favore dei risparmiatori italiani che ancora sono in possesso di titoli del debito pubblico del paese latinoamericano andati in default alla fine del 2001. Dopo la prima offerta di scambio, accettata da circa la metà dei connazionali che hanno visto crescere l'offerta dal 30 percento (del 2005, ndr) all'attuale 50-55 percento del nominale, l'altra metà degli italiani coinvolti, circa 170mila, hanno aderito al ricorso dell'Icsid, avviato oltre un anno fa dalla Tfa, associazione nata su impulso dell'Abi. "Sulla scelta dei singoli nei confronti dello stato che andò in default non sta a noi giudicare" afferma Di Santo, "dal punto di vista del governo - conclude - constato che il default avvenne fra la fine del 2001 e l'inizio del 2002, e nel 2003 ci fu la vendita: dal 2003 al 2006, in tre lunghi anni praticamente non ci furono relazioni tra i due governi". Un congelamento ingiustificabile, non solo perché improduttivo, ma anche per lo scontato proseguimento delle relazioni fra le società dei due paesi. "Non fosse altro, perché la metà degli abitanti dell'Argentina è di origine italiana".
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EL G8 DEBE DESAPARECER POR ANTIDEMOCRÁTICO Y PROMOTOR DE POBREZA E INSOSTENIBLIDAD.
Campaña Quién debe a Quién
unto al resto de países integrantes del G-8, Italia ha promovido acuerdos de condonación de la deuda externa dentro de las Iniciativas HIPC (Heavily Indebted Poor Countries). Sin embargo, estas iniciativas no brindan una solución definitiva, porque implican la adopción de programas de ajuste estructural que generan más pobreza e inequidad, y son ineficientes, por aplicar criterios que excluyen a muchos países y porque sus procesos y mecanismos son demasiado lentos. Estas iniciativas se encaminan a asegurar la gobernabilidad de los países empobrecidos y a transmitir una imagen de responsabilidad ética. En este sentido, Italia presenta en la Cumbre del G-8 en Alemania un programa que prevé dar prioridad a la salvaguarda del medio ambiente, a la lucha contra la pobreza y al desarrollo de África. Sin embargo estos programas no suponen un cuestionamiento de los mecanismos generadores de deuda externa y son totalmente contrarrestados por las políticas desarrolladas por Italia y sus multinacionales. Mientras que el ministro de Solidaridad Social, Paolo Ferrero indicó que la posición italiana en el G-8 será la de asumir el compromiso de “portar al 0.7 % del Producto Interno Bruto (PIB) la cuota de inversiones destinada al apoyo de naciones pobres”, el gasto militar supone un 2 % del PIB del país. Al mismo tiempo, el gobierno italiano no se cuestiona que Italia ha promovido deudas ilegítimas y ecológicas, que convierten al país en deudor y no en acreedor. Así, Italia es el sexto país acreedor de Iraq (a 1 de enero de 2003 la deuda irquí con Italia ascendía a 1.726 millones de dólares). La deuda iraquí fue contraída durante el gobierno de Sadam Hussein y ante la situación de guerra que atraviesa el país es impagable, minando además los esfuerzos de reconstrucción del país. Por otra parte, entre 1992 y el 2003 Kenya consiguió armas por parte de Italia por valor de 13 millones de euros, contrayendo una deuda con Italia de 10 millones de euros, procediendo esta deuda de créditos bancarios y créditos SACE (créditos de la Agencia de financiamiento comercial con apoyo estatal de Italia), equivalentes a los créditos de CESCE en España. En otro ámbito, una de las grandes multinacionales italianas, Benetton, adquirió más de 970.000 hectáreas en terrenos en la Patagonia argentina, donde elaboran el 10% de su producción de lana. El grupo italiano llegó a Argentina en 1991, en plena época "menemista" y en el marco de las privatizaciones de las empresas estatales que el gobierno estaba llevando a cabo, adquiriendo las acciones de la empresa Tierra Ciudad Argentina. Desde entonces procedió a cercar territorios y ha expulsar a sus habitantes, con el objeto de dar paso a la crianza de ovinos y satisfacer así la demanda de lana que necesita para su industria textil, producción a bajo costo, con mano de obra barata, pero a altas ganancias. En 2002 se inició un conflicto entre la empresa italiana y la comunidad indígena mapuche, al ser expulsada de 250 hectáreas de tierra en la provincia argentina de Chubut la familia Curiñanco-Nahuelquir.
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