APPELLO per HAITI
Redazione di www.selvas.org
Aggiornato: 7 Febbraio 2010

Foto di Fabio Cuttica (® http://haitifreelance.wordpress.com) Port-au-Prince HAITI
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L'Associazione di avvocati haitiani volontari AUMOHD, Action des Unité Motives pour une Haïti de Droit "è in dovere di lanciare un appello urgente a tutti i suoi amici e sostenitori, a tutti gli amici di Haiti per aiutarci tramite un contributo che ci possa permettere di supportare i senza tetto, ricostruire le infrastrutture distrutte dell'AUMOHD, e aiutare le famiglie in difficoltà."
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L'Associazione Selvas.org
consiglia di aiutare, attraverso una raccolta fondi,
un'associazione locale, AUMOHD composta da avvocati haitiani, che lavorando sul terreno e a stretto contatto con migliaia di famiglie, è il riferimento naturale di numerosi cittadini haitiani. Selvas.org vi aggiornerà con corrispondenze e notizie sulla catastrofe, come dell'operato di questa associazione e della raccolta fondi.
Con l'avvocato haitiano Evel Fanfan, la nostra asociazione aveva già collaborato a una raccolta fondi per assistere le persone colpite dai tre uragani del settembre 2008 andata a buon fine e permettendo a oltre 800 persone radunate dai volontari dell'AUMOHD di sostenersi per i giorni necessari durante la massima emergenza umanitaria.
Nei primi giorni seguiti al terremoto che ha duramente colpito non solo la capitale ma numerose località minori, avevamo lanciato un appello con la speranza di trovare in vita il nostro contatto, perchè sicuri che non avrebbe esitato, se lo avesse potuto, organizzare un centro di aiuti locali. E infatti, per fortuna, appena ristabiliti i contatti Evel Fanfan non ha esitato ad avvisarci che stava organizzando una gestione degli aiuti in alcune delle zone più abbandonate della capitale, attraverso l'uso di parte della sede di AUMOHD, parzialmente resistita al sisma. Evel, come molti sui concittadini ha perso la casa e, immaginiamo, diverse persone care in questo terremoto. Ma non ha perso la speranza, non ha perso la forza e l'orgoglio di voler continuare aiutando i suoi fratelli, come lo faceva da avvocato ora continua ad essere al servizio della sua gente, nel migliore dei modi: con le proprie mani.
Se vogliamo parlare di un futuro democratico e libero ad Haiti, se crediamo all'autoderminazione dei popoli liberi da debiti economici infami, se ci sentiamo truffati nei più profondi sentimenti quando sentiamo parlare di "ABOLIZIONE del DEBITO" e scopriamo che si trasforma in "NUOVI CREDITI per LA RICOSTRUZIONE", e quando non possimo andare ad Haiti ad aiutare, facciamo alllora ciò che possiamo. Utilizziamo la nostra credibilità di Associazione che non ha mai usufruito di un finanziamento, che ha sempre lavorato gratuitamente per l'informazione e che solo grazie ai propri lettori deve la propria esistenza e diffusione, per CHIEDERE A TUTTI VOI di AIUTARE ECONOMICAMENTE l'Associazione haitiana AUMOHD, nei modi e quantità di cui ognuno di voi dispone. Mettiamo a disposizione un sistema PayPal per donare con carte di credito e un conto corrente di Selvas.org concoordinate bancarie IBAN (dall'Italia e dall'Europa) e BIC (International Code).
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Conto Corrente 114333
Intestato a:
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(Importante specificare) CAUSALE:
HAITI
Coordinate Bancarie:
Dall’Italia e dall'Europe:
EUR IBAN IT49 I050 1801 6000 0000 0114 333
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IMPORTANTE
>> Por favor informarnos cuando donas y cuanto donas: te avisaremos si llegò todo bien!
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22 settembre 2008
Un Appello umanitario Urgente per Haiti - AUMOHD
(Ai sostenitori e ai responsabili di Selvas.org)
Port au- Prince, le 25 Janvier 2010
Signore, Signori,
Haiti è stata colpita Martedì 12 Gennaio scorso da un sisma devastante che ha distrutto quasi tutto il paese, tra gli altri la Capitale Port au Prince, la Città di Petit Goave et quella di Leogoane. Più di 200.000 persone sono già seppellite in fosse comuni solamente nella capitale, senza contare i corpi che sono ancora sotto le rovine. Migliaia e migliaia di persone sono senza casa, attualmente alloggiate sotto delle tende mal costruite, con tele, lenzuoli, pezzi di sacchi ed altre cose. Così più di un milione di persone sono senza riparo. I danni sono veramente incommensurabili. Tutti i settori del paese sono colpiti, la polizia, la giustizia, la Minustah (la Missione ONU) e il settore dei Diritti Umani. I sopravvissuti si trovano ammassati in centri di rifugiati senza cibo, senza acqua potabile, senza elettricità, senza sicurezza malgrado la propaganda internazionale faccia credere che gli aiuti arrivino in abbondanza.
Di fronte a questa realtà così difficile AUMOHD, Action des Unité Motives pour une Haïti de Droit si trova in dovere di lanciare un appello urgente a tutti i suoi amici e sostenitori, a tutti gli amici di Haiti per aiutarci tramite un contributo che ci possa permettere di supportare i senza tetto, ricostruire le infrastrutture distrutte dell'AUMOHD, e aiutare le famiglie in difficoltà.
«Selvas.org» e la sua équipe sono autorizzati ed abilitati a ricevere tutti i contributi per inviarli all' AUMOHD nel modo che ritengono necessario.
Contando sulla vostra umanità e generosità il Consiglio esecutivo dell'AUMOHD,
vi prega di accettare i propri saluti più dolorosi.
Me. Evel FANFAN
Président de Conseil
AUMOHD
Action des Unité Motives pour une Haïti de Droit
19, Delmas 49, Port au Prince Haïti
Port au Prince e la notte di pioggia
a un mese dal terremoto
(DIARI DA HAITI)
Di Fabrizio Lorusso

12 Febbraio 2010
Ad Haiti non è ancora ufficialmente iniziata la stagione delle piogge, per fortuna manca ancora qualche mese come nel resto dei Caraibi, ma anche qui ci sono i mesi pazzi e alle 4 del mattino dell’11 gennaio, la capitale ha vissuto ore di disagio e paura per le piogge intense cadute durante alcune ore. Rispetto agli uragani che periodicamente sconvolgono il paese o alle piogge torrenziali di maggio e giugno quello dell’altra sera poteva considerarsi solo uno “sfogo temporalesco” notevole ma non eccessivo. Purtroppo anche un po’ d’acqua può far notizia.
(Continua.....)
I vicini e la violenza immaginata
(DIARI DA HAITI)
Di Fabrizio Lorusso

7 Febbraio 2010
L’unico stato confinante con Haiti è la Repubblica Dominicana che è un paese ispanofono ed è più ricco e sviluppato del suo vicino francofono, anche grazie al turismo e a una relativa stabilità politica (ma il discorso è molto più complicato). Quindi due stati si spartiscono l’isola in cui sbarcò Colombo il 14 ottobre 1492 e che venne chiamata La Hispaniola.
(Continua.....)
Haiti e gli aiuti selettivi
(DIARI DA HAITI)
Di Fabrizio Lorusso
5 Febbraio 2010
Dopo due giorni di viaggio tra aerei ed autobus da Città del Messico a Santo Domingo e poi a Port-au-Prince, Haiti, mi accoglie così il cartello scritto in creolo affisso sulla porta d’entrata dell’Aumohd, l’associazione di avvocati dedicati alla difesa dei diritti umani che operano nei quartieri disagiati di Porto Principe e che mi ospiteranno per una ventina di giorni nella zona Delmas, una delle tante città dentro la città che compongono la disastrata capitale haitiana.
(Continua.....)

Foto di Fabio Cuttica (® http://haitifreelance.wordpress.com) Port-au-Prince HAITI
20 gennaio 2010
Il Sisma della Storia che condanna Haiti
(Considerazioni sul terremoto del 12 gennaio 2010)
Di Alma Giraudo *
Passeranno pochi giorni, e i media sostituiranno il terremoto di Haiti con altre notizie: bisogna trovare altro per attirare l'attenzione e Haiti ripiomberà nel buco nero del silenzio totale come avviene da sempre.
Fino a quando ci sono state persone intrappolate (soprattutto stranieri) di cui occuparsi, o le faccine sperse di bambini che potessero attirare l'attenzione, allora tutte le prime pagine dei giornali e telegiornali hanno invaso le nostre case, ma ormai è stabilito che non interessa più. Abbiamo inviato i nostri due euro con il telefonino, o qualcosa di più con la carta di credito, e ci sentiamo tranquilli con la nostra coscienza: abbiamo fatto il nostro dovere di solidarietà verso queste persone così tragicamente colpite!
Non è così. I nostri due euro inviati con sms sono sicuramente utili alle organizzazioni che operano per aiutare a salvare le vittime del terremoto, e saranno ancora più utili tra un po' di tempo, ma non possiamo ritenere di avere la coscienza a posto per questo. Le nostre responsabilità nella miseria di Haiti e nella conseguente distruzione di Port-au-Prince (poco dovuta a un disastro naturale) sono ben altre, ma questo non ci viene raccontato da nessuno perché non fa “audience”. A nessuno fa piacere sentirsi responsabile di fatti così terribili. Preferiamo sentirci “a posto” perché mandiamo i nostri soldi per aiutarli e non vogliamo sentire altro.
Ricordiamoci che noi Unione Europea, (1) abbiamo sostenuto ignobilmente il colpo di stato contro Aristide del 2004, con le sue migliaia di vittime di cui l'esatto numero non si saprà mai (8.000 solo nell'area di Port-au-Prince solo in due anni, ma sono molte di più considerando tutto il Paese ed un tempo più lungo), abbiamo collaborato e continuiamo a farlo, con istituzioni internazionali e Paesi che schiacciano economicamente e finanziariamente Haiti, non ultimo il nuovo “accordo di partenariato economico” imposto dall'Unione Europea.
Abbiamo assistito ad una campagna stampa internazionale (e di conseguenza anche nazionale) che è un insulto nei confronti del popolo haitiano: il concetto che la priorità di Haiti sia la sicurezza. Gli haitiani ci sono stati descritti come un popolo violento, selvaggio, dedito a strane pratiche magiche, incapace di governarsi (2). Nulla di più falso.
Gli haitiani sono persone tranquille, pacifiche, incredibilmente pazienti, estremamente solidali l'uno con l'altro, amichevoli ed allegre, orgogliose e consapevoli della propria identità e della propria storia. Chiunque li conosca, anche poco, lo sa. L'unica ragione per descriverli come “violenti” per raccontare di gangs che saccheggiano, che controllano i campi dei rifugiati e storie simili è per giustificare l'invio di militari. Oltre 12.000 soldati degli USA (e il numero probabilmente aumenterà in alcune settimane), gran parte di loro marines (addestrati alla guerra, non ai soccorsi), oltre ad almeno 4 navi militari, guardia costa, elicotteri, unità di sbarco e quant’altro sono una forza di occupazione militare e null'altro, che resterà ad Haiti probabilmente per decenni.
E l'Italia cosa fa? Invia una portaerei, la nostra Cavour. Forse vogliamo assicurarci la nostra fetta di affari per la ricostruzione?
Il quartiere generale della Minustah la missione militare delle Nazioni Unite ad Haiti, è crollato e sia il capo della missione, Hedi Annabi, sia il suo vice, sono rimasti sotto le macerie. Quale migliore occasione da parte degli USA per prendere in mano anche il comando della missione ONU fin’ora a guida brasiliana? Se l'occupazione ONU era già brutale e violenta, come già denunciato (3) cosa potremo aspettarci dall'occupazione dei marines degli Stati Uniti?
La vendetta ripetuta della Storia
Questa tragedia è stata un'occasione d'oro per mettere insieme tre Presidenti degli Stati Uniti, il Bush del golpe del 2004, il Clinton degli intollerabili ricatti economici al Presidente Haitiano Aristide ed il suo successore, l'Obama che persegue le politiche dei suoi predecessori e che ha continuato a rifiutare lo “stato temporaneo di rifugiato” alle migliaia di Haitiani approdati sulle coste degli Stati Uniti dopo i devastanti uragani degli ultimi mesi del 2008.
Questi tre signori si preparano a dimostrare la loro supremazia e a raccogliere ricchissimi fondi. Ma per fare cosa? Per sovvenzionare il grandissimo affare della ricostruzione, da affidarsi alle loro imprese, ovviamente. Con tanto di contractors per garantirne la “sicurezza”.
Gli haitiani si sanno governare, meglio di noi, se solo lasciassimo loro la possibilità di farlo. Ogni volta che hanno eletto un proprio governo, parlamento, presidente, interventi stranieri hanno provocato colpi di Stato, dittature (queste si violentissime, ma tutte “importate”), squadroni della morte, oppure pesantissimi ricatti economici - come quello imposto ad Aristide per ricondurlo ad Haiti nel 1994 - fatti che continuano a mantenere il Paese nella miseria più assoluta, imposta dall'esterno, non certamente causata dall'incapacità degli haitiani.
Ancora ieri, nei giorni precedenti il terremoto, ci giungevano informazioni sull'esclusione dalle elezioni del senato che avrebbero dovuto tenersi il prossimo 28 febbraio, di 15 partiti, fra i quali il più rappresentativo: il Fanmi Lavalas (quello del Presidente sequestrato da soldati dell'esercito degli Stati Uniti nel 2004 ed ancora in esilio in Africa), per oscure ragioni burocratiche. In un Paese sotto occupazione e ricatto è inutile accusare le istituzioni locali di questo. Lo stesso era stato fatto per le elezioni parziali tenutesi nell'aprile scorso: le elezioni sono state boicottate dalla popolazione, la partecipazione dei votanti è stata fra il 6% ed il 10%. Questo è quello che vogliamo imporre.
Il futuro di Haiti è estremamente buio, i prossimi mesi necessiteranno di un’attenzione più lucida che mai, non certo di stereotipi e banalità.
Cessare la nostra ipocrisia e cominciare a guardare in faccia la realtà e il recente passato sarebbe già un grosso passo avanti, da parte di tutti.
Di cosa ha bisogno Haiti per riprendersi?
- Della CANCELLAZIONE IMMEDIATA, TOTALE ED INCONDIZIONATA del suo debito estero, nei confronti di chiunque, istituzioni finanziarie e Stati: infatti la maggioranza del debito che gli Haitiani pagano è dovuto a fondi elargiti ampiamente ai vari dittatori, primi fra tutti i Duvalier (Papa Doc e Baby Doc), che li hanno usati per sé stessi e per reprimere la popolazione.
- Della RESTITUZIONE DEI SOLDI CHE LE SONO STATI ILLEGALMENTE SOTTRATTI, come l'enorme “risarcimento” alla Francia per i mancati introiti della canna da zucchero proveniente dagli schiavi di Haiti, dopo che questa si è resa indipendente nel 1804.
Gli Haitiani hanno pagato per più di 150 anni una somma che è valutata 21 miliardi di dollari di oggi.
Della CESSAZIONE DI OGNI INTERFERENZA nella politica, economia, finanza da parte delle potenze straniere.
Note:
(1) http://www.selvas.eu/newsHA0206.html - “Haiti: cronache di una morte annunciata - La responsabilità dell’Unione Europea nella destabilizzazione di Haiti negli anni, nei mesi e nei giorni che hanno preceduto e seguito il colpo di stato del 29 febbraio 2004.” (Settembre 2006)
(2) http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/16/news/haiti_caracciolo-1967361/
(3) http://www.selvas.eu/newsHA0208.html “Uragano MINUSTAH - Quattro anni di Missione ONU, quattro anni di stragi”
*Alma Giraudo, ricercatrice indipendente, mantiene vive le cronache "invisibili" da Haiti. Ha pubblicato su Selvas.org " Haiti, dalle ceneri il nuovo governo" (http://www.selvas.eu/newsHA0106.html) - cronaca delle elezioni del 7 febbraio 2006 e diversi altri Dossier e notizie sulla nazione caraibica.
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## Solo nel 2007 abbiamo avuto oltre 3,5 Milioni di contatti/lettori dall'Europa e dal Continente americano ##
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